DONNE IN CARCERE

Inventarsi un lavoro” “dietro le sbarre:” “è FumneIndipendent

Il progetto viene portato avanti nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino dall’associazione “Lacasadipinocchio”, con il finanziamento della Compagnia di San Paolo. Per 40 donne, quelle più vicine al fine-pena, nell’arco di 2 anni c’è la possibilità di un percorso di formazione che mira a fornire gli strumenti necessari per reinserirsi nel mercato del lavoro con una attività autonoma

Carcere femminile di Torino, dieci detenute sedute intorno ad un tavolo. Per la prima volta nella loro vita hanno la possibilità di progettare un futuro e una indipendenza economica. E di reinserirsi a tutti gli effetti nella società come persone nuove. "Tu cosa sai fare?": "Io so solo scippare". "Cosa vorresti fare?": "Mi piacerebbe organizzare gruppi e far vedere alle persone come si scippa". "E tu?": "Io non so fare niente, ma sono brava in cucina". "E tu?": "A me piacciono i cani". Anche nelle situazioni apparentemente più insolite si possono trovare dei talenti personali da valorizzare per inventarsi un lavoro. Ecco che la ex scippatrice può diventare una formatrice o una organizzatrice di eventi, una ex spacciatrice una cuoca a domicilio. Oppure chi è in carcere per aver ingerito ovuli di cocaina durante un volo aereo magari può diventare una dog sitter. È quanto si propone l’innovativo progetto "FumneIndipendent" ("fumne" in piemontese significa donna) portato avanti nella casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino dall’associazione "Lacasadipinocchio", con il finanziamento della Compagnia di San Paolo. Nella sezione femminile del carcere sono recluse un centinaio di donne. Per 40 di loro, quelle più vicine al fine-pena, nell’arco di 2 anni c’è la possibilità di un percorso di formazione che mira a fornire alle donne gli strumenti necessari per reinserirsi nel mercato del lavoro con una attività autonoma. Mestieri tradizionali e lavoro autonomo. Un momento estremamente delicato è infatti quello della scarcerazione, soprattutto in un periodo storico caratterizzato dalla crisi economica e da scarse opportunità lavorative per tutti. Da qui la scelta di incentivare il lavoro autonomo che valorizzi invece passioni e capacità personali, pensando, in particolare, ai mestieri tradizionali che si vanno perdendo, la cui richiesta è attualmente insoddisfatta. Nel primo ciclo del percorso sono state già "diplomate" 10 future sarte, parrucchiere, dog sitter, orafe artigiane, seguite da un team di professioniste che si alternano sui banchi di scuola del carcere per offrire, in 15 lezioni, fondamenti di business plan, ricerca di finanziamenti, coaching e comunicazione. Ora è partito il nuovo ciclo, con altre 10 donne impegnate nella scoperta di sé stesse e delle proprie potenzialità. Una su 10 ce la fa. Perché spesso succede che quando escono dal carcere, nonostante i buoni propositi, molte donne sono impreparate ad affrontare tutti gli aspetti formativi, pratici e burocratici che richiede l’avvio di un’attività autonoma. In più portano con sé lo stigma sociale legato alla detenzione. "L’idea di Fumneindependent è nata a seguito della richiesta di supporto di una ragazza, che, dopo aver scontato la sua pena, ci ha contattato per avere consigli su come avviare un laboratorio di sartoria" racconta al Sir Monica Cristina Gallo, fondatrice insieme a Sara Battaglino dell’associazione "Lacasadipinocchio". Ora la ragazza fa la sarta regolarmente: "Su 10 detenute che abbiamo seguito, una che lavora è un successo pazzesco". Gallo ha iniziato a collaborare con il carcere come volontaria 6 anni fa. Ha abbandonato dopo 15 anni un lavoro di designer nella bioarchitettura e ha iniziato ad organizzare laboratori creativi con le detenute: "Mi sono accorta che avevano grandi abilità manuali". Da lì è nata la prima idea di un brand "Fumne" che produce e vende accessori femminili: "In questo periodo ci hanno regalato tante perline, allora stiamo producendo una collezione di rosari con oggetti di recupero". Poi di "Fumnelab", che ogni sabato apre le porte del carcere alle donne libere, che imparano dalle donne detenute tecniche manuali come la sartoria. Infine, dal gennaio 2014, "Fumneindipendent". La sfida del dopo-carcere. Nel secondo ciclo, che ha preso il via in questi giorni, sono state coinvolte una serie di esperte che, insieme alle responsabili dell’associazione forniscono alle detenute gli strumenti necessari all’avvio di una piccola attività imprenditoriale: "Nei primi incontri cerco di capire quali sono le loro capacità – spiega Gallo -. Poi si prepara una scheda che elenca le rispettive potenzialità e risorse. Arriva l’esperta di coaching che le aiuta molto a sbloccarsi, poi segue la parte più complessa, ossia le lezioni di business plan e di ricerca dei finanziamenti, ad esempio tramite il microcredito. Ognuna ha delle dispense individuali su cui studiare". La sfida più difficile, ovviamente, è la messa in pratica di quanto appreso in carcere una volta uscite. "Ora alcune delle docenti dei corsi – auspica Gallo – stanno pensando di creare una associazione per seguirle anche fuori. Speriamo di riuscire".