SINODO, BUONE PRATICHE/3

Macerata, famiglie” “in uscita: ” “dal condominio a…

Elaborato un itinerario specifico per coppie alle prime armi articolandolo su tre livelli: diocesano, parrocchiale e “domestico”. Tutto grazie alla libera iniziativa di alcune famiglie che hanno messo a disposizione la propria casa per gli incontri. Gabriele e Laura Cardinali sono gli ideatori di questo percorso aperto alle coppie più lontane e che non frequentano la parrocchia

Case come piccoli focolari. Che cambiamo il cuore di paesi e città. Famiglie che aprono le porte di una "Chiesa domestica in uscita", spalancando le porte delle loro abitazioni: dal condominio, al quartiere, alla parrocchia. Per contagio: perché la Chiesa "non cresce per proselitismo ma per attrazione", come scrive Papa Francesco nella "Evangelii Gaudium". Se ne sono accorti Gabriele e Laura Cardinali, responsabili della pastorale familiare della diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. Da sette anni portano avanti un itinerario dedicato in modo particolare alle coppie "giovani": non solo e non tanto per età anagrafica, ma perché alle prese con i primi anni di matrimonio e l’arrivo dei figli. Un periodo delicato, in cui le famiglie sperimentano le proprie debolezze e si sentono a volte inadeguate nello svolgere il loro compito. A dominare è la solitudine, il senso dell’isolamento: ci si sente "sradicati" dalla propria comunità di appartenenza. Poco prima c’erano i corsi per fidanzati, e quasi per incanto dopo il matrimonio ci si trova in una sorta di "limbo": per ritrovare un ruolo attivo ed essere coinvolti dalle parrocchie in un percorso di partecipazione bisogna attendere che i figli (quando e se arrivano) siano in età da sacramenti. Quelli dell’iniziazione cristiana, naturalmente. Ma se qualcuno, nel frattempo, trova il coraggio di aprire la porta della propria casa, mettendola a disposizione di altre famiglie, diventa più facile spezzare il cerchio. Così, a Macerata, le famiglie "reclutate" tramite questo percorso speciale diventano di anno in anno più numerose. Approfondiamo l’argomento, in vista dell’imminente inizio del Sinodo sulla famiglia.

Coppie "giovani", case aperte. È cominciato tutto in modo molto naturale, ci raccontano Laura e Gabriele: "Ci dispiaceva lasciare le coppie con cui avevamo fatto il percorso di preparazione al matrimonio. Qualcuno ci ha chiesto esplicitamente di continuare ad incontrarci. Altri ci hanno interrogato su cosa significhi essere giovani coppie". ‘Noi siamo sposati da dieci anni, ma abbiamo appena avuto un figlio… Come dobbiamo definirci?’", la sana provocazione di due sposi, che dava voce ad una preoccupazione reale. È nata in questo modo l’idea di "riscoprire la dimensione domestica" della famiglia e della Chiesa, e di elaborare un itinerario specifico per coppie alle prime armi articolandolo su tre livelli: diocesano, parrocchiale e "domestico", appunto, grazie alla libera iniziativa di alcune famiglie che hanno messo a disposizione la propria casa per gli incontri. "Lo stile informale di un incontro in casa – testimoniano Gabriele e Laura – rende più facile lo scambio delle esperienze, la condivisione delle difficoltà, il sostegno reciproco". Ogni anno pastorale, a Macerata, da sette anni comincia con tre o quattro incontri a livello diocesano, con la partecipazione di circa 500 persone, da ottobre a gennaio; da gennaio a marzo si svolgono gli incontri nelle case e a marzo-aprile (a seconda di quando cade la Pasqua) le famiglie si organizzano autonomamente per gli incontri in parrocchia. A giugno c’è la Festa della famiglia – quest’anno è stata la prima volta – a cui sono invitate tutte le realtà impegnate in diocesi in questo settore della pastorale: associazioni, movimenti, scout, Centri di aiuto alla vita… Non mancano le vacanze estive, con soggiorni anche "a misura di bambino" e apposite équipe di animatori che si dedicano ad accudirli.

Poche regole, ma precise.  Che i nostri due animatori avessero le idee chiare fin dall’inizio sulla proposta originale che stavano per fare alle nuove famiglie è risultato chiaro fin da subito. "Nel cartoncino d’invito che avevamo predisposto per gli incontri nelle case era specificato di non chiamare le famiglie amiche, quelle che fanno parte del nostro abituale giro di conoscenze, ma quelle sconosciute o più lontane, anche quelle che magari ci abitano accanto o che non frequentano la parrocchia". Altra regola: la presenza del sacerdote, oltre alla coppia animatrice, ad ogni incontro. La casa, invece, non deve essere sempre la stessa: ci si alterna ad ospitare. Quanto alla metodologia delle riunioni, si parte dalla Parola di Dio come "lente di ingrandimento" di ogni vissuto familiare, che è diverso da tutti gli altri: ci si lascia interpellare e si mettono in comune riflessioni, dubbi, interrogativi. Per il resto, la parola d’ordine è "flessibilità": le uniche date fisse, per ovvi motivi organizzativi, sono quelle degli incontri diocesani.

La "cassetta per gli attrezzi".  Gabriele e Laura la chiamano "cassetta degli attrezzi". Sono delle "schede tecniche" da leggere prima degli incontri, con indicazioni molto semplici da rischiare di apparire minimali: come disporre le sedie, quali materiali in preparazione usare, che tipo di "sussidi tecnologici" predisporre (dvd per visionare film, foto da proiettare…). È uno stratagemma a cui tengono molto: lo usano per vincere le resistenze ad aprire le proprie dimore, la paura del "che gli dico?". Basta poco per abbattere le barriere: soprattutto, risulta decisiva la volontà di non formare "supercoppie" che aprono la loro casa per salire in cattedra. "Non abbiamo mai voluto formare coppie leader", assicurano Laura e Gabriele. Forse è anche per questo che la casa, nel loro itinerario a tre livelli, si è rivelata "l’anello vincente".