OGGI SI VOTA
Riccardo Redaelli, docente di Geopolitica alla Cattolica, non ha dubbi sul trionfo del presidente uscente: ”Sul campo la guerra sembra dargli ragione, quindi vuole riappropriarsi di una sua legittimità”. Al voto in un contesto di guerra civile, ”senza osservatori e con candidati alternativi deboli e addomesticati”. Il fallimento politico dell’opposizione e la resistenza dei cristiani” “
Si vota oggi, 3 giugno, in Siria per eleggere il nuovo presidente che dovrà guidare il Paese per i prossimi sette anni. Tre i candidati in lizza: Hassan al Nouri, uomo d’affari di Damasco ed ex ministro di Assad; Maher Hajad, parlamentare di Aleppo; Bashar al Assad, al potere dal 2000 e successore di suo padre Hafez al Assad. Nessun dubbio sull’esito del voto che confermerà il presidente uscente, i cui manifesti campeggiano dovunque a Damasco. Si voterà, però, solo nelle zone controllate dal regime, mentre i siriani che vivono in quelle controllate dai ribelli non potranno andare alle urne. A pesare sul voto dunque un corpo elettorale disperso dalla guerra civile, con due milioni e mezzo di siriani rifugiati all’estero e sei milioni di sfollati interni su una popolazione complessiva di poco più di 20 milioni di abitanti. Una situazione che ha indotto gli osservatori internazionali a definire le elezioni una "farsa". Non la pensano così gli oltre 200mila siriani che nei giorni scorsi hanno affollato le ambasciate siriane all’estero per esprimere la propria preferenza. Di questa tornata elettorale ne abbiamo parlato con Riccardo Redaelli, docente di Geopolitica all’Università cattolica del S. Cuore di Milano. Quelle di oggi in Siria possono essere considerate elezioni credibili?"Proporre o imporre delle elezioni in un contesto di guerra civile, che ha distrutto il Paese e i suoi ponti di convivenza, in cui nessuna Opposizione può essere rafforzata ed in cui Bashar Al Assad si ripresenta, è la riaffermazione che il Rais si sente più forte. Sul campo la guerra sembra dargli ragione, quindi vuole riappropriarsi di una sua legittimità. Sono elezioni che hanno un senso ma di fatto illegittime perché, lo ripeto, si tengono in un contesto di guerra civile e senza nessun osservatore e con candidati alternativi deboli e addomesticati. Non mi sembra siano molto credibili". Dunque siamo in presenza di "elezioni farsa" come le hanno definite molti analisti internazionali…"Elezioni farsa anche se va detto che Assad mantiene una sua popolarità e un sostegno popolare rafforzato anche dal settarismo e dalla follia dell’estremismo islamico di una parte dell’Opposizione siriana. Così che, se la scelta è tra i terroristi di Al Qaeda che bruciano conventi, ammazzano o scacciano le minoranze religiose e il dittatore Assad, forse molti siriani preferiranno Assad". Quale reazione potrebbe avere l’Opposizione siriana davanti alla scontata riconferma di Assad?"Il discorso politico dell’Opposizione siriana si è indebolito da tempo. Le Opposizioni negano la legittimità di questo voto ma non hanno un’alternativa credibile perché la loro parte più politica si è indebolita e frammentata. Oggi, purtroppo, l’opposizione la fa chi spara e combatte, cioè le milizie jaidiste. L’Opposizione sta perdendo sul campo ma soprattutto ha perso la possibilità di costituirsi come un’alternativa credibile ad Assad". Cosa invece potrebbe cambiare in Siria con la riconferma del Rais?"Nel medio e lungo periodo un indebolimento dell’Opposizione e una mezza vittoria militare di Damasco potrebbe portare a un cambiamento nel regime e forse all’emergere di un personaggio meno squalificato di Assad. L’Iran e la Russia, in fondo, hanno sostenuto il Rais anche perché non vi erano alternative. Da questo punto di vista la comunità internazionale ha lo spazio per una trattativa che potrebbe favorire almeno un’evoluzione all’interno del regime. Difficile, ma non impossibile". Crede che la minoranza cristiana voterà in blocco il presidente uscente?"Le comunità cristiane in Medio Oriente negli ultimi due decenni hanno vissuto avventure tragiche che le hanno dilaniate e strappate alle loro terre. Quella cristiana è l’unica comunità non armata o meno settaria poiché distribuita trasversalmente nella società. Esisteva una forte opposizione cristiana ad Assad e l’immagine che dipinge i cristiani con Assad è distorta. Non è che con Assad i cristiani non abbiano sofferto. Damasco in qualche modo permetteva la vita dei cristiani. L’alternativa era spaventosa: essere spazzati via. La comunità cristiana è spaventata e molti sono emigrati. Io credo che i primi a promuovere e auspicare una evoluzione siano proprio i cristiani. Ma perché ciò accada, serve una stabilizzazione e una ripresa dell’azione internazionale che coinvolga tutti".