DISASTRO A PESCARA

Sull’acqua contaminata cattolici in campo: “Sia fatta chiarezza”

Don Simone Chiappetta, portavoce della Curia: “Già nel 2008 e nel 2010, i vescovi sono intervenuti per denunciare pericolose emergenze ambientali che mettono a grave rischio ecologico le nostre regioni”. Padre Aldo D’Ottavio, responsabile dell’Ufficio di pastorale sociale, sostiene la necessità di “un cambiamento di mentalità strutturale” che non sacrifichi l’ambiente al profitto

Dai rubinetti di case, scuole e ospedali usciva acqua contaminata. Circa 700mila le persone coinvolte. La denuncia sugli effetti nocivi della discarica di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, è contenuta nella relazione dell’Istituto superiore della sanità presentata al processo a ex vertici e amministratori della Montedison, accusati di avvelenamento di acque e disastro ambientale, in corso presso la Corte d’assise di Chieti e relativa a 25 ettari di terreno contaminato scoperti dalla Guardia forestale nel 2007.

"Accertata tossicità". "Contaminazioni massive e imprevedibili e la mancanza di comunicazione sui rischi correlati alla presenza in falda delle sostanze inquinanti hanno determinato che venisse posta in distribuzione in un vasto territorio e per un elevato numero di utenze (circa 700.000 consumatori), senza limitazioni d’uso e controllo anche per fasce a rischio di popolazione o utenze sensibili (scuole, ospedali), acqua contaminata da miscele di sostanze di accertata tossicità". Questo il passaggio centrale della corposa relazione presentata ai giudici, che porta la data del 30 gennaio, basata sui risultati dell’acqua campionata nel 2007. "La serie di azioni poste in essere nei siti di interesse, specificamente nel sito industriale e nella megadiscarica", riporta il documento, ha pregiudicato "tutti gli elementi fondamentali che presiedono e garantiscono la sicurezza delle acque, determinando così un pericolo reale e concreto per la salute degli utilizzatori e consumatori delle acque cui è anche mancata ogni informazione rispetto ai potenziali rischi per la salute".

Cambiare mentalità. "Vogliamo che sia fatta chiarezza", chiede don Simone Chiappetta, portavoce della Curia di Pescara, che ricorda come già qualche anno fa – nel 2008 e nel 2010 – i vescovi della Regione ecclesiastica siano intervenuti per denunciare "pericolose emergenze ambientali che mettono a grave rischio ecologico le nostre Regioni". "Questi avvenimenti – gli fa eco padre Aldo D’Ottavio, responsabile dell’Ufficio di pastorale sociale della diocesi di Pescara-Penne e per 27 anni ‘prete operaio’ nel torinese – richiedono un cambiamento di mentalità strutturale". Il religioso ricorda come "il problema ambientale sia stato troppo a lungo trascurato da tutti", arrivando a pagare "un prezzo altissimo al cosiddetto progresso economico". "Due anni fa – racconta – come pastorale sociale c’interessammo per la condizione del fiume Pescara, trascurato da tutti, che portava alla foce una gran quantità di fanghi inquinati. Nel suo corso, cioè, incontrava l’inquinamento delle industrie, lo stesso di cui si parla ora per l’acqua contaminata". Padre D’Ottavio ritiene che vi siano "gravi responsabilità non solo da parte dei privati, ma anche degli enti pubblici preposti", che hanno permesso il "saccheggio" delle aree limitrofi al corso d’acqua. In altri termini, rimarca, "da una parte abbiamo avuto l’inquinamento industriale, dall’altra la non tutela dei territorio da parte delle istituzioni". Minimo comune denominatore di entrambi i comportamenti, il "fare soldi".

Rischio tumori. I pozzi inquinati sono stati chiusi nel 2007 e oggi l’acqua che scorre dai rubinetti viene dal Gran Sasso, ma i danni alla salute sono già stati fatti. "Non è stato colpito solo il creato, ma anche le creature", chiosa don Chiappetta. "Nelle zone vicine al pozzo di Bussi – nota – c’era una concentrazione alta di tumori. Oggi, forse, sappiamo il perché". Dall’agenzia sanitaria regionale, negli anni scorsi, fu commissionata un’"Analisi della prevalenza dei tumori nei Comuni della Regione Abruzzo" per il periodo 2006-2011. Il rapporto, datato 2012, evidenzia tra l’altro un tasso del 70% di tumori in più rispetto allo standard medio regionale registrato proprio a Bussi sul Tirino; percentuali significativamente più elevate della media regionale pure nel comune dell’Aquila, nel litorale dell’area metropolitana di Pescara, a Popoli e in una parte dell’entroterra marsicano. Il report, però, è rimasto in un cassetto finché, nei mesi scorsi, a divulgarlo è stato il Forum abruzzese dei movimenti per l’acqua.