L'OPINIONE DEL TERRITORIO

Appello al voto” “Le prime pagine ” “dei giornali Fisc

I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, guardano all’ormai imminente appuntamento elettorale: “È importante votare con responsabilità, sapendo che c’è in gioco il futuro dell’Europa e di ognuno di noi”. E ancora: “Come cattolici siamo chiamati a un impegno ulteriore di presenza, per fare in modo che l’Europa non continui a dimenticare le proprie radici cristiane”

Occorre "andare a votare" domenica 25 maggio, "vincendo ogni tentazione di astensionismo". Sono gli ultimi giorni prima del voto per le elezioni europee e amministrative e sono molti gli editoriali delle testate Fisc che guardano a questo momento: "È importante votare con responsabilità, sapendo che c’è in gioco il futuro dell’Europa e di ognuno di noi", è la riflessione comune. Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: il discorso del Papa all’assemblea generale della Cei, la cronaca e la vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

Le elezioni. "Cattolici alle urne". Gli editoriali delle testate della Fisc richiamano "la necessità per i credenti di votare con coscienza". Da cristiani, si chiede Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto), "possiamo lasciare la costruzione dell’Europa solo nelle mani di formazioni più o meno ‘politiche’?". "La fede ci rende consapevoli che l’unità si costruisce come comunione, cioè come dialogo e condivisione, e con la collaborazione di ciascuno", aggiunge. I settimanali del Triveneto pubblicano un editoriale comune a firma di tutti i direttori: "Come cattolici siamo chiamati a un impegno ulteriore di presenza, per fare in modo che l’Europa non continui a dimenticare – a partire dalla propria legislazione -, le proprie radici cristiane e la reale portata dell’eredità religiosa trasmessale dalle generazioni passate". Per Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia), è "ancora una prova di responsabilità. Ci rivolgiamo anzitutto ai cristiani perché valutino a pieno la serietà dell’impegno loro richiesto in occasione dell’elezione del Parlamento europeo". "Ci piacerebbe veramente tanto che questa volta fosse la coscienza a votare": è l’auspicio dell’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri), che invita a essere "coerenti nella nostra vita", "pensando sempre che, nel segreto dell’urna, la nostra coscienza ci vede, non lasciamola fuori o tra le mura di una chiesa come facciamo con il nostro essere cattolici solo la domenica, quando indossiamo gli abiti del ‘buon cristiano’ e ci battiamo il petto durante la Messa". Per Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), "nel segreto dell’urna ciascuno esprimerà il proprio voto amministrativo e quello europeo. Di ciò, inutile negarlo, ognuno si assumerà la responsabilità. Sarà importante compiere un gesto consapevole: di valenza locale il primo, continentale il secondo". C’è, a giudizio di Pier Giovanni Trossero, direttore dell’Eco del Chisone (Pinerolo), "un filo conduttore che potrebbe o dovrebbe ispirare le scelte degli elettori: privilegiare chi intende costruire un qualcosa. Nel senso che in Europa non possiamo più farci governare e dettare l’agenda dai mercati finanziari dimenticando che esistono anche gli europei a ‘diverse velocità’". Domenica, rilancia Marco Caramagna, direttore della Voce Alessandrina (Alessandria), "siamo chiamati ad esprimere un voto. Non farlo significa abdicare ad un diritto-dovere che qualcuno, quasi settant’anni fa, ci ha riconquistato a rischio della sua vita e di quella dei suoi amici. Ed esprimere un voto significa anche scegliere quegli uomini e quelle donne che possono garantirci di essere responsabili del compito che si sono prefissi e che si sentono al servizio della comunità che li ha espressi". Mai come in questa occasione, afferma Alessandro Repossi, direttore del Ticino (Pavia), "dobbiamo far valere sino in fondo il nostro diritto-dovere di elettori. Chi non va a votare, lascia che a scegliere siano gli altri". Concorda Ezio Bernardi, direttore della Guida (Cuneo): "È il momento di dare una mano, con il voto, a chi ci sta provando. In Europa, in Regione, nel nostro Comune. In fondo è questa, quella che sa costruire, la sola Italia che ha un futuro". Per il Ponte (Rimini), "votare si deve nonostante l’Unione europea faccia fatica e facciano fatica i cittadini a riconoscersi nelle dodici stelle gialle in cerchio in campo blu, perché ormai non ne possono fare a meno. Così come dell’euro. Siamo tutti connessi e interdipendenti". Riflettendo sulla deriva antiumanistica in Europa, Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona) chiarisce che "è necessario che al Parlamento europeo vengano mandati uomini che credono fortemente nell’importanza di una Europa unita, forte non solo economicamente, ma anche politicamente; e che, allo stesso tempo, siano decisi a distinguersi da quelle forze radicali antiumane e anticristiane che, in questi ultimi anni, sembra abbiano preso in mano prepotentemente le questioni etiche, senza tenere conto del vissuto e della storia dell’Europa civile e cristiana, e senza rispetto per il sentire della maggioranza degli europei". Anche Ettore De Faveri, direttore della Valsusa (Susa), invita ad andare "a votare convinti di un dovere che ci tocca, come cittadini. Quello di decidere noi, e non altri, su chi ci deve governare. In Europa, a Torino e a casa nostra. Qualcuno forse sorriderà e dirà che siamo ingenui", ma occorre davvero "votare cercando il bene dell’Italia". "Cruciale la partecipazione dei giovani per una nuova Europa", sottolinea la Vita Casalese (Casale Monferrato), rilanciando un articolo di Francesco Bonini, pubblicato dal Sir. Pino Malandrino, direttore della Vita Diocesana (Noto), esprime "l’auspicio che dalle urne possano giungere indicazioni per il rafforzamento di un progetto pensato e realizzato per la pace e il progresso del nostro continente". Il "miracolo" dell’Unione europea, avverte la Gazzetta d’Asti (Asti), "non può svanire per ragioni campanilistiche in un mondo che ha bisogno di pace. Anche solo ragionando dal punto di vista dell’efficienza economica. Figuriamoci poi pensando al messaggio cristiano che ha letteralmente forgiato, in dialogo con le civiltà antiche, la storia del nostro continente". Paolo Lomellini, editorialista della Cittadella (Mantova), rivolge un singolare augurio: "Auguri Europa, perché tu possa migliorare e progredire verso il profilo ambizioso e alto che, pur difficile, sta nelle tue possibilità. Auguri Europa, perché le tue nazioni (tra cui l’Italia), possano capire che guardare e impegnarsi oltre i propri confini è il modo più sensato per far andare meglio le cose all’interno degli stessi". Auguri di cui ha effettivamente bisogno visto che, come osserva Il Popolo (Tortona), "le elezioni europee sono per noi italiani come Cenerentola. Nonostante siano passati gli anni e avremmo dovuto abituarci a guardare al nostro futuro sulla linea degli ampi orizzonti, non siamo per niente europeisti. Non sappiamo bene che cosa sia l’Europa, che cosa faccia il suo Parlamento, a che cosa serva". Eppure, fa notare Luca Sogno, direttore del Corriere Eusebiano (Vercelli), proprio a livello di campagna per le elezioni europee, "la drammatizzazione proposta dai leader nazionali di partito impegnati nel confronto per la conquista dei seggi al Parlamento di Strasburgo è sfociata in attacchi personali e nella scelta di terminologie da guerra civile". In queste elezioni europee, per la Fedeltà (Fossano), "in discussione c’è l’idea stessa di Europa, più o meno unita, più o meno rigorista o tecnocratica, più o meno disposta a mettere in comune responsabilità e risorse per affrontare temi non più differibili: dalle politiche fiscali a quelle sull’immigrazione, dalla politica estera e di difesa alle ricette economiche per superare la crisi e tornare a crescere. Per alcuni la sua stessa sopravvivenza, se prevarranno le spinte più marcatamente euroscettiche". Una responsabilità riguarda anche i media, secondo Mario Barbarisi, direttore del Ponte (Avellino): "L’informazione sull’Europa non è sufficiente. C’è bisogno di europarlamentari capaci, di un giornalismo più attento alle tematiche che contano e alle opportunità da cogliere senza esitazione". Di qui la scelta del giornale "di accettare la sfida dedicando spazio all’Agenda dell’Europa".

Papa Francesco all’assemblea della Cei. Grande interesse ha suscitato il discorso di Papa Francesco alla 66ª assemblea generale della Cei. Il Cittadino (Genova) in prima pagina riprende due editoriali del Sir per riflettere sulle "attese del Papa" e "la risposta di Bagnasco". Di "allegria" ha parlato Papa Francesco ai vescovi, ricorda Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio). "La domanda chiave nel suo discorso ai vescovi" è stata: "Chi è per me Gesù Cristo? Come ha segnato la verità della mia storia? Che dice di Lui la mia vita?". Dunque, "l’allegria che nasce da un incontro da rinnovare ogni giorno (‘Non stanchiamoci di cercare il Signore – di lasciarci cercare da Lui’) è il vero antidoto contro ‘la legione’, cioè ‘le tentazioni, che cercano di oscurare il primato di Dio’". Sempre a proposito dell’intervento del Papa all’assemblea della Cei, Adriano Bianchi, direttore della Voce del Popolo (Brescia), ricorda la citazione da parte di Francesco del discorso di Papa Montini ai membri della Cei in cui poneva come "questione vitale per la Chiesa" il servizio all’unità. Per Bianchi, "non è formale il riferimento di Francesco a Paolo VI. Non lo è nelle citazioni dovute a un pur augusto predecessore; non lo è nella logica continuità che connota da sempre lo snodarsi del magistero dei successori di Pietro; non lo è nella pregnanza del riferimento pastorale e nella scelta di ‘quell’eloquenza dei gesti’ di cui Montini fu precursore e primo artefice e che in Papa Bergoglio si vestono di una carica di umanità e di trasparenza evangelica ancor più evidente".

Cronaca. Diversi editoriali riguardano la cronaca o anniversari come quello del referendum sul divorzio. "Quarant’anni fa, nel maggio 1974, gli italiani votarono no al referendum per l’abrogazione della legge sul divorzio. È una ricorrenza lieta o infausta?", chiede provocatoriamente Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia), secondo cui "la possibilità di divorziare" a qualcuno "problemi li crea. Prima di tutto agli eventuali figli, che, per quanto civili siano i rapporti dei genitori divisi, soffrono sempre la fine della loro relazione". Giuseppe Rabita, direttore di Settegiorni dagli Erei al Golfo (Piazza Armerina), prende lo spunto dalla vicenda del ragazzino a cui è stato requisito lo smartphone a scuola perché intento a navigare in siti pornografici e dalla reazione sproposita della mamma a difesa del figlio: l’episodio "ci parla dello sgretolarsi dell’alleanza educativa tra insegnanti e famiglie, fenomeno di cui tanto si discute ma che, a conti fatti e cronache pulsanti, più che altro pare condotto con intenti accademici di esercizio filosofico". L’Ora del Salento (Lecce), sottolineando come in tempo di crisi aumenti l’impegno verso i sofferenti, sostiene che "il volontariato autentico non può essere unidirezionale, ma genera reciprocità o, per dir meglio, relazione", quindi "il valore profondo del volontariato cristiano sta nella condivisione dell’esperienza umana: nel mettere ‘vita con vita’". Stefano Fontana, direttore di Vita Nuova (Trieste), ricordando che la regione Friuli Venezia Giulia ha istituito una nuova figura, il "Garante dei diritti della persona", pone l’accento sul fatto che "i Garanti oggi non garantiscono quasi più nulla, per il semplice fatto che non siamo più d’accordo sui valori da garantire" e che, di conseguenza, non bisogna dare "ai Garanti nessuna delega in bianco sui propri figli. I genitori devono essere i Garanti dei figli, altro che il Garante della Regione". Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), si occupa, invece, del dramma delle carceri: "Le carceri sono spesso nel cuore delle città, ma non nel cuore della Chiesa e dei cristiani". Novità al Cittadino (Monza e Brianza). Lascia l’incarico il direttore Giorgio Bardaglio, che nel salutare i lettori scrive: "Spero di essere riuscito a raccontare la città, così come mi auguro di aver saputo rinnovare l’essenza di una tradizione antica, popolare ma anche alta, orientata a quei valori dell’umanesimo cristiano che pretendono più testimoni che bandiera".

Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale, con iniziative diocesane e spunti di riflessione. Sulle pagine del Nuovo Diario Messaggero (Imola) il vescovo, monsignor Tommaso Ghirelli, scrive a proposito dell’incoronazione della Madonna del Piratello tre secoli fa e dell’attualità della devozione a Maria: "Se sarà la Madonna a regnare su di noi, non lasceremo spazio a quelle sottili manipolazioni, condotte da centri di potere finanziario e da correnti ideologiche, che non hanno a cuore il popolo, ma soltanto gli interessi di parte. Se troveremo l’entusiasmo di acclamarla, non avremo bisogno di acclamare gli idoli, cioè di esaltare, al di là di quanto è giusto e benefico, persone e ideali terreni. Le persone veramente grandi sono infatti anche umili; gli ideali veri poi non illudono, non solleticano la vanità, non promettono il paradiso in terra". Voce della Vallesina (Jesi) ricorda un appuntamento che si terrà sabato 24 maggio a Montecarotto: la conferenza "Un montecarottese in Australia – Don Gerolamo Davado padre della fede e della frutticoltura". Il sacerdote aiutò la popolazione della cittadina di Stanthorpe, dove era parroco, "ad avviare coltivazioni di vigneti e frutteti". Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-San Severino Marche), parla della "festa di san Venanzio, patrono di Camerino", confrontando i suoi "ricordi velati dal fascino ‘amarcord’" della festa degli anni ’50 "e la vivacità tutta colorita della rievocazione storica della corsa alla spada e del palio introdotti nel 1982". Luce e Vita (Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi) ricorda "il lavoro che l’Azione Cattolica, con i suoi ragazzi, giovani e adulti, ha intrapreso quest’anno con la campagna sui nuovi stili di vita contro il gioco d’azzardo", cercando di "capire e studiare il problema a partire dall’incidenza sul nostro territorio: nelle parrocchie e a livello diocesano tutti abbiamo vissuto momenti formativi e informativi sul fenomeno dell’azzardo nel nostro Paese e nelle nostre città". Una riflessione a partire dal "cuore", riprendendo un appello di Agostino di Tagaste, viene offerta da Filippo Curatola, direttore dell’Avvenire di Calabria (Reggio Calabria-Bova e Locri-Gerace): "Rientra nel tuo cuore! Dove vuoi andare? Rientra dal vagabondare che ti ha condotto fuori". L’auspicio finale è che questo "grido", in un tempo dell’"apparire", "conduca, se non molti, almeno qualcuno a domandarsi stupito: ‘Dove sono?’".