GIOVANI E LAVORO
Conferenza Comece al Parlamento Ue su formazione, occupazione e inclusione. I giovani cristiani del Continente hanno fatto sentire la propria voce
"Non possiamo aspettare di avere 40 anni per trovare lavoro, fare famiglia e avere dei figli": dal fondo della sala si alza la voce di una ragazza che parla inglese, esprimendo un sentimento diffuso fra i 300 giovani accorsi alla conferenza promossa il 4 settembre al Parlamento europeo e intitolata "Creating new opportunities for young people. What is needed now?". Quali risposte dare alla disoccupazione giovanile, divenuta, a seguito della crisi economica, un problema gravissimo e diffuso in tutti i Paesi aderenti all’Unione? Come orientare in tal senso i sistemi formativi nazionali, le iniziative per l’impiego dei singoli Stati, i fondi strutturali comunitari? Su questi interrogativi si è sviluppato un serrato confronto tra politici, esperti, rappresentanti di organismi giovanili ed ecclesiali nel corso della conferenza promossa dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea) in collaborazione con Konrad Adenauer Stiftung, Rete Juventutis e Don Bosco International. Messaggi di speranza. Al vescovo di Calahorra e di La Calzada-Logrono (Spagna), mons. Juan José Omella, è spettato il compito di aprire l’incontro. Il vescovo è partito da un’analisi dei dati e delle possibili cause della disoccupazione in Spagna, tra le più elevate nell’Ue, per poi estendere il discorso all’intera Ue e raccomandare una serie di proposte, sia in chiave nazionale sia a livello europeo. Mons. Omella ha auspicato, fra l’altro, una significativa revisione "del modello economico, che privilegi le persone e l’economia reale rispetto alla speculazione finanziaria"; la trasformazione del mercato del lavoro ("se non possiamo sperare nel posto fisso per tutta la vita non vogliamo nemmeno che i nostri giovani soffrano per sempre dell’attuale precarietà"); "maggior formazione, adeguata alle esigenze delle imprese; "processi di accompagnamento personale per la ricerca e il mantenimento del proprio lavoro"; autoimprenditorialità. Patrizia Toia, eurodeputata italiana – che ha ospitato la conferenza assieme al collega tedesco Thomas Mann -, ha ribadito i dati "allarmanti" presenti nell’Ue, sottolineando il fatto che "si profila il rischio di estendere la precarietà del lavoro alla vita e al futuro dei nostri giovani". Toia ha enumerato progetti e interventi attuati dall’Ue per la crescita e l’occupazione giovanile (fra cui i 6-8 miliardi stanziati dal Consiglio europeo e la "Garanzia giovani" per fornire un’opportunità professionale o formativa entro 4 mesi dal termine del ciclo di studi), affermando poi che non esistono risposte univoche e che "occorre unire le forze" (Ue, Stati, imprese), lanciando "messaggi di speranza" alle giovani generazioni. Problemi, "ricette". Detlef Eckert, alto funzionario della Commissione europea, ha sostenuto dal canto suo che "la disoccupazione giovanile è finalmente divenuta una priorità nell’agenda politica europea", puntualizzando alcuni programmi varati in sede Ue. Ma – ha ricordato – "la maggior parte delle azioni per favorire l’economia e il mercato del lavoro sono di competenza nazionale" – l’Ue ha scarse competenze legislative in materia – e in questo senso i governi dovrebbero mostrare "maggiori e reali iniziative". Tra le "ricette" identificate da Eckert figurano sgravi alle imprese che assumono, riforme dei centri per l’impiego, rafforzamento della "formazione duale" e dei tirocini in azienda, sostegni alle piccole e medie imprese. Le relazioni e i vivaci interventi in aula hanno toccato una vasta gamma di temi: s’è parlato di revisione dei percorsi formativi nazionali; di "rischio di esclusione sociale e politica" di milioni di giovani (gli under25 "senza impiego" nell’Ue28 sfiorano i 6 milioni, mentre i cosiddetti "Neet", "not in education, employment or training", sono 4 milioni); della rilevanza formativa del volontariato e della doverosa valorizzazione delle "competenze non formali"; mentre non si è mai parlato di tutele sindacali ed è complessivamente rimasto sotto traccia il nodo del rapporto tra le generazioni ("se lavorano gli anziani – ha commentato un giovane polacco – per noi non ci sarà mai posto"). Responsabili e protagonisti. Fra gli interventi più efficaci risuonati durante la conferenza quelli di Sarah Prenger (Giovani lavoratori cristiani – Germania), don Giovanni D’Andrea (Opere salesiane – Italia), Xavier Deleval (Dirigenti cristiani – Belgio), Pascal Lejeune (Commissione Ue), Lothar Harles (Centri di formazione sociale cattolica – Germania). Nel concludere i lavori, padre Patrick Daly, segretario generale Comece, ha affermato: "Mi colpisce che si sia più volte fatto riferimento all’empowerment" – processo di crescita, di formazione, di responsabilità – e dunque "al protagonismo dei giovani in questa difficile fase" economica e sociale. Citando Mark Zuckerberg, inventore di Facebook ("ha creato un mondo nuovo, in cui abitiamo tutti"), Daly ha ricordato come s’imponga una riflessione sul protagonismo dei giovani, ai quali occorre però fornire adeguate opportunità, educative e professionali, dando loro gli strumenti per "essere attori del loro futuro".