ETICA E TECNOSCIENZA
Soffia il vento degli interrogativi etici, anche sulle pagine del "Corriere della Sera". Ma non un vento impetuoso e travolgente, piuttosto una brezza lieve e… lenta, terribilmente lenta, tanto da giungere decisamente in ritardo!Anno 2014: prendendo spunto dalla constatazione della forte carenza di ‘donatori’ di gameti (soprattutto donne), il prof. Giovanni Belardelli riflette su alcuni aspetti della fecondazione eterologa, concludendo con un cruciale (quanto retorico) interrogativo: "Tutto ciò che è tecnicamente possibile deve anche essere fatto? Dobbiamo lasciare che sia la tecnoscienza e non più l’etica a dirci ciò che è lecito e ciò che non lo è? Proprio il grande sviluppo, presente e futuro, delle biotecnologie è destinato a rendere questi interrogativi sempre più rilevanti e ineludibili". Anno 1987: la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblica l’Istruzione Donum Vitae sul tema della fecondazione artificiale, al n. 4 dell’introduzione si legge "Ciò che è tecnicamente possibile non è per ciò stesso moralmente ammissibile".Benvenuti in paradiso! Ci sono voluti ben 27 anni perché dalla penna laicissima di Belardelli, sulle pagine del laicissimo "Corriere", emergesse la consapevolezza che la scienza, insieme con le sue applicazioni tecnologiche, non è autosufficiente nell’individuazione delle finalità da perseguire. "La scienza e la tecnica, preziose risorse dell’uomo quando si pongono al suo servizio e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti, non possono da sole indicare il senso dell’esistenza e del progresso umano" aveva già ammonito la Donum Vitae, "né si possono desumere i criteri di orientamento dalla semplice efficienza tecnica, dall’utilità che possono arrecare ad alcuni a danno di altri o, peggio ancora, dalle ideologie dominanti".Occorre invece un quadro di riferimento antropologico e valoriale per orientare il cammino tecnoscientifico, "la scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso intrinseco significato, il rispetto incondizionato dei criteri fondamentali della moralità: debbono essere cioè, al servizio della persona umana, dei suoi diritti inalienabili e del suo bene vero e integrale". Siamo contenti che, al di là di ogni posizione personale, ci si possa ritrovare attorno ad una comune preoccupazione etica, del tutto razionale e di buon senso, che la riflessione della Chiesa aveva già messa a fuoco e proposta, più volte, più di vent’anni fa.