PAROLE AL MERCATO
"Chi vusa püsé la vaca l’è sua" ("chi grida di più… la vacca è sua") recita un antico detto delle regioni del Profondo Nord. Il sensale agricolo che faceva risuonare la propria voce sopra le altre alla fiera zootecnica si accaparrava il capo bovino migliore: era una regola non scritta, ma unanimemente accettata. Regola buona e attualissima, evidentemente, vista la sua diretta trasposizione nell’era digitale e applicata persino nelle trattative di Governo.Ci vuol poco per ricreare l’ambientazione: un tavolo, qualche contendente su fronte avverso, una telecamerina puntata e lo show va in onda via streaming. Pronti via: voi non siete credibili, le province non le abolite, sei un ragazzino, evviva i no Tav, i programmi non ci interessano, noi non siamo democratici, tu rappresenti le banche, dici una cosa e la smentisci il giorno dopo, l’acqua pubblica è buona, ti mando i biglietti omaggio del mio spettacolo, noi siamo i nemici fisici della tua gente, adesso ti ascolto anzi non ti ascolto, lascia stare il dolore della gente, non ti faccio parlare, il Senato costa 560 milioni, abbiamo rinunciato allo stipendio, gli industriali hanno disintegrato questo Paese, non bisogna fare i rinfreschi, noi siamo conservatori, le rinnovabili non sapete cosa sono, ti do un minuto perché di tempo non ne ho, c’ho quarant’anni di mestiere, vogliamo cambiare il potere, è finita bla bla ciao ciao…Ecco dunque il "chi vusa püsé"… Con una differenza rispetto al passato: allora le parole servivano a uno scopo preciso e concreto, portare a casa la mucca; oggi invece le confuse parole urlate sul web non portano a nulla: non creano, ma non hanno alcuna forza realmente distruttiva; non scaldano e neppure bruciano; risuonano eppure non dicono. Parole inutili, peggio, parole senza alcuna capacità di generare, di creare, di dirimere, di indirizzare, di denunciare, di lasciare traccia. Parole vuote dietro le quali forse si celano voti dispersi di un popolo che ama internet ma che infine resta muto.C’è qualcosa da rivedere? Post scriptum: per fortuna lo pseudo colloquio avviene in italiano, lingua poco praticata all’estero, altrimenti anche Londra e Parigi, Berlino e New York, Mosca e Pechino saprebbero come avvengono alcune delle consultazioni per la formazione del Governo a Roma.