SORPRESA IN CITTÀ

Monza, duomo aperto ma non per la Formula 1

In occasione del Gran Premio la cattedrale veniva sempre chiusa per evitare l’invasione e il bivacco degli sportivi. Ma oggi porte spalancate per accogliere quanti vogliono unirsi alla preghiera per la pace chiesta da Papa Francesco

Tre giorni all’anno diventa il centro del mondo, ma Monza non fa una piega. Ne ha viste troppe questa città per lasciarsi emozionare dalla velocità, dai colori, dal fascino e pure dai soldi della Formula 1.
Chi a suo tempo mise in fuga con i forconi sant’Ambrogio e lasciò alla porta san Carlo figuriamoci se si spettina per una curva di Alonso e il rombo della Ferrari o della Red Bull. Così, mentre i monzesi più snob in questo fine settimana se ne vanno, magari nella seconda casa a Santa Margherita Ligure o a Bormio, il resto degli abitanti si tura il naso, compresi coloro che sanno quanto importante sia il Gran Premio per l’economia del territorio, con un ritorno che si misura in notti d’albergo, cene al ristorante, borse e abiti venduti nei negozi del centro e soprattutto nel prestigio che trasforma Monza in un marchio conosciuto dappertutto.
C’è stato un tempo, a dire il vero, in cui la città si divise e capita tuttora, nei Consigli comunali in cui c’è poco da discutere, che qualche anima bella alzi la mano e si chieda se non sia il caso di togliere "quello scempio di circuito inquinante dal più grande parco pubblico recintato d’Europa".
Persino l’attuale sindaco, che sale sul palco prodigandosi nell’elencare gli indubbi meriti della Formula 1, quando sedeva sui banchi dell’opposizione non si sdegnava di sdegnarsi, chiedendo a gran voce di spostare l’autodromo.
Tempi e opinioni che cambiano.
D’altra parte, si sa, siamo uomini di mondo, la coerenza non sempre è un valore e scagliare la prima pietra è sconsigliato. Specialmente per i cattolici. Cent’anni fa furono fieri oppositori del progetto che prevedeva la costruzione della pista nel parco della Villa reale e "il Cittadino" (giornale fondato da Filippo Meda e in cui decenni dopo trovò rifugio dal fascismo Achille Grandi) pubblicò centinaia di pagine ampie quanto un lenzuolo per ribellarsi a quello che veniva considerato un vezzo demoniaco.
Acqua passata. Ora tutti sono d’accordo che rinunciare al Gran Premio sarebbe una follia, oltre che un danno clamoroso, per cui lo si prende così com’è. Al massimo – ed è un gesto che la fa capire lunga più di qualsiasi discorso – per reazione ogni anno, nel sabato che precede la corsa, si chiudono le porte del duomo, "perché ci sono in giro troppi perditempo e non si vuole trasformare la cattedrale in un bivacco".
Non quest’anno però. La notizia più sorprendente in un fine settimana per il resto simile a tutti gli altri è la decisione di aprire, anzi, di spalancare le porte del duomo. Ciò che secoli fa non poté san Carlo, accolto in una chiesa lasciata deserta per la protesta dei fedeli che non si volevano piegare al rito ambrosiano, è riuscito invece a Papa Francesco: l’appello alla preghiera per la pace del Papa ha convinto l’arciprete di Monza e la comunità locale a un gesto che visto da lontano potrebbe apparire banale, ma per chi conosce i monzesi ha del clamoroso.
Oggi (sabato) la basilica che ospita la corona ferrea di Teodolinda sarà sede della preghiera di tutta la comunità locale, segno di rottura e testimonianza di pace in un centro storico invaso da centinaia di migliaia di persone giunte da ogni angolo del pianeta per assistere alla gara della Formula 1 e che volenti o nolenti, tra il chiasso e la ressa, dovranno fare i conti con chi ha deciso di passare un sabato sera diverso, rispondendo con il silenzio alle voci di guerra dei potenti di turno.

(*) direttore "il Cittadino" (Monza e Brianza)