L'OPINIONE DEL TERRITORIO

Una Chiesa aperta” “Le prime pagine ” “dei giornali diocesani

I settimanali cattolici, in uscita in questi giorni, riflettono sul Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, appena concluso, nel quale è emersa “una Chiesa – rilevano le testate Fisc – che non ha paura di rimboccarsi le maniche come la sua storia lunga duemila anni sta a dimostrare”

"La Chiesa non resta chiusa su se stessa, ma sa di avere un compito: portare il Vangelo alla nostra generazione". I giornali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), in uscita in questi giorni, riflettono sul Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, appena concluso. "Una Chiesa – rilevano le testate Fisc – che non ha paura di rimboccarsi le maniche come la sua storia lunga duemila anni sta a dimostrare". Tra gli altri argomenti affrontati dai settimanali: la beatificazione di Paolo VI, cronaca e vita delle diocesi. Proponiamo una rassegna degli editoriali giunti ad oggi in redazione.

Sinodo sulla famiglia. "Portare il lievito e la luce della fede nelle situazioni più diverse, anche in quelle in cui l’uomo è più ferito". Questo ha ribadito il Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia, come fanno notare i settimanali della Fisc. La Voce Alessandrina (Alessandria) rilancia l’editoriale del direttore del Sir Domenico Delle Foglie: "Il Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia è stato un momento significativo di quella ‘Chiesa in uscita’ evocata da Papa Francesco sin dai primi passi del suo pontificato. Una ‘Chiesa in uscita’ che non ha paura di rimanere ‘incidentata’ nell’incontro con il mondo e che nel solco del Concilio Ecumenico Vaticano II si esercita nello ‘scrutare i segni dei tempi’, non teme il discernimento e l’abbraccio con i feriti. Tutti i feriti dalla vita, anche quelli che sino a ieri ha forse trascurato, mai odiato". Davide Maloberti, direttore del Nuovo Giornale (Piacenza-Bobbio), chiarisce: "Occorre uscire dal tempio, prendersi cura delle persone, offrire sempre di più luoghi – come già accade – nelle parrocchie e in tutte le realtà ecclesiali in cui le persone – con famiglia, senza famiglia, con famiglia in crisi… – possano sentirsi accolte e amate e vedano rigenerare la loro vita. Non si tratta di imporre idee dall’alto, ma che la compagnia di Cristo possa veramente farsi accanto alle persone e trasmettere una speranza". Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate (Cesena-Sarsina), sostiene: "Non possiamo più fermarci nelle chiese, peggio ancora nelle sacrestie. Non è più il tempo di rimanere nel fortino, guardando chi è rimasto dentro. Occorre uscire, andare incontro alle persone, invitarle a seguire un cammino che riempie la vita". Secondo Vincenzo Tosello, direttore di Nuova Scintilla (Chioggia), occorre "fortificare gli ideali e incoraggiare alla testimonianza; ma allo stesso tempo saper curare le ferite in questo grande ‘ospedale da campo’, ridonare speranza a chi è più duramente provato. Evitando – come saggiamente suggeriva il Papa – le opposte tentazioni del rigorismo e del buonismo e tutte le altre che ci allontanano da Dio o dall’uomo". Per Lucio Bonomo, direttore della Vita del Popolo (Treviso), è "quanto mai necessario che nelle comunità cristiane si porti a conoscenza dei fedeli, il Messaggio finale dei padri sinodali, così carico di speranza e di fiducia verso le famiglie cristiane, nel quale, tra tante belle e consolanti parole, viene anche ricordato agli sposi che ‘l’amore coniugale, unico ed indissolubile, che persiste nonostante le tante difficoltà del limite umano, è uno dei miracoli più belli, benché sia anche il più comune’". Nel Sinodo dei vescovi sulla famiglia appena concluso Bonifacio Mariani, direttore del Nuovo Amico del Popolo (Chieti-Vasto) non vede "una accolta di fazioni contrapposte, ma una Chiesa coraggiosa, esposta al vento dello Spirito, capace di camminare sui sentieri aperti del dialogo, dell’interrogativo e della ricerca. Qualcuno ha parlato di Chiesa ‘in uscita’". Dunque, "piuttosto che immaginare scenari di guerra, più o meno fredda, più o meno dichiarata, tra fazioni contrapposte, è più aderente alla natura della Chiesa pensare ad un fecondo periodo di riflessione, approfondimento, ricerca, a modo dei giorni del Concilio. Una Chiesa capace di comunione, di profezia, di apertura allo Spirito: una Chiesa conciliare, fedele a Dio, fedele all’uomo". Concorda Vincenzo Rini, direttore della Vita Cattolica (Cremona): "Non è stato un Sinodo di guerra, ma un evento ecclesiale per molti versi nuovo ed esaltante. Certamente le diverse posizioni pastorali tra i padri sinodali sono emerse. Ci si è resi pienamente conto che, pur fedeli tutti nel considerare il matrimonio come sacramento indissolubile fondato sull’unione di un uomo e di una donna, dalla quale solo può nascere, per amore, la vita, il modo di affrontare le difficoltà che la famiglia vive oggi nel mondo secolarizzato sono non del tutto coincidenti. Tutti i padri sinodali sono mossi dal desiderio di non tradire la verità del matrimonio e della famiglia e, allo stesso modo, dalla ricerca di ciò che la Chiesa può fare per sanare le gravi sofferenze e per leggere i profondi mutamenti che le famiglie oggi devono affrontare". Dal recente Sinodo, scrive Mimmo Muolo su Emmaus (Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia), emerge "che i vescovi di tutto il mondo attribuiscono alla famiglia un’importanza essenziale per il futuro della società e ritengono basilare sia evidenziarne la bellezza, sia chinarsi sulle sue ‘ferite’, onde curarle con l’olio della misericordia e le medicine della verità. La discussione, semmai, sta nel trovare il giusto dosaggio tra l’uno e le altre. E in questo senso, dall’Aula sinodale sono giunti gli echi di un confronto condotto all’insegna dell’estrema franchezza, come il Papa aveva chiesto". Per l’Araldo Abruzzese (Teramo-Atri), "era prevedibile che il Sinodo non fosse un’allegra passeggiata ottobrina, ma anche in questa occasione la Chiesa ha dato prova di essere capace di dialogare apertamente e senza paure, con una dialettica franca e asciutta, su tematiche delicate come quelle trattate. La logica dell’incarnazione e dell’evangelizzazione passa anche attraverso la parresia ed i rischi che comporta, come peraltro dimostra la storia dei primi concili. In fondo era quello che Papa Francesco ha auspicato all’apertura del Sinodo". Anche la Difesa del Popolo (Padova) fa un bilancio del Sinodo: "Le impressioni prevalenti sono positive, soprattutto in riferimento allo stile del dibattito, del confronto, che è sempre stato aperto, fraterno, ma anche franco e sincero, come aveva raccomandato il Papa all’inizio dei lavori".

La beatificazione di Paolo VI. "Domenica 19 ottobre in piazza San Pietro si sono ritrovati tre timonieri della barca di Pietro: Papa Francesco, Benedetto XVI e Paolo VI. L’emerito Benedetto XVI vicino a Papa Francesco si sono inchinati di fronte a Paolo VI riconoscendone la beatitudine in cui l’ho accolto Cristo. Questo evento si è verificato ad appena di quasi sei mesi quando lo stesso Papa Francesco con a fianco Benedetto XVI ha proclamato santi due Papi: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II", ricorda Vincenzo Finocchio, direttore dell’Appennino Camerte (Camerino-Sanseverino Marche). La Vita Casalese (Casale Monferrato) ricorda che "si concluderà giovedì 30 ottobre alle ore 21 in Seminario, nella calda cornice del Salone ‘Carlo Cavalla’, la serie di iniziative che ‘Cantiere Speranza’ ha dedicato alla beatificazione di Paolo VI". La Gazzetta d’Asti (Asti) sottolinea: "Una beatificazione attesa da molti, quella di Papa Montini, uomo che ha saputo capire i segni dei tempi di grande cambiamento in ambito sociale, economico, politico, morale".

Cronaca. Diversi gli spunti dalla cronaca. Pierluigi Sini, direttore della Voce del Logudoro (Ozieri), osserva: "La società considerata nel suo insieme non gode di buona salute. Le crisi, finanziaria, economica, sociale e di valori condivisi, dopo anni di sacrifici per una ripresa che stenta a decollare, preoccupano i cittadini che, sempre più in difficoltà, avvertono la necessità di un cambio di marcia capace di favorire serenità". Riflette su coltivazioni e alimentazione Corrado Avagnina, direttore dell’Unione Monregalese (Mondovì): "Una via d’uscita, che coinvolge tutti, può essere individuata – come ricordano i vescovi nel messaggio per la Giornata del ringraziamento – nel farsi ‘consumatori corresponsabili’, capendo i ritmi dell’agricoltura sotto il sole e sotto la pioggia, rispettando la stagionalità dei prodotti, non chiedendo di spremere le coltivazioni a più non posso, privilegiando la qualità sulla quantità, guardando alla terra come ad un patrimonio da custodire e da trasmettere alle future generazioni e non come un terreno da sfruttare senza scrupoli… Ce n’è per tutti, se vogliamo fare sul serio". Parlando del convegno a Borgo Tossignano su rischi idrogeologici e valorizzazione del territorio, il Nuovo Diario Messaggero (Imola) rileva: "In questi giorni abbiamo sentito professionisti, imprese, aziende agricole ed agriturismi – ben supportate dall’Ente Parco – che credono in un’economia sostenibile (ed in crescita perché risponde alla domanda di vero benessere). Hanno mostrato interventi di fonti energetiche rinnovabili, sistemi di monitoraggio, riqualificazioni di edifici e paesaggi, già realizzati nel nostro territorio. È utopia pensare che questa green economy contribuisca alla rinascita di un territorio oggi così in difficoltà? Penso di no, ritengo necessario ‘soffiare sul fuoco’ che si è già acceso ‘dal basso’, dalla società". Commentando il dato che "nel 2013 la dispersione scolastica in Italia è stata del 17% contro il 9,9% e il 9,7% di Germania e Francia e il 12% della media europea", Luciano Sedioli, direttore del Momento (Forlì-Bertinoro), evidenzia: "La cura per i giovani passa anche attraverso la lotta all’abbandono scolastico. Ecco perché il servizio di doposcuola offerto da tante parrocchie (associazioni e movimenti) è un investimento sui giovani e sul loro futuro". A proposito del problema della dispersione scolastica la Voce dei Berici (Vicenza) riprende un articolo di Alberto Campoleoni, pubblicato dal Sir: "Un pensiero va alla scarsa considerazione e valorizzazione del sistema scuola in generale: evidentemente per alcuni non è un luogo, un’opportunità, un’esperienza che vale la pena. Su questo (anche) occorre lavorare: rinforzare il patto educativo tra scuola e famiglie, scuole e territorio, valorizzare l’attrattività del percorso scolastico, la forza della ‘scommessa’ sulla cultura e sull’educazione. Più scuola vuol dire più futuro e un futuro migliore". Di una vicenda tragica si occupa Bruno Cappato, direttore della Settimana (Adria-Rovigo): la morte un nonno ed il nipotino a Lendinara. "Quante volte noi ci arrischiamo con strana sicurezza a giudicare, a definire da giudici inflessibili il bene ed il male delle persone, dei comportamenti! Quante volte una certa forma di orgoglio e di superbia ci porta a definire i comportamenti identificandoli con le persone! E noi che avremmo bisogno di chiedere perdono, ci innalziamo al giudizio invece di mendicare il perdono". Pier Giovanni Trossero, direttore dell’Eco del Chisone (Pinerolo) denuncia i mali della burocrazia: "Ma ci rendiamo conto di cosa significa un apparente rispetto delle regole che rallenta mostruosamente la possibilità di realizzare opere di interesse pubblico?". A proposito del regolamento sulle elezioni dei borghi che vuol "far sì che le donne siano presenti là dove si decide", la Fedeltà (Fossano) osserva: "Il "riequilibrio della rappresentanza" non potrà mai venire accettato, se non passerà prima a questi livelli (di borghi e di frazioni) dove tutti ne possono comprendere la ragione". Alessandro Repossi, direttore del Ticino (Pavia), si occupa di un problema che tocca Pavia e provincia: "Senza nuove infrastrutture, il nostro territorio non potrà conoscere quel rilancio economico e occupazionale che tutti auspichiamo da tempo". Gente Veneta (Venezia) riflette sul quinto possibile referendum sulla separazione di Venezia e Mestre, riportando alcuni dubbi sulla sua opportunità. Commentando la sentenza sul disastro doloso per l’inquinamento provocato dalle cisterne della Lombarda Petroli, Luigi Losa, direttore del Cittadino (Monza e Brianza) dice: "Non è ancora del tutto vero che ‘chi inquina paga’, come dovrebbe essere di una civiltà-società che ha imparato a fare i conti con i suoi diritti doveri nei confronti dell’ambiente e di chi ci vive e dimora". Mario Barbarisi, direttore del Ponte (Avellino), sottolineando come Piazza Libertà sia "uno dei luoghi simbolo della città", ammette: "Oggi la Piazza è lo specchio che riflette l’immagine di una città distrutta, più dalle mani di chi l’ha amministrata che dal sisma del 1980". Sulla Guida (Cuneo) una riflessione sul tempo: "Amici o nemici del tempo? Come ci muoviamo attraverso di esso? E che valore gli diamo?".

Attualità ecclesiale. Non manca l’attualità ecclesiale. Sulla Vita Cattolica (Udine), Vita Nuova (Trieste) e il Popolo (Concordia-Pordenone) i rispettivi vescovi monsignor Andrea Bruno Mazzocato, monsignor Giampaolo Crepaldi e monsignor Giuseppe Pellegrini non possono nascondere "la sofferenza per certi travisamenti della realtà della famiglia e del matrimonio recentemente sostenuti da rappresentanti di istituzioni pubbliche. Ci riferiamo, in particolare, ai sindaci di alcuni comuni italiani che hanno dato vita ad iniziative non rispettose degli ambiti del loro potere, finalizzate alla trascrizione nel registro dello stato civile di un matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all’estero". Dalle pagine di Millestrade (Albano), il vescovo, monsignor Marcello Semeraro, parla della ricorrenza del 1° novembre: "La festa di Tutti i Santi ci dice che un futuro, invece, c’è ed è più giusto rinvigorire la speranza: che sotto la scorza, forse anche banale, delle cose, stia realmente venendo alla luce qualcosa di nuovo; di vedere appagata la nostra sete di bellezza e di verità, di amore e di giustizia; il nostro bisogno di misericordia e di pace". Il Corriere Eusebiano (Vercelli) rammenta che "i vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta invitano a partecipare, domenica 26 ottobre, alla colletta per le popolazioni recentemente colpite da eventi alluvionali, in particolare la città di Genova". Adolfo Putignano, direttore dell’Ora del Salento (Lecce), ricordando la conferenza-stampa di presentazione del laboratorio "Gettate le Reti", riporta un pensiero del vescovo monsignor Domenico Umberto D’Ambrosio che a proposito dell’utilizzo di WhatsApp afferma per inviare ogni mattino un suo messaggio ai sacerdoti: "È un’idea che mi piace, è bello comunicare con i preti…". Giovanni Tonelli, direttore del Ponte (Rimini), commentando il discorso del vescovo Francesco Lambiasi alle autorità, evidenzia: "Vi si interpreta il disagio crescente della gente nel vivere la ‘città’. Situazioni di difficoltà e sofferenza, pericolo e insicurezza si vanno estendendo, quasi che la città da rifugio sicuro si fosse trasformata in ‘ostile e inospitale’. La paura è un sentimento che sempre più pervade le situazioni, gli ambienti, le relazioni. Non è certo questione solo riminese ed è comune a tante realtà metropolitane". Una riflessione sul vescovo è quella che offre Giordano Frosini, direttore della Vita (Pistoia): "Sollecitare (evidentemente con l’aiuto dello Spirito Santo) tutti i carismi, esaminarli e verificarli nel loro contenuto, coordinarli nell’unità e nella comunione: un’autorità ‘sui generis’ quella del ministro ordinato, del pastore cristiano, ‘segno e strumento di Cristo capo e pastore’. Un’autorità che è servizio, totalmente servizio, come quella di Gesù venuto ‘per servire e non per essere servito’".