LA VISITA A CASSANO ALL'JONIO " "

Nella Calabria del riscatto i giovani si sentono

In gran numero all’incontro con Francesco, garantiscono l’impegno per la ricostruzione morale e materiale della loro terra. Una presenza significativa nei luoghi della fragilità, fra i malati come fra i carcerati. Senza mai perdere di vista l’impegno per l’evangelizzazione che scaccia la malavita. Lo striscione: “Vogliamo fare della giustizia il nostro credo”

Insieme al territorio di Cassano, è l’intera Calabria che si è presentata a Papa Francesco. Con i suoi problemi, le sue criticità, ma anche con le sue speranze, con l’orgoglio di appartenere a una terra ricca di storia e di cultura, di braccia e di menti forti. Sono i giovani la speranza della Calabria, e tanti erano per le strade di Cassano, aspettando il Papa. Ancora di più, poi, nell’area della Messa, accompagnati dai parroci, coi vari gruppi diocesani e parrocchiali. Sono arrivati dalle diocesi di tutta la Regione, in una terra, quella cassanese, che da mesi si è preparata al grande evento, e che oggi ha professato la sua speranza.

Emergenze carceri. Tante le realtà significative del territorio. Il carcere di Castrovillari la prima di quelle visitate oggi dal Papa. Più che di "emergenza", forse si dovrebbe parlare di "emergenze" per il carcere locale. Dignità delle persone dei detenuti, il Signore, "maestro di reinserimento", che ama e perdona sempre. Parola di Francesco. Secondo i dati del ministero della Giustizia, al 31 dicembre 2013 il numero dei detenuti nei 13 istituti penitenziari calabresi era di 2.653 a fronte di 2.481 posti disponibili. La situazione, a causa di una accresciuta capienza, sembra essere migliorata al 31 maggio, ma spesso la politica e i diversi attori sociali denunciano le condizioni precarie dei detenuti. Secondo i dati dell’Osservatorio Antigone, che si occupa di monitorare la situazione carceraria italiana, l’istituto di Castrovillari, al 19 novembre 2013, "ospitava" 205 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 128 posti. Una situazione spesso difficile, ma dove non mancano segni di speranza, come racconta Angela Bellusci, giovane avvocato castrovillarese di 32 anni, che spesso presta servizio professionale per i detenuti. "Sono tante le esperienze di rieducazione dei detenuti che come avvocato ho vissuto. Ed è proprio questo il messaggio che oggi Papa Francesco ha portato: una giustizia di speranza. Qui c’è bisogno di aprire le porte al perdono".

Mani capaci di accarezzare. È entusiasta Carmen Garofalo, 22, infermiera volontaria presso l’hospice Moscati, la struttura che cura i malati terminali visitata da Papa Francesco. "Per noi questo incontro è stato qualcosa d’incredibile, e per i malati qualcosa di unico a livello umano. Abbiamo percepito l’umanità del Papa verso i pazienti e verso tutto il personale. Una boccata d’ossigeno anche per la sanità calabrese, che spesso è nell’occhio del ciclone per casi di malasanità". Ce lo conferma anche Sebastiano Cordova, giovane studente di medicina di Campana, che per la "sua" Calabria "sogna strutture con macchinari eccellenti e possibilità per tutti di curarsi". C’è da ben sperare, però, perché "sono tante le belle menti calabresi, anche in giro per l’Europa", a fare ricerca.

Il credo della giustizia. "Vogliamo fare della giustizia il nostro credo". Recitava così uno striscione tenuto da quattro giovani nella spianata di Sibari durante la Messa di Papa Francesco. "Giustizia è anzitutto sperare" – ci dice uno di loro, Antonio, 19 anni. In Calabria, tra tanti "adoratori del male" – come il Papa ha definito chi si piega a logiche di malavita e chi vi campa – ci sono anche bei segni di speranza. Come il Progetto Policoro, che lo stesso Francesco ha citato nella sua omelia. Dal gruppo Policoro locale, guidato dalla giovane Angela Marino, anche l’esempio di una "Chiesa in cammino". L’impegno dei gruppi diocesani e delle realtà laiche nel territorio cassanese è forte, come grande è il desiderio di professare proprio un impegno forte, per la giustizia. Francesca Macrì, 22 anni, era in piazza con i giovanissimi di Azione Cattolica, di cui è responsabile. Il gruppo di ragazzi con lei attendeva questa giornata da un pezzo. "Ringraziamo il nostro vescovo, don Nunzio, per quello che fa per noi". Negli occhi leggi proprio la gioia di una giornata che può fungere quasi da riferimento, per un rinnovato impegno. Luigi Sprovieri, 21 anni, invece indica una "ricetta" per uscire dalle sabbie mobili della ‘ndrangheta. "Noi giovani impegnati dobbiamo partire da noi stessi. Anzitutto siamo chiamati ad evangelizzare, ognuno nell’ambito in cui è chiamato ad operare. E l’università può essere uno spazio propizio". I luoghi di riscatto non sono forse così pochi: carceri, ospedali, parrocchie. Ai giovani solo la scelta.