FONDI PER 1,5 MILIARDI
Le iscrizioni al progetto, che si rivolge ai giovani dai 15 ai 29 anni, sono già state 70 mila. L’obiettivo: entro 4 mesi ottenere un lavoro, un tirocinio, o uno stage retribuito. L’esempio virtuoso della Lombardia, dove già 6949 giovani hanno trovato un impiego (il 23% a tempo indeterminato). Le Regioni e le strutture pubbliche, soprattutto del centro-sud devono recuperare i ritardi” “
"Garanzia giovani": due belle parole, oltretutto molto rassicuranti. Ma "garanzia" di che cosa? Forse il cittadino comune se lo chiede, in un momento in cui i giovani non hanno quasi più nessuna "garanzia". Ebbene, "Garanzia giovani" è il terminale italiano di un progetto europeo in grande stile, rivolto a tutti i paesi, specie a quelli dove più alto è il livello di disoccupazione tra i giovani di età dai 15 ai 29 anni. I destinatari diretti di questo progetto sono i cosiddetti "neet", acronimo di derivazione inglese che identifica coloro che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in nessun percorso formativo (Neet = Not in Education, Employment or Training). L’Italia è quanto mai coinvolta in questa "Youth Guarantee" visti i suoi dati statistici: 13,6% di disoccupazione generale, 46% disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni, 21,7% disoccupati al Sud, 60,9% giovani del Sud che cercano lavoro. Il progetto "Garanzia giovani" è la risposta europea a questo stato di cose e rappresenta una delle colonne portanti della cosiddetta "Strategia europea 2020", l’ "anno-obiettivo" entro il quale l’Unione vuole raggiungere importanti traguardi sociali ed economici. E non stiamo parlando di "noccioline". Basti dire che il finanziamento a noi riservato da parte della Ue è una cifra che possiamo definire tranquillamente mostruosa: 1,5 miliardi di euro (1500 milioni!). Se ne occupa a livello centrale il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, mentre le singole regioni sono chiamate a organizzarsi per offrire ai giovani i servizi previsti, coinvolgendo i "Centri per l’impiego" (Cpi) e anche le "Agenzie per il lavoro" (Apl). Lo scopo è in 4 mesi di arrivare a ottenere un lavoro, o un tirocinio, o uno stage retribuito. Questo insieme di servizi si chiama "politiche attive", nel senso che c’è gente che si attiva – appunto – per far arrivare il giovane disoccupato a quel posto di lavoro che da solo non avrebbe forse mai potuto raggiungere. Due + quattro mesi per arrivare ad avere un "posto". Ma è un sogno, o una promettente realtà? Anzitutto è bene richiamare il quadro generale: in Italia i disoccupati sono circa 3,5 milioni (quanto l’intera città di Roma, per avere un’idea delle proporzioni). In Europa i senza lavoro sono 25,5 milioni. Le cifre sono drammatiche, numeri senza precedenti se non tornando alla "grande crisi" del 1929. È qui che si colloca lo sforzo europeo di "Youth Guarantee": sfornati svariati miliardi di euro tramite il Fondo Sociale Europeo, lo strumento deve svilupparsi con il coinvolgimento di esponenti politici nazionali e regionali, associazioni imprenditoriali e artigiane, reti di agenzie del lavoro pubbliche e private. I giovani che ne vengono a conoscenza, si iscrivono su www.garanziagiovani.gov.it, oppure sui corrispondenti siti della propria regione di appartenenza. Cosa offre "Garanzia giovani"? Di usufruire, su chiamata entro 60 giorni, dei colloqui iniziali e quindi delle opportunità di orientamento, inserimento lavorativo, apprendistato, tirocinio, servizio civile, sostegno all’autoimprenditorialità, formazione mirata, mobilità professionale in Italia o all’estero. Il "posto" andrebbe centrato entro 4 mesi (almeno in teoria). In pratica, i primi risultati positivi vengono – ad esempio – dalla Lombardia dove su 10mila iscritti alla "Dote Unica Lavoro" (Dul) già attiva, 6949 hanno trovato un’occasione di impiego (di cui il 23% a tempo indeterminato). Su scala nazionale, le iscrizioni sono state oltre 70mila. In Toscana sono già stati fatti oltre 700 colloqui, con 476 "patti di attivazione". In Lazio partiranno a breve le convocazioni dei 9mila iscritti. La Campania vanta il record di iscrizioni (quasi 15mila) e presto inizieranno i colloqui. Le altre regioni si stanno attivando. Non è la "bacchetta magica" ma bisogna provarci. Quale valutazione fare di questo servizio? "Indubbiamente positiva – dichiara al Sir mons. Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio nazionale di pastorale sociale e del lavoro -. Dobbiamo riconoscere e sostenere lo sforzo dell’Unione europea per offrire ai tantissimi giovani disoccupati delle concrete opportunità di ingresso al lavoro. Occorre che, per l’Italia, le Regioni e le altre realtà coinvolte, dai Centri per l’impiego alle Agenzie per il lavoro, si attivino con uno sforzo particolare, così da fare di questo impegno una vera occasione per creare occupazione. Naturalmente, ci vuole un sano realismo senza attendersi colpi di bacchetta magica. Ma almeno bisogna provarci". Un ultimo accenno alla suddivisione dei fondi tra le regioni italiane. La cifra più alta va alla Campania (191,6 milioni), seguono Sicilia (178,8), Lombardia (178,4) e le altre a seguire, basandosi sul numero dei disoccupati presenti nelle stesse. Una curiosità è che chi si iscrive sul portale nazionale può iscriversi a più regioni: così molti giovani del Sud si sono iscritti alle regioni del Nord, dove sanno che ci sono più possibilità lavorative. Ciò potrebbe comportare una "congestione" dei servizi al Nord, lasciando vuoti e fondi non utilizzati al Sud. È probabile che il Governo debba mettere mano al regolamento, per sistemare alcune questioni pratiche. Ma lo strumento c’è. Da qui in avanti occorre usarlo.