A GAMBOLÒ (PAVIA)

La crisi picchia duro” “e il Comune dà i pasti” “a 1 cittadino su 100

La decisione assunta dalla giunta comunale di una cittadina lombarda che conta circa 10mila abitanti. Il sindaco Claudio Galimberti: “Non è uno spot. Ci tengo a dire che non abbiamo cercato nessun tipo di pubblicità e di proposito non abbiamo fatto proclami”. L’accesso ai pasti avviene tramite i servizi sociali dopo l’accertamento dello stato di necessità del richiedente. In aumento le richieste di viveri anche alle Caritas

Il Comune regala 1.900 pasti alle famiglie in difficoltà economica. Succede a Gambolò, centro abitato di circa 10mila abitanti della provincia di Pavia, dove l’amministrazione comunale ha avviato il servizio "Buon samaritano" distribuendo da gennaio pranzi gratuiti a 20 famiglie bisognose. In totale circa 1 pasto ogni 100 abitanti, una risposta alla crisi che non abbandona l’Italia e che non risparmia neppure le città di piccole dimensioni, meno esposte alla ribalta della cronaca. Il buono pasto del Comune. "La decisione – afferma il sindaco Claudio Galimberti, eletto nel 2013 – è stata presa dalla giunta e rientra nel programma dei servizi a favore dei cittadini disagiati. Non è l’unica cosa che facciamo, ma è quella che più di tutte dà un messaggio positivo e permette alla comunità di sostenere concretamente i suoi membri". La Sodexo, azienda incaricata del servizio di ristorazione nelle scuole cittadine e accanto al Comune in questo progetto, ha iniziato a distribuire i pranzi da gennaio scorso, ma fino alle scorse settimane l’iniziativa era passata quasi sotto traccia, tanto da non essere presentata nemmeno attraverso una conferenza o un comunicato stampa. "Non è uno spot – commenta il primo cittadino – ci tengo a dire che non abbiamo cercato nessun tipo di pubblicità e di proposito non abbiamo fatto proclami di sorta. Semplicemente, il comune ha sfruttato un’opportunità a favore dei cittadini". L’accesso ai pasti avviene tramite i servizi sociali dopo l’accertamento dello stato di necessità del richiedente: "Il nostro compito – spiega l’assessore Mario Bassi – è verificare che sia tutto in regola, una volta superato questo passaggio le persone si recano direttamente al centro cottura e prendono il pasto del mezzogiorno. Al momento stiamo aiutando tra le 15 e le 20 famiglie ogni giorno, con un totale di circa 1880 pranzi serviti da gennaio a oggi. Ci aspettavamo un afflusso del genere perché avevamo la percezione di un disagio economico diffuso nelle famiglie". Il costo di ogni pranzo è di 4,5 euro – in totale circa 8.300 euro in dieci mesi – ma finora l’amministrazione comunale non ha speso nulla. "L’accordo con Sodexo – precisa l’assessore Bassi – prevede alcuni benefit, tra questi abbiamo concordato di inserire i pasti per le famiglie povere. Qualora dovessimo superare il budget prestabilito, il Comune interverrà per coprire l’ulteriore spesa". La situazione. "Dare da mangiare a così tante persone – dice Galimberti – fa riflettere sul contesto in cui viviamo, perché penso che Gambolò sia nella media italiana e immagino che altre città, con un peso numerico diverso dal nostro, affrontino un’emergenza ancora maggiore". Difatti la situazione non migliora allargando lo sguardo alla diocesi di Vigevano, di cui la città fa parte. "Nei primi sei mesi del 2014 – argomenta don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana – le persone che si sono rivolte al Centro di ascolto sono state 369, indirettamente l’attività svolta ha contribuito al sostegno di 664 ‘assistiti’. Il problema-bisogno più frequente è stato la povertà economica, il 63% dei casi, seguito dal lavoro nel 18% dei casi". Tra quanti hanno chiesto beni materiali, il 72%, sono state distribuite 1383 borse alimentari, assistendo in media 230 persone al mese con il "pacco viveri". A questi si aggiungono quanti afferiscono alle mense dei poveri locali, quella del convento dei frati cappuccini di Vigevano e dell’associazione "Insieme a Mensa", la prima con 39 iscritti e la seconda con 14, registrati per verificare la situazione di difficoltà grazie alla collaborazione con Caritas. "In media – dichiara frate Giovanni Perego, guardiano del convento – serviamo tra le 35 e le 40 persone ogni giorno, a cui bisogna aggiungere 20/25 pasti ‘a portar via’. Di solito durante l’inverno la frequenza aumenta e capitano anche picchi di 50 persone in un giorno solo, non solo stranieri, ma anche tanti italiani, sia giovani sia anziani". Non a caso, nei primi sei mesi dell’anno, il 51% delle richieste giunte alla Caritas sono arrivate da italiani, il 31% dei quali con un’età compresa tra i 51 e i 60 anni, mentre sono il 3% gli under 30 contro il 12% dei pari età stranieri. Buon samaritano in Italia. Allargando lo sguardo al territorio italiano, il ricorso alla "legge del buon samaritano", come è stata definita la normativa 155 del 16 luglio 2003 ‘Disciplina della distribuzione dei prodotti alimentari a fini di solidarietà sociale’, al fine di aiutare gli indigenti, si sta diffondendo a macchia di leopardo un po’ ovunque. Per citare alcuni esempi, servizi simili sono presenti a Torino, Viareggio, Saronno, Gattinara, Scandiano e interessano tanto le metropoli quanto i piccoli comuni.