TERZO SETTORE IN CAMPO

Per non perdere” “i Fondi europei” “lo sprint del Sud

Per i prossimi 7 anni, l’Italia avrà a disposizione 60 miliardi, 30 di provenienza Unione europea e 30 di co-finanziamento. I due terzi delle risorse Ue sono destinati al Mezzogiorno. È oggettivo il rischio che queste risorse rimangano in buona parte inutilizzate se si dovesse procedere nello stesso modo in cui sono state “trattate” le risorse degli anni precedenti

"Bisogna vedere nei Fondi europei uno strumento capace di far crescere un tessuto sociale, di creare rete tra i soggetti coinvolti e quindi di saper creare programmi di qualità e far crescere anche l’occupazione: questo deve essere alla base del nuovo processo di programmazione". Così si è espresso Pietro Barbieri, portavoce del Forum del Terzo Settore, nel corso del seminario che si è tenuto a Roma, in collaborazione con la Fondazione con il Sud. "Il Terzo Settore – ha aggiunto Barbieri – deve presidiare i Fondi. Deve saper costruire progettualità e avere consapevolezza delle sue capacità per essere considerato come un interlocutore autorevole". Barbieri ha infine concluso sottolineando la rilevanza dell’Accordo di Partenariato, "decisivo per dare possibilità di sviluppo coeso per il Paese" e la necessità per il Terzo Settore di concentrare il suo intervento sui Fondi strutturali 2014-2020 "non solo rispetto ai temi del contrasto alla povertà e dell’esclusione sociale – che è il principale obiettivo di questi Fondi – ma anche su altri programmi". Per il presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo. si deve "riconoscere al Terzo Settore pari dignità rispetto agli altri soggetti coinvolti, istituzionali e non. In questo bisogna portare avanti una battaglia sociale e politica affinché il terzo settore sia considerato soggetto attivo di cambiamento". La scadenza del 2015 per non perdere 20 miliardi di Fondi. Per i prossimi 7 anni, l’Italia avrà a disposizione 60 miliardi, 30 di provenienza Unione europea e 30 di co-finanziamento. I due terzi delle risorse Ue sono destinati al Sud. È oggettivo il rischio che queste risorse rimangano in buona parte inutilizzate se si dovesse procedere nello stesso modo in cui sono state "trattate" le risorse degli anni precedenti. Più di 20 miliardi del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr) per il 2007/2013, sono ancora da spendere e il rischio di perderli definitivamente è reale. Sabina De Luca, capo dipartimento per lo Sviluppo e la coesione economica, intervenuta durante il seminario, ha affermato: "La scadenza per utilizzare i Fondi della precedente programmazione è per il 31 dicembre 2015. Quello che non viene certificato all’Unione europea viene perso e i dati ci dicono che, avendo un ammontare così rilevante da spendere, il rischio c’è". Gli errori commessi. Le strategie nuove da incardinare. Sulla mancata utilizzazione dei Fondi, Pietro Barbieri ha osservato che "L’ex ministro Barca volle un programma, il Pac, che tendeva a riequilibrare uno squilibrio di spesa sociale nel nostro Paese. Il programma riguardava il riequilibrio della spesa sociale sulle due aree dell’infanzia e non autosufficienza nelle regioni Convergenza. Sono stati investiti 750 milioni e a quanto ci risulta ne sono stati spesi 6 e sono passati quasi due anni dall’avvio del programma". Per Barbieri, gli errori sono stati commessi – "ad ogni livello istituzionale. Una pratica burocratica eccessivamente rigida da parte del livello centrale e incapacità progettuale di interpretare in maniera corretta dei livelli territoriali, così come accade per tutti gli altri fondi": Ma, ha aggiunto, "non possiamo pensare che la responsabilità sia solo istituzionale, c’è anche quella delle parti sociali che troppo spesso non hanno agito per il bene comune o non hanno saputo interpretare quel ruolo di pressione a cui siamo chiamati".