STORIE DAL CARCERE
L’esperienza teatrale (e di successo) della sezione femminile di massima sicurezza del carcere romano rischia lo stop per mancanza di fondi. Mentre nel carcere bolognese, il reparto sartoria diventerà fornitore di materiali lavorati e semilavorati per Ikea. Si tratta della prima iniziativa di una linea di design “dietro le sbarre” nata grazie alle agevolazioni previste dalla Legge Smuraglia” “
In contemporanea, il sistema di detenzione giudiziario del nostro paese sta vivendo due situazioni limite ma all’opposto l’una dall’altra. Da una parte una delle istituzioni di reinserimento più prestigiose e riconosciute ha perso l’esiguo finanziamento che la teneva in vita e rischia di scomparire. Dall’altra, un altro carcere ha inaugurato una inedita collaborazione con una multinazionale per riavviare al lavoro attivo i propri detenuti.
Gli affanni di Rebibbia. Cominciamo dalla prima. Si tratta dell’esperienza di teatro che viene portata avanti da anni nel carcere romano di Rebibbia. Si tratta del contesto nel quale i fratelli Taviani hanno girato il film "Cesare deve morire" premiatissimo al Festival di Berlino e in tutto il mondo. Il film era interpretato esclusivamente dai detenuti e dagli ex detenuti di Rebibbia. Questa istituzione adesso rischia di scomparire. L’esperienza teatrale nella sezione femminile di massima sicurezza del carcere romano di Rebibbia, infatti. rischia lo stop per mancanza di fondi. Con un progetto di finanziamento collettivo "Le Donne del Muro Alto", così si sono chiamate, stanno cercando di evitare la chiusura. L’idea è della curatrice e regista dello spettacolo Francesca Tricarico e dell’associazione di Pomezia PerAnanke: "È un’attività terapeutica e pedagogica, che porta un cambiamento dentro di loro e nella comunità. Fermare l’attività significherebbe interrompere un processo educativo importante", dicono. La raccolta fondi parte dal basso (si chiama crownfunding) e ha una scadenza ravvicinata, gennaio 2015. La cifra da raggiungere è di 25mila euro. Nel 2013 l’associazione era riuscita a realizzare lo spettacolo "Didone, una storia sospesa". Adesso, nonostante il progetto abbia vinto il bando della Regione Lazio per le Officine di Teatro Sociale, l’esperienza rischia di finire per mancanza di fondi. "Il carcere dovrebbe essere il luogo della rieducazione, del viaggio verso il reinserimento nella società e della scoperta di se stesso e dell’altro e della società. Quale strumento migliore del teatro?", sostiene Francesca Tricarico che ha anche lavorato come assistente alla regia nel film "Cesare deve morire" dei fratelli Taviani, realizzato con i detenuti di Rebibbia.
La multinazionale a Dozza. Tutt’altra storia, invece, a Bologna. Nel carcere di Dozza è stata attivata una collaborazione con la multinazionale Ikea. Il reparto sartoria dell’istituto diventerà fornitore di materiali lavorati e semilavorati per Ikea: tende, gembiuli, tovaglie, federe, eccetera. Si tratta della prima iniziativa di una linea di design "dietro le sbarre" nata grazie alle agevolazioni previste dalla Legge Smuraglia. L’intero ricavato sarà devoluto alla cooperative delle detenute. Si tratta di due storie "limite", una negativa e una positiva, che raccontano lo stato di caos nella gestione dell’istituto della pena detentiva in Italia. "Il grado di civiltà di una società si misura dalle sue prigioni", diceva Fëdor Dostoevskij. In Italia c’è ancora moltissima strada da percorrere.