DOPO FUKUSHIMA

Il Giappone torna ” “(per necessità)” “all’energia nucleare” “

Le proteste e i sondaggi sfavorevoli non fermano il governo guidato da Shinzo Abe: ”Sarà un nucleare limitato al minimo”. Troppo alta la bolletta energetica del Paese (+41% dei costi legati all’importazione) per rinunciare alla riattivazione delle centrali nucleari. Si prevede di rimettere in funzione 10 reattori all’anno, su un totale di 48 attualmente inattivi” “

Così come aveva annunciato durante la campagna elettorale che lo portò al potere nel dicembre del 2012, il primo ministro giapponese, Shinzo Abe, ha scelto di nuovo l’energia nucleare, cambiando la linea "nuclear-free entro il 2040" del suo predecessore, Yoshihiko Noda. Come ha annunciato il ministro dell’Economia, Motegi – che nel dicembre scorso aveva redatto la bozza del piano "per una politica energetica di medio-lungo termine" – "sarà un nucleare limitato al minimo", ma ci sarà, nonostante i sondaggi sfavorevoli diffusi dai settimanali e le proteste che pur si sono succedute nei mesi scorsi, in particolare a Tokyo, sotto gli uffici della Tokyo Electric Power Company (Tepco), l’azienda che opera nella regione del Kantô, comprendente Tokyo e che gestisce gli impianti di Fukushima Dai-ichi e Dai-ni. Sostegno alla politica di Abe è stato fornito grazie all’elezione di Yoichi Masuzoe, all’inizio dello scorso mese di febbraio, a governatore di Tokyo: al pari del primo ministro, il nuovo governatore, che ha sconfitto i due candidati antinuclearisti, Morihiro Hosokawa e Kenji Utsunomiya, è favorevole alla ripartenza del nucleare. Le ragioni economiche. La "moratoria sul nucleare" – decisa dopo la tragedia di Fukushima del 2011 – che causò un dibattito planetario, si è interrotta soprattutto per ragioni di carattere economico. Prima del 2011, il Giappone era una potenza energetica nucleare. Nel 2010, i suoi 54 reattori generavano il 31% dell’elettricità del Paese e il 10% dell’energia nucleare mondiale. Con la "moratoria", il Paese asiatico ha dovuto ricorrere ad altre fonti energetiche, di cui non dispone. Nel 2012, l’anno più recente del quale la Energy Information Agency dispone di dati, il Giappone è stato il secondo importatore di combustibili fossili al mondo dopo la Cina. Fra il 2010 e il 2012, le importazioni di greggio sono cresciute del 4%, mentre quelle di gas naturale liquefatto sono cresciute del 24%. Il costo dell’energia nel 2012 è stato superiore di 30 miliardi di dollari rispetto al 2010: il 41% in più. Si è anche verificato un incremento formidabile di emissioni di anidride carbonica, il più grande degli ultimi vent’anni: nel 2012, sono cresciute del 6% rispetto all’anno precedente. Un percorso difficile. Attualmente tutti i reattori giapponesi sono fermi in seguito a chiusure programmate per controlli o rifornimenti periodici e, in alcuni casi, in attesa dei permessi per la ripartenza dopo lo tsunami del 2011. In tutto sono 48 i reattori che aspettano di essere riavviati, cioè tutti i reattori giapponesi meno i sei della centrale di Fukushima Daiichi: oltre ai quattro irreparabilmente danneggiati, la Tepco ha deciso di chiudere definitivamente anche gli altri due. A causa delle rigide norme di sicurezza disposte dopo il disastro di Fukushima, il ritorno al nucleare non sarà certo facile. La priorità sarà dedicata al riavvio dei reattori chiusi e si stima possa comportare un miliardo in tasse e una revisione di sei mesi da parte della Nuclear Regulation Authority. Lo scenario più favorevole prevede che il Giappone potrebbe riuscire a riavviare fino a 10 reattori ogni anno.