VESCOVI IN CAMPO
Nella Lettera pastorale sui problemi sociali e del lavoro, proposte azioni concrete in sintonia con Papa Francesco. Da “una maggiore sobrietà e trasparenza nell’uso dei beni delle nostre diocesi” all’invito a “singoli, famiglie, comunità a uno spirito di maggiore povertà evangelica”. Anche ad esempio, “nelle scelte riguardanti le modalità di celebrazione delle feste patronali e dei sacramenti”
I dati Istat, dei sindacati, delle associazioni professionali e del commercio riguardanti la Sardegna sono inequivocabili: l’Isola vive e subisce la peggiore crisi economica e sociale della storia della sua Autonomia. Il tasso di disoccupazione al 17,5%; un aumento dei senza lavoro di 43mila unità nel solo 2013; la dispersione scolastica che ha raggiunto il non encomiabile record del 25,5% a fronte di una media nazionale al 17,6; l’aumento costante del flusso migratorio e con un’indicazione d’età tra i 18 e i 25 anni: sono questi i temi che la Conferenza episcopale sarda (Ces) ha analizzato nella "Lettera pastorale dei vescovi sui più urgenti problemi sociali e del lavoro – Un cammino di speranza per la Sardegna". Presentata oggi (18 marzo), presso la sede dell’associazione della stampa sarda a Cagliari, si rivolge non soltanto ai fedeli delle 10 diocesi sarde, ma "anche a tutti i cittadini della nostra Isola, e in particolare a chi ha responsabilità nelle Istituzioni civili, politiche, educative, imprenditoriali e sindacali". Fattori di speranza. In questo senso la struttura stessa del documento è una grande riflessione a 360 gradi sulla situazione economica, sociale, morale ed educativa dell’Isola. Non quindi una dissertazione eminentemente pastorale ed ecclesiologica, ma, attraverso una concreta e lucida analisi dei dati, che corredano ampiamento lo scritto, propone azioni concrete sia alle comunità ecclesiali sia al mondo produttivo e del potere. I vescovi si pongono sulla strada alla quale sono stati chiamati da Papa Francesco durante il pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Bonaria del 22 settembre scorso: "Voi, cari vescovi, indicate la necessità di un discernimento serio, realistico, ma orientate anche verso un cammino di speranza". Parlare di speranza in Sardegna, di questi tempi è difficile, sono troppi i dati negativi: disoccupazione, dispersione scolastica, spopolamento dei piccoli centri, emergenza sociale per l’aumento dei fenomeni di delinquenza minorile e disgregazione del tessuto familiare. Ma i vescovi – a partire dall’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, presidente della Ces, e di mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias e delegato per la pastorale sociale e il lavoro, che hanno presentato la lettera – si confrontano non con una terra moribonda ma con un’Isola che deve poter sperare a partire anche dal lavoro delle "Caritas diocesane, che sono in continuo contatto con le storie di disagio, non solo nelle situazioni di emergenza"; con le istituzioni diocesane sociali e del lavoro e con le comunità ecclesiali che "siano attente a superare le tentazioni dello sconforto e della rassegnazione". La sobrietà come stile di vita. Il richiamo costante alle urgenze e ai fattori drammatici di crisi che sconvolgono la vita delle genti di Sardegna porta i vescovi a un appello concreto affinché tutte le entità, dalle comunità parrocchiali, alle associazioni di volontariato, dai comuni alle istituzioni scolastiche si facciano carico di proposte concrete fatte di rinunce e di attenzione ai fratelli in difficoltà. Ecco allora l’invito alle diocesi per trovare "modi adeguati per proporre a tutti con maggiore intensità, in particolare ai cristiani laici più impegnati nella vita sociale, un impegno rinnovato di formazione e di crescita", anche attraverso un vero spirito di carità evangelica che si manifesti pure con "una maggiore sobrietà e trasparenza nell’uso dei beni delle nostre diocesi, ad esempio con una più attenta valorizzazione del patrimonio immobiliare a servizio della comunione ecclesiale e del bene comune". E l’invito a "singoli, famiglie, comunità, a uno spirito di maggiore povertà evangelica, da testimoniare concretamente nella conduzione della propria vita economica quotidiana, ma anche, ad esempio, nelle scelte riguardanti le modalità di celebrazione delle feste patronali e dei sacramenti", supporta in maniera concreta anche tutta l’attenzione da dare ai percorsi educativi familiari, sponsali e dei giovani. Il documento richiama tutte le persone di buona volontà "a comprendere che non possiamo ridurre lo sviluppo alla pura crescita economica, spesso conseguita senza guardare al rispetto dell’ambiente e alle persone più deboli e indifese" e, principalmente, i responsabili delle istituzioni sociali a meditare sul dramma della disoccupazione e sui terribili guasti che essa produce nelle persone, nelle famiglie e nella società.