OLTRE GLI STATI VEGETATIVI

Disturbi della coscienza” “frontiera di ricerca” “da non abbandonare

Steven Laureys, quarantacinquenne neurologo belga alza l’asticella: “Negli ultimi 15 anni sono stati compiuti significativi passi avanti nella nostra comprensione scientifica del recupero della coscienza nel cervello umano dopo gravi lesioni”. Con le nuove strumentazioni oggi è possibile rivelare un livello, anche minimo, di consapevolezza. Da qui sviluppi interessanti sulla terapia del dolore

Al seminario di studi "Dal cervello alla coscienza", promosso dall’associazione "Scienza&Vita" il 6 marzo a Roma, presso la Sala del Senato, è intervenuto anche Steven Laureys, quarantacinquenne neurologo e direttore del "Coma Science Group" e del "Cyclotron Research Center" dell’Università e dell’Ospedale universitario di Liegi (Belgio), e presidente della Federazione mondiale per i disturbi della coscienza. Sul tema, complesso e affascinante, Paola Ricci Sindoni, presidente di "Scienza&Vita", ha offerto una riflessione di taglio etico-filosofico. Il penalista Luciano Eusebi ne ha approfondito gli aspetti giuridico-normativi. A Laureys il compito di portare il contributo della scienza, anzi degli ultimi traguardi della ricerca nel campo. Non è una novità la presenza di una qualche forma di coscienza nei pazienti in stato vegetativo; ciò che è interessante è la possibilità, grazie all’osservazione del cervello con strumenti di indagine sempre più sofisticati come la risonanza magnetica funzionale, di evidenziare quali aree cerebrali si attivino in risposta a un determinato stimolo, e di differenziare, all’interno di questi pazienti i diversi livelli di coscienza. Abbiamo incontrato lo scienziato a margine del seminario.

Quali sono i principali progressi raggiunti nella ricerca sui disturbi della coscienza?
"Negli ultimi 15 anni sono stati compiuti significativi passi avanti nella nostra comprensione scientifica del recupero della coscienza nel cervello umano dopo gravi lesioni. Abbiamo scoperto che pazienti con poca o nessuna evidenza comportamentale della consapevolezza cosciente, definiti comunemente e in modo poco corretto in ‘stato vegetativo’, possono mantenere capacità critico-cognitive e avere in sé capacità latenti di recupero. Quando sono presenti anche minimi segni di coscienza, utilizziamo la definizione ‘stato minimamente responsivo’ o ‘stato minimamente cosciente’ (Mcs). Una categoria al cui interno sono state recentemente identificate due sottoclassificazioni. Con Mcs+ indichiamo le risposte di alto livello comportamentale (risposta ad un comando, verbalizzazioni intelligibili); con Mcs- indichiamo le risposte di basso livello comportamentale, come ad esempio il seguire con lo sguardo, il sorriso o il pianto in risposta a stimoli emotivi".

Quali le ricadute di queste scoperte?
"Una migliore conoscenza e valutazione della funzione cerebrale in coma sta cambiando la nosologia (la classificazione delle malattie, ndr), consente diagnosi più precise, un miglioramento nella prognosi e nel trattamento di pazienti con disturbi della coscienza. Per quanto riguarda le diagnosi, è importante impiegare strumenti adeguati: fino a pochi anni fa il 43% dei casi valutati senza una scala appropriata venivano diagnosticati come stati non responsivi. Oggi la ‘Coma recovery scale’ è in grado di rivelare un livello, anche minimo, di consapevolezza".

Lei invita a sostituire la definizione di "stati vegetativi persistenti" con quella di "stati di veglia non responsivi". Perché?
"La prima ha una connotazione negativa e non è appropriata".

Come viene accolto questo ambito di ricerca?
"Qualcuno ci chiede se valga la pena impegnarsi in questo tipo di identificazione poiché si tratta di pazienti con gravi disabilità, che non possono comunicare, ma per noi è importante fare tutto il possibile. Anch’essi provano emozioni e dolore. Comprendere che cosa accade nel loro cervello ci consente di cercare il modo per comunicare con loro e offrire la migliore assistenza clinica possibile, trattarli contro il dolore, sottoporli a fisioterapia. La sfida è duplice: sfatare il pregiudizio superato che non si possa fare nulla, che tanto moriranno lo stesso, e spostare la linea del traguardo sempre un po’ più in là. È vero, molti di loro rimarranno severamente handicappati, ma non vogliamo si sentano abbandonati dalla società e dalla medicina".

Nel cervello è situata la mente, l’origine del pensiero e quindi dell’identità, della coscienza morale, della libertà e della responsabilità…
"Questa è una delle maggiori sfide per la scienza. Come possiamo spiegare che un oggetto materiale come il cervello può generare consapevolezza, coscienza, identità? Nessuno può vantarsi di avere la risposta a domande così complesse. Quando ho iniziato, più di 15 anni fa, a fare ricerca, l’establishment scientifico riteneva questi ambiti non degni di studio. Per fortuna molto è cambiato, tuttavia non bisogna essere arroganti e pensare che la scienza possa rispondere a tutto. Anche se non arriveremo a una definizione generalmente accettata, possiamo applicare il metodo scientifico per tentare di progredire nelle nostre conoscenze".

La scienza tenta di spiegare il "come", la filosofia di comprendere il "perché". È d’accordo?
"Il processo della conoscenza è complesso e dinamico. Penso sia importante approfondire il dialogo tra le diverse discipline: scienze, filosofia, antropologia, bioetica, anche religioni. Storicamente c’è stata tensione tra scienza e religione, ma io la vedo come una sfida per procedere insieme, pur in ambiti e con linguaggi diversi. Alcuni anni fa ho partecipato ad un congresso sul fine vita organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze. Il dialogo e l’interazione sono a volte difficili ma anche molto stimolanti; credo sia importante tentare di progredire insieme. La scienza può spalancare le porte del paradiso ma anche dell’inferno. Con la radioattività possiamo curare il cancro ma anche costruire la bomba atomica".

La vita di uno scienziato implica dedizione, sacrificio, anche rinunce personali…
"Sì, ma sono convinto di quello che faccio. Do molto, è vero, ma è moltissimo quello che ricevo in cambio".