NON SOLO ITALIANI

Usa, gli Scalabriniani sempre a fianco di nuovi migranti cattolici

Non manca la loro guida spirituale per le folte comunità italiane di New York, Chicago e Los Angeles, ma è profondamente cambiata la geografia delle migrazioni. Ora assistono ingegneri brasiliani in Texas, operai vietnamiti in Kansas, haitiani scappati dal terremoto e approdati nel Sud della Florida. Una costante: si muovono tutti con le famiglie a cui garantire sacramenti ed educazione alla fede

Una volta c’erano gli immigrati italiani a New York, Filadelfia e Chicago. Ora i migranti cattolici negli Stati Uniti sono ingegneri brasiliani nelle raffinerie di petrolio di Houston in Texas, operai vietnamiti in Kansas, haitiani scappati da un Paese distrutto dal terremoto e approdati in una zona sperduta del Sud della Florida. "Sono tutti cattolici che hanno bisogno di essere accompagnati nel loro cammino, e noi cerchiamo di esserci", spiega al Sir padre Leandro Fossà, 35 anni, brasiliano d’origine italiana, coordinatore del seminario degli scalabriniani a Sun Valley in California. "L’America è un Paese bellissimo, c’è anche lavoro, ma si fa presto a perdere la fede ipnotizzati dal vortice del consumismo. Noi siamo qui per ricordare che ci sono cose più importanti dei beni materiali".

Brasiliani in Texas. Uno di questi gruppi di nuovi immigrati cattolici è quello dei programmatori e dei tecnici brasiliani che lavorano non solo nelle raffinerie di Houston ma anche nelle compagnie tecnologiche alla periferia di Dallas come la Hewlett-Packard e nell’azienda di utensili per la casa Tramontina, che negli ultimi anni ha aperto stabilimenti nella zona. La comunità si incontra alla chiesa di San Luca a Irving, una ventina di minuti di macchina a Nord-Ovest di Dallas. "Ogni lavoratore viene in America con la sua famiglia", spiega Fossà. "E tutte queste persone sono seguite affinché possano continuare a ricevere i sacramenti e crescere nella fede".

Vietnamiti e haitiani. Stesso discorso per la folta comunità vietnamita di lavoratori a cottimo e operai che si riunisce ogni domenica alla "Holy Rosary", la chiesa del Santo Rosario a Kansas City, costruita originariamente da italiani e dove gli scalabriniani sono attivi dal 1891. "Fino a qualche anno fa lì avevamo un prete italiano, Joe Vicentini", racconta Fossà; "adesso la composizione della comunità è cambiata perché gli italiani ormai vanno alle messe in inglese e quindi ora abbiamo un sacerdote filippino che ha svolto alcuni studi in Vietnam e parla il vietnamita". Altrettanto inattesa è la piccola comunità di haitiani che gli scalabriniani hanno stabilito a Immokalee, una zona rurale nel Sud della Florida. Comunità in costante collegamento con un’altra missione degli scalabriniani proprio ad Haiti. E poi sono tanti altri i gruppi di migranti cattolici con cui lavorano gli scalabriniani negli Stati Uniti, primi fra tutti i filippini, sia in California (Los Angeles) sia a New York.

Pensiero scalabriniano. Fondata a Piacenza dal vescovo Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), la congregazione venne creata "per mantenere viva nel cuore dei connazionali emigrati la fede cattolica, e procurare, quando possibile, il loro benessere morale, civile ed economico". E questa dichiarazione d’intenti resta ancora oggi il faro dell’opera dei 600 missionari attivi in 30 Paesi nei cinque continenti. Secondo padre Fossà l’idea di Scalabrini, che è stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 1997, era che gli immigrati arrivano negli Stati Uniti o in altri Paesi per migliorare la propria condizione, ma c’è un Dio che non può essere messo in secondo piano. "L’America è un Paese in cui tutti parlano di Dio", sottolinea Fossà. "Dio è persino stampato sulle banconote, ma poi tutti se ne fregano. Se i migranti li lasci da soli in questa cultura senza radici, possono perdere la fede. Qui tutto si fa in fretta, per molti i soldi sono l’obiettivo, il che può andar bene finché si è giovani, ma dopo?".

Casa italiana. Naturalmente gli scalabriniani d’America continuano a occuparsi anche di italiani-americani. Le comunità di connazionali più nutrite sono a New York, Chicago e Los Angeles. "Alla chiesa di San Pietro a Los Angeles abbiamo quella che chiamiamo Casa italiana", dice Fossà. "È il centro della comunità italiana e da Nord a Sud tutte le regioni sono rappresentate. Si celebrano i santi patroni, da Sant’Antonio a San Francesco a Santa Lucia. E si onorano le feste regionali. I nonni portano i nipoti a messa, tradizioni e fede si mantengono".