SULLA FRONTIERA

I cattolici e la città ” “Tessuto di prossimità” “

L’essere nel mondo – è stato affermato nel corso del convegno della diocesi di Roma – costituisce un “dovere morale: esserci per trasformarlo secondo il disegno di Dio”, con la qualità della professionalità, la consapevolezza e l’orgoglio dell’identità laicale: “siamo in molti casi una minoranza, ma attiva e comunicativa”” “

Ripensare e rilanciare la presenza dei cristiani: nell’anniversario dell’elezione di Papa Francesco la diocesi di Roma pone una questione negli ultimi tempi un po’ trascurata. Cui dare risposte in termini nuovi. Coerenti cioè con le priorità, con lo stile, con la sostanza del Papa. L’anniversario dell’elezione non è una ricorrenza di maniera. Papa Francesco ha colpito tutti. Ma un pur benefico choc non basta, lascia le cose come stanno, al massimo produce quella "francescomania" che il Papa, dialogando col direttore del "Corriere della Sera", ha convenuto non durerà a lungo: "Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia di Papa Francesco… Sigmund Freud diceva, se non sbaglio, che in ogni idealizzazione c’è un’aggressione".Per questo bisogna seriamente fare i conti con l’essenziale di un messaggio che penetra nei cuori e mette in movimento le persone: "vogliamo diventare santi? Sì o no?", si legge a tutta pagina sul sito del Vaticano, con gli auguri per l’anniversario.E così obbliga anche le strutture della Chiesa a mettersi in movimento e dunque a rimettersi in discussione. Per rispondere all’esempio, prima ancora che al magistero.Questo vale in particolare proprio sulla questione dell’impegno, "della missione dei laici cristiani nella città", al centro dell’incontro dei responsabili di tutte le aggregazioni laicali e d’ispirazione cristiana della diocesi del Papa, chiamate ad un convinto gioco di squadra.Il messaggio di Papa Francesco infatti ha un’enorme valenza sociale, ma non attraverso le forme classiche. Sollecita dunque a un’iniziativa rinnovata, prima di tutto e propriamente dei laici, coerente con il tessuto complessivo di Chiesa.Puntuale è l’elenco di criticità, nelle nostre città, di cui quella Roma da poco insignita dell’Oscar per la sua grande bellezza e la sua altrettanto grande decadenza, è emblematica. Il Vicario del Papa ha parlato di perdita di una identità collettiva, di aumento del disagio sociale e delle distanze sociali: "classi e gruppi sono sempre più lontani; cresce la disoccupazione e il precariato, con lo sgretolamento del ceto medio". Ne risente la coesione sociale, così come l’assetto urbanistico, sempre più sfilacciati.In realtà, oggi come all’inizio della storia dell’impegno sociale e dunque anche politico dei cattolici le città, cioè il tessuto di prossimità, è il primo e decisivo terreno dell’azione e dell’aggregazione. Insomma, come ha riassunto Giuseppe Dalla Torre, i cattolici hanno da dire molto come soggetto ecclesiale e civile.L’essere nel mondo costituisce un "dovere morale: esserci per trasformarlo secondo il disegno di Dio", con la qualità della professionalità, la consapevolezza e l’orgoglio dell’identità laicale: "siamo in molti casi una minoranza, ma attiva e comunicativa".Ecco allora un chiaro punto di ripartenza. Oltre "il pensiero unico, che è anche un pensiero debole", sulla concretezza della vita.