SECESSIONE DALL'UCRAINA
La testimonianza da Sinferopoli del giornalista Sergio Cantone, Bureau Chief di Euronews per l’Europa orientale: “Per strada si vedono soldati armati, ma senza mostrine, e mezzi militari, tutti evidentemente russi. Sono una presenza diffusa, relativamente discreta, quasi degli ologrammi. È una occupazione 2.0, post moderna…”
Un voto "a senso unico", senza una vera e propria campagna di informazione, senza "un reale dibattito": la Crimea arriva al referendum di domenica 16 marzo per la secessione da Kiev con un esito scontato, assicurato – semmai ce ne fosse stato bisogno – da una "progressiva e silenziosa occupazione del territorio" da parte dei russi. Il giornalista Sergio Cantone, Bureau Chief di Euronews per l’Europa orientale, racconta in presa diretta al Sir quanto scorre sotto i suoi occhi a Sinferopoli. Cantone, giornalista di lungo corso, è stato corrispondente da Bruxelles per dieci anni per la tv europea d’informazione (che trasmette in 13 lingue); conosce molto bene la realtà balcanica e, da due anni e mezzo, vive e lavora a Kiev.
Cantone, com’è la situazione in Crimea alla vigilia del referendum che le autorità ucraine e l’Unione europea hanno dichiarato illegittimo?
"Apparentemente qui in città la situazione è abbastanza calma. Due settimane fa, quando ero venuto per un sopralluogo a Sinferopoli, era molto più tesa. Ora sono tornato – dopo un lungo viaggio in treno, perché i collegamenti aerei con Kiev sono interrotti e si vola solo verso Mosca – e per strada si vedono soldati armati, ma senza mostrine, e mezzi militari, tutti evidentemente russi. Sono una presenza diffusa, relativamente discreta, quasi degli ologrammi. È una occupazione 2.0, post moderna… Ma soprattutto si vedono i gruppi di autodifesa, pro-russi, con copricapo cosacchi, tute mimetiche, in genere non armati, dotati semmai di qualche bastone. Sono questi che assicurano l’ordine. Sono loro che tengono lontani i giornalisti troppo curiosi. Anche a noi di Euronews è capitato di essere tenuti alla larga, con toni piuttosto bruschi, quando volevamo girare delle riprese in aeroporto".
Una calma dovuta alla mano pesante di Mosca?
"Beh, la presenza russa si avverte, e non solo qui. La popolazione della Crimea è notoriamente a maggioranza russa ed è vicina a Mosca. E poi sono tornati in campo i Berkut, le famigerate truppe antisommossa, una sorta di milizia del deposto presidente Yanucovich: ufficialmente queste squadre sono state sciolte da Kiev, ma sono loro che hanno istituito una sorta di frontiera illegale sull’istmo che congiunge la Crimea alla terra ferma. Si tratta di un blocco stradale: le auto vengono fermate, ispezionate. Ci sono dei controlli e delle requisizioni, ma in realtà sono furti, portano via quello che trovano. In altre città, invece, la situazione è bollente: basti vedere gli scontri in atto in queste ore tra filorussi e filoeuropei a Donetsk, nell’Ucraina orientale, dove ci sono dei morti".
Noi immaginiamo un referendum come un voto popolare dopo una campagna elettorale, dopo un confronto politico. In Crimea non è successo così, vero?
"Esattamente. Qui ci sono solo manifesti e slogan contro l’Ucraina, per la secessione e l’annessione alla Russia. È una conseguenza della progressiva conquista russa di questo territorio. Tanto è vero che la popolazione ucraina e quella tatara, che qui sono in minoranza, hanno deciso di boicottare il referendum e di non partecipare a un voto il cui esito è già scritto".
Ci sono osservatori internazionali per il voto?
"Io non ne ho ancora visti. Ma li sto cercando…".
C’è chi ha osservato che in Crimea la maggioranza della popolazione è di origine russa…
"È vero. Ma in chissà quante altre regioni d’Europa ci sono minoranze etniche, nazionali, linguistiche: se tutte puntassero alla secessione, magari con l’appoggio di uno Stato estero, cosa succederebbe? Si scoperchierebbe un pericolosissimo vaso di Pandora. Anche perché, dopo la seconda guerra mondiale, era a tutti chiaro che non si sarebbero dovuti mettere in discussione i confini nazionali in Europa".
Lei conosce bene la realtà balcanica, che solo fino a pochi anni fa ha sperimentato una tragica e sanguinosa guerra. Ci sono delle similitudini tra le due situazioni?
"Direi di no. Nei Balcani è stata una vera guerra fra etnie, con rivendicazioni che sorgevano ‘dal basso’, all’interno dell’ex Jugoslavia. Qui ci sono ucraini che hanno visioni diverse del loro futuro, ci sono quelli pro-Europa e quelli pro-Russia: ma le rivendicazioni della Crimea sono eterodirette. È Putin che sta invadendo il campo di un Paese sovrano".