OGGI INCONTRO CON IL PAPA

Le Misericordie” “associazioni vive” “e di popolo

Andrea Del Bianco, direttore della Confederazione nazionale che conta 689 sedi in Italia, di cui 309 in Toscana. Si è aggiunta quella di Betlemme: “Abbiamo voluto la costituzione di una Misericordia in Terra Santa per essere presenti nel luogo dove è nato Gesù, dove sono le radici del significato del nostro servizio”. Le difficoltà del rapporto con gli enti pubblici e la domanda di aiuto che cresce

Le Misericordie sono la più antica forma di volontariato nata a Firenze nel 1244. Proprio pochi giorni fa sono stati celebrati i 770 anni di vita del movimento. Ma non è finita qui. C’è un grande evento al quale si sono preparati i volontari di tutt’Italia: la visita a Papa Francesco questo sabato, 14 giugno. A raccontare qual è lo stato di salute delle Misericordie è Andrea Del Bianco, direttore della Confederazione nazionale. La Confederazione ha solide radici in Toscana ma da questa regione si è diffusa su tutto il territorio italiano…"Le Misericordie hanno nella nostra regione le radici storiche e il maggiore sviluppo. Oggi in Italia ci sono 689 sedi di Misericordia di cui 309 in Toscana. I numeri ci raccontano la dimensione regionale del fenomeno. Ma sono diffuse anche in gran parte d’Italia, soprattutto nel centro-sud, con una grossa concentrazione in Sicilia, in Campania, in Sardegna, in Puglia. Poi nel tempo si sono diffuse anche all’estero, un fenomeno che forse è meno noto". E come è avvenuto questo fenomeno?"Le Misericordie, nel corso del 1400, sono state scoperte casualmente dal Portogallo: sembra che i reali portoghesi inviarono in Italia dei loro delegati a studiare il sistema sanitario toscano, che a quel tempo veniva reputato d’eccezione. Fra le cose che scoprirono, oltre agli ‘Spedali’ come si chiamavano a quel tempo, ci furono proprio le Misericordie. E decisero di ‘importarle’. Oggi in Portogallo le Misericordie sono una potenza dal punto di vista numerico ed anche economico. E da lì si sono diffuse nel resto del mondo, soprattutto nelle colonie ed ex colonie portoghesi come il Brasile". Ma l’ispirazione di fondo rimane sempre la stessa?"La dimensione delle Misericordie toscane resta comunque ancorata al 1244: ovvero associazioni fatte di popolo, di volontari, di persone che cercano di mettersi a disposizione degli altri senza null’altro chiedere che un bicchier d’acqua, come dicono le antiche costituzioni della Misericordia di Firenze". Dal novembre 2013 c’è una Misericordia anche a Betlemme. Un segno importante. Qual è lo scopo di questo progetto?"Questa è un’iniziativa promossa direttamente dalla Confederazione nazionale che, di consueto, non avvia la costituzione di Misericordie perché nascono dal territorio e su questo si sviluppano. A Betlemme invece abbiamo voluto la costituzione di una Misericordia per essere presenti nel luogo dove è nato Gesù, dove sono le radici del significato del nostro servizio. È una realtà che abbiamo costruito fisicamente acquistando e ristrutturando una palazzina insieme alla Fondazione Giovanni Paolo II che ha sede a Fiesole e di cui è presidente il vescovo Luciano Giovannetti. In questi locali è strutturata la sede della Misericordia dove i nostri volontari si alternano per svolgere servizi sociosanitari. Qui stiamo sviluppando anche la creazione di un piccolo poliambulatorio. E, soprattutto, cerchiamo di fare testimonianza di servizio al prossimo. I giovani che tornano da Betlemme non sono più gli stessi e cambiano il modo di approcciare anche il loro servizio in Italia: l’esperienza in Terra Santa diventa quindi grande fonte di arricchimento. Questo è il risultato più bello". A proposito dei giovani: avete difficoltà a trovare volontari per le Misericordie italiane?"La situazione è a macchia di leopardo. In questa epoca, in cui la realtà sociale appare disgregata, laddove la Misericordia riesce a formulare una proposta forte e vera di servizio al prossimo i giovani disponibili al servizio ci sono e si aggregano. Se invece la dimensione si sposta su altri fronti, come l’interesse di natura economica, che pure le nostre Misericordie necessariamente esercitano nel servizio alla comunità sempre evitando il rischio di accentuarne il peso, allora si manifesta la mancanza di aggregazione. In generale, però, i giovani ci sono e le nostre sono associazioni vive e di popolo". Dopo 770 anni di storia, sono tanti gli aspetti positivi. Ma non mancheranno le criticità, soprattutto in questo momento di grande difficoltà economica…"Qui c’è un duplice piano. Dal punto di vista interno, il fatto che gran parte del nostro servizio venga svolto in collaborazione con gli enti pubblici comporta qualche criticità. Quando il pubblico si trova senza risorse, come in questo momento, anche le nostre associazioni entrano in difficoltà per i crediti non riscossi. Stiamo assistendo a situazioni di crisi profonda, in particolare in Toscana. Noi non possiamo continuare a fare ‘carità’ nei confronti delle Asl: la nostra è una funzione caritativa nei confronti della gente non della struttura sanitaria". E l’altro fronte?"È quello della crisi economica generale. E noi ci troviamo con una crescente domanda di aiuto e assistenza da parte della gente alla quale le nostre associazioni cercano di far fronte, spesso non riuscendoci perché anche le nostre forze e risorse non sono sufficienti. Paradossalmente, ci accorgiamo che in questa crisi la politica non ha inciso sui comportamenti della gente e sugli stili di vita. In definitiva, non sono stati ricostruiti i tessuti di comunità, solidarietà e coesione sociale che sono necessari. Proprio su questo i margini di operatività delle nostre associazioni sono cresciuti". (*) “Toscana Oggi”