La democrazia pensata

da Sir 43/2004

“Non ridurre la questione della democrazia a semplice questione del sistema politico” e “ripensare la democrazia in un contesto allargato”, vale a dire in una prospettiva di “democrazia sostanziale”, in cui si rivelano centrali la “questione etica”, il “sempre maggiore coinvolgimento dei cittadini nella conduzione della vita pubblica” e la “capacità del governo di rispondere, in modo sempre più adeguato, alle esigenze dell’intera collettività”. Questi gli intenti principali del documento preparatorio alla 43ª Settimana sociale, in programma a Bologna, dal 7 al 10 ottobre, sul tema “Democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri”. Di seguito una nostra sintesi del documento, disponibile nella versione integrale su www.settimanesociali.it.

I “POTERI FORTI” E IL “POPULISMO”.
“Le difficoltà maggior per lo sviluppo della vita democratica”, si legge nel testo, “sono costituiti dalla presenza di poteri forti che si sostituiscono al potere politico o tendono a subordinarlo a se stessi, trasformandolo in una loro variabile dipendente” e minacciando la “libera decisione dei cittadini” grazie “all’azione di gruppi di pressione sempre più spregiudicati e agguerriti”. “I gruppi di pressione sono un elemento costituivo della vita pubblica”, ma “rappresentano una minaccia per la democrazia se si muovono in modi non trasparenti nella società e se si sottraggono alla dialettica politica”. In questi casi, è a rischio il rispetto del “principio di maggioranza” e “la centralità della politica, sia per la pressione esercitata dagli interessi economici, sia per la sostituzione da parte dei media dei tradizionali canali di mediazione, con la conseguente tendenza alla spettacolarizzazione della vita pubblica e con l’avanzare di una tendenza populista”. Senza contare l'”influenza esercitata dalla tecnica in tutti gli ambiti della vita”, che da “fattore positivo” può trasformarsi in “fonte di pericolo per la democrazia”, sia per la possibilità di una “manipolazione dell’opinione pubblica”, sia per la tendenza a sottrarre le decisioni “al controllo dei cittadini”.

DEMOCRAZIA “COMPETITIVA” O “SENZ’ANIMA?”. In una società, come la nostra, “contrassegnata da un profondo vuoto etico” e dall'”assenza di valori condivisi”, il pericolo che corre la democrazia è quello di una “asfissia spirituale” che la renda “senz’anima”, e “destinata in quanto tale a regredire”. La logica del “più forte” può infatti “assumere nomi diversi” (“ideologia, potere economico, sistemi politici disumani, tecnocrazia scientifica, invadenza dei mass media”), ma in tutti questi casi il rischio è che “si riduca la democrazia sociale” a favore di un modello di “democrazia competitiva” caratterizzata dalla “concentrazione del potere in mano di pochi soggetti”. Senza contare il “qualunquismo ideologico” e il “pragmatismo”, dovuti alla “profonda crisi dei partiti” e alla “selezione della classe politica attraverso forme di cooptazione legate a precisi interessi”, oltre che alla “disaffezione per la politica da parte della gente”, anche per i “frequenti scandali” recenti.

UN “ÉTHOS” CONDIVISO. “Offrire il proprio contributo di riflessione e di proposte circa i modi più adeguati per attuare oggi il valore della democrazia ed estendere la partecipazione sociale”: questo lo scopo principale della Settimana sociale, che parte dall'”oggettiva difficoltà di individuare una piattaforma di valori comuni” per “ripensare” la democrazia alla luce del “contributo” offerto dal cristianesimo nel campo, ad esempio, dei diritti umani. Il punto di arrivo, si legge nel documento, è arrivare alla “ricostruzione di un ethos condiviso, in assenza del quale la politica non può che ridursi a mero pragmatismo ed essere attraversata da tentazioni autoritarie”. “Partecipazione attiva dei cittadini” alla vita politica, attraverso “forme decentrate di potere” che garantiscano il “pluralismo”; creazione di “precise forme di regolamentazione nei confronti dei poteri forti, in primo luogo di quello economico, che rischiano di condizionare pesantemente lo sviluppo della vita associata”; individuazione di “un contesto istituzionale che si preoccupi di gestire il mercato globale e di dare vita a una ‘governance’ nell’economia mondiale'”: queste alcune priorità individuate nel documento, in cui si citano anche alcune “disfunzioni” del mondo della finanza e si auspica una “decisa svolta che restituisca credibilità al sistema e incrementi la fiducia nei risparmiatori, approntando misure efficaci di controllo e dilatando gli spazi della partecipazione democratica”.

LE RIFORME E LA “QUESTIONE ISTITUZIONALE”. Altro ambito rilevante, quello del lavoro, in cui si registra “uno stato diffuso di precarietà” a causa della crisi in atto e della messa in discussione di alcune importanti “conquiste” dello Stato sociale. Anche i sistemi di informazione possono “esercitare un pesante condizionamento sulla politica”, mentre l’influenza del potere economico e la “mitizzazione della tecnica” possono arrivare a “condizionare” e “strumentalizzare” la ricerca scientifica in nome di un “neoscientismo” come unico “criterio interpretativo” della realtà. “Partitocrazia” e “parlamentarismo”, infine, hanno messo negli ultimi decenni in primo piano la “questione istituzionale”, che resta “l’ambito privilegiato nel quale ricercare un consolidamento della democrazia”. In Italia, si lamenta nel testo, “è finora mancato un progetto di riforma coerente e adeguato che, oltre a garantire un maggior peso ai cittadini, assicuri una maggiore stabilità di governo e favorisca una più marcata autonomia e una maggiore articolazione fra centro e periferia”.