BUONE PRATICHE " "
Dal lavoro di squadra condotto da diversi uffici diocesani (pastorale scolastica, della famiglia e dello sport) è nata la prima Settimana dell’educazione. Oltre agli incontri pubblici anche il “muro dell’amore” su cui i passanti potevano scrivere una riflessione, accedendo così a uno spazio con pianobar e buffet nel quale le coppie potevano fermarsi e parlare. Lanciato l’incontro del 10 maggio con il Papa
Parlare d’amore. Quello tra due fidanzati o sposi, ma pure tra genitori e figli, e poi l’amore per lo sport e per tante, piccole e grandi, passioni della vita. Parlare d’amore uscendo dalle sacrestie, andando per strada, per aprire un dialogo anche con chi in chiesa non ci viene. È questa la sfida "educativa" che la diocesi di Novara ha messo in campo con la Settimana dell’educazione, la cui prima edizione – dedicata appunto all’"educazione all’amore" – si è tenuta lo scorso febbraio.
Vie nuove per educare all’amore. "La scelta è nata dalla riflessione fatta come pastorale familiare circa la necessità di trovare vie nuove per parlare di amore ai giovani di oggi, con linguaggi e iniziative fruibili anche da chi non frequenta gli ambiti ecclesiali", racconta al Sir Marco Carmine, condirettore – assieme alla moglie Donatella – dell’Ufficio diocesano per la famiglia e la pastorale familiare. "I giovani – gli fa eco don Alberto Agnesina, direttore dell’Ufficio di pastorale scolastica – hanno bisogno di parlare d’amore: quando si finiscono le superiori non c’è più l’ora di religione come ‘occasione’ per un confronto, e magari non si va più neppure all’oratorio. Si entra così in un periodo in cui, sostanzialmente, mancano luoghi per ragionare d’amore, e fino ai corsi prematrimoniali i giovani hanno pochissime occasioni per confrontarsi su un tema, come quello dell’educazione ai sentimenti, di vitale importanza". "Come Chiesa – prosegue don Agnesina – abbiamo voluto lanciare spunti di riflessione, incuriosire. Se uno non impara ad amare nel quotidiano, non saprà poi amare neppure nel rapporto di coppia".
Sulla scia degli Orientamenti pastorali. Parlare d’amore può sembrare un azzardo. Senza dubbio è una sfida, bella. Già a partire dalla costruzione di questo percorso, nato da un lavoro di squadra condotto tra diversi uffici diocesani: pastorale scolastica, della famiglia e dello sport. "L’idea – spiega Carmine – trova origine nella volontà di tradurre in concreto le indicazioni della Chiesa italiana per il decennio, che ci vengono dagli orientamenti pastorali ‘Educare alla vita buona del Vangelo’". "Nei prossimi anni – è convinto – certamente non abbandoneremo questo stile, l’idea di riunire diverse realtà diocesane per ragionare insieme". Nella prima Settimana dell’educazione, solo nei giorni clou – grazie alle riflessioni proposte in momenti pubblici, agli attori di strada che lungo il corso intercettavano le persone che passeggiavano, al "muro dell’amore" su cui i passanti potevano scrivere una riflessione, accedendo così a uno spazio con pianobar e buffet nel quale le coppie potevano fermarsi e parlare – sono state 450 le persone coinvolte, delle quali almeno un terzo non frequentano gli ambiti ecclesiali. "Abbiamo lasciato loro il messaggio – conclude Carmine – che fare famiglia oggi è ancora bello, ne vale la pena".
Verso il 10 maggio. La Settimana dell’educazione, per la diocesi di Novara, non è un evento confinato in alcuni giorni; piuttosto, si tratta di uno spunto dal quale possono partire molteplici iniziative. Ad esempio, "ora vogliamo offrire luoghi di riflessione dedicati agli universitari", puntualizza don Agnesina. Mentre è già in cantiere la prossima edizione, che con tutta probabilità sarà dedicata al vasto problema delle dipendenze. Nel frattempo, la scorsa Settimana ha lanciato un ponte verso l’incontro "La Chiesa per la scuola" che si terrà a Roma il 10 maggio con Papa Francesco. "L’ultimo appuntamento – ricorda il direttore della Pastorale scolastica – è stato un incontro tra il vescovo e i direttori scolastici, nel quale è giunto un richiamo per una formazione integrale della persona". Non basta istruire, fornire nozioni: la scuola, così come la Chiesa, deve avere a cuore tutta la persona, nella sua interezza. "Questo tema, ora, lo stiamo riprendendo – conclude Agnesina – all’interno delle scuole, in modo da costruire i percorsi educativi avendo al centro, sempre, l’educazione della persona". Perché il successo non sta solo nel formare bravi studenti, ma educare alla vita gli uomini e le donne di domani. Anche qui è una questione di amore, l’amore degli insegnanti-educatori per i ragazzi loro affidati.