LETTERE IN VATICANO
Il Santo Padre riceverà domani una delegazione del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa che gli porterà in dono un libro che raccoglie numerose testimonianze scritte dai ragazzi delle periferie geografiche e sociali d’Europa. Emergono forti segnali di speranza
Una piccola croce di legno con un bambino disegnato sopra: le braccia distese e il viso che sorride, perché "anche quando si soffre, bisogna sorridere". È questo il dono e il "messaggio" che Vasile, 11 anni, bambino orfano della Repubblica Moldova, consegnerà il 4 settembre a Papa Francesco subito dopo l’udienza del mercoledì, a nome di tutti i bambini d’Europa che vivono nelle periferie e sono spesso vittime di abbandoni, violenze e povertà. Vasile – ospite della casa famiglia "Regina Pacis" di Chisinau (clicca qui) – è stato scelto per essere "l’ambasciatore dei bambini" con il compito di consegnare personalmente al Papa un libro-raccolta di disegni e messaggi scritti per lui da bambini e bambine che abitano nelle periferie delle città europee di ognuno dei 38 Paesi membri del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). "I bambini dell’Europa parlano a Papa Francesco", s’intitola la raccolta: il più piccolo degli "autori" è Joseph, 5 anni, dalla Grecia. La maggior parte dei bimbi ha un’età compresa tra i 5 e gli 11 anni. Un omaggio che i piccoli del continente hanno voluto fare al Papa.
"Prego per te", "Ti voglio bene". Le letterine e i disegni che i bimbi hanno scritto sono una vera e propria "antologia delle periferie presenti in Europa" e sono quindi in perfetta sintonia con "il continuo appello di Papa Francesco ad andare fino alle periferie esistenziali dell’umanità per annunciare la gioia e la speranza del Vangelo". C’è la storia di Vasile che al Papa scrive: "Ora la mia mamma non c’è più, perché delle persone cattive le hanno fatto del male". C’è la mappa disegnata da Clément, 8 anni di Rennes (Francia). "Invito in Francia per il Papa Francesco", s’intitola il disegno e da bravo scout, Clément traccia il percorso che il Papa deve fare dall’Italia alla Francia perché vada a visitare il suo Paese. Jef ha 10 anni: la sua mamma è filippina e il suo papà è olandese, abitano tutti insieme a Chaam, in Olanda. Nel suo disegno per il Papa, Jef mostra la sua preoccupazione per il Creato e i poveri ma anche il suo amore per il calcio. La piccola Dominika di 6 anni, invece, da Varsavia comunica al Papa la sua gioia di attendere un fratellino mentre dalla Turchia, Daniela (12 anni), scrive a Francesco: "Prego per te. Aspetto che vieni a Istanbul così facciamo l’eucaristia insieme. Ti voglio bene".
Non tradire le speranze dei bambini. "Sono bambini – dice al Sir don Michel Remery, vice-segretario generale del Ccee – che spesso vengono da situazioni difficili, di periferia, di povertà e abbandono. Eppure fanno disegni che esprimono una gioia semplice, una fiducia nel futuro, un amore grande per il Papa. Questi bambini sono un esempio per tutti noi immersi nelle preoccupazioni, perché dimostrano di essere capaci di aprirsi con speranza al futuro, di abbandonarsi agli altri, alle persone accanto a loro, ma di credere anche alla vita e a Dio". I bambini europei dunque si faranno portavoce anche di tutti i bambini che nel mondo sono anche vittime delle guerre, in modo particolare delle sorelline e dei fratellini siriani. "I bambini – conferma padre Remery – sono i più vulnerabili. Per questo, abbiamo voluto che siano loro a esprimere al Papa un piccolo segno di amicizia e vicinanza e a lanciare un appello a noi adulti perché abbiamo cura di loro e facciamo tutto il possibile perché crescano in un mondo più pieno di amore". "Questi bambini – prosegue il rappresentante del Ccee – hanno una speranza giusta, perché è giusto avere speranza. Perché sebbene il mondo sia messo alla prova da tanti problemi, alla fine è un mondo guidato dall’amore di Dio. E allora ci dicono che ancora prima di cambiare qualcosa in Europa, bisogna chiedersi come dobbiamo cambiare noi che viviamo in Europa e, se riusciamo a vedere l’Europa con questi occhi, con la semplicità e la fiducia dei bambini, vedremo allora aprirsi davanti a noi tante possibilità di futuro che prima non vedevamo".
Uno sguardo d’amore. "Molti di questi bambini – sottolinea mons. Ðuro Hranic, arcivescovo di Ðakovo-Osijek (Croazia) – hanno alle spalle storie familiari molto difficili e complesse che, comunque, portano avanti con fiducia e speranza verso il futuro, perché riconoscono che sono guardati già oggi da uno sguardo di amore, che passa dai volti delle persone che li hanno accolti nel bisogno e nella difficoltà e che riflette l’amore vero di Cristo. Richiamati da questi bambini, noi adulti abbiamo una grande responsabilità nell’educare le future generazioni a non perdere questo stupore davanti alla vita".