Nella storia con responsabilità

da Sir 29/2004

Dovrebbe essere pronto entro la fine del mese, il Documento preparatorio alla 44ª Settimana sociale dei cattolici italiani, in programma a Bologna dal 7 al 10 ottobre prossimi. Lo ha annunciato mons. LORENZO CHIARINELLI , vescovo di Viterbo e presidente del Comitato scientifico e organizzatore, il 16 aprile, nel corso di un incontro con i rappresentanti dei settimanali diocesani e della stampa cattolica. “L’attuale crisi della democrazia – ha detto il vescovo riferendosi al tema della Settimana sociale, “Democrazia: nuovi scenari e nuovi poteri” – non è puramente formale o strutturale: occorre chiederci quale ‘ethos’ sia in grado di garantire una convivenza veramente democratica, alla luce del primato della persona e nella logica della sussidiarietà”. Di qui la necessità – ha detto Chiarinelli evidenziando il “filo rosso” che lega Napoli (sede dell’ultima Settimana sociale) e Bologna (luogo della prossima) – di chiamare i cattolici alla “responsabilità” e alla “partecipazione”, cercando “nuove modalità di raccordo” tra “la loro presenza nella società civile, molto articolata, matura e viva, e quella nella società politica, alla quale si è forse oggi meno attenti che in passato”. Nate nel 1907 a Pistoia, le Settimane sociali hanno conosciuto una prima stagione (1907-70) e un “intermezzo” dal 1970 al 1988, anno dopo il quale ne sono state celebrate tre edizioni: nel 1991 a Roma su “I cattolici e la nuova giovinezza dell’Europa”; nel 1993 a Torino su “identità nazionale, democrazia e bene comune”, nel 1999 a Napoli, su “Quale società civile per l’Italia di domani?”. Mons. Chiarinelli ripercorre così per il Sir il cammino di questo importante appuntamento ecclesiale, tra “memoria” e “sfide” da raccogliere.

Mons. Chiarinelli, quale “peso specifico” le Settimane sociale hanno avuto nella storia del nostro Paese?
“Se guardiamo al cammino percorso in questi cento anni, credo si possa dire che il ruolo delle Settimane ha in un certo modo ‘seguito da vicino’ i ritmi e le evoluzioni della realtà italiana, sia sotto il profilo socio-politico che sotto quello ecclesiale. Stare con intelligenza e originalità, dentro la storia è stato sempre lo ‘spirito’ delle Settimane sociali, oggi in stretta sintonia con il ‘progetto culturale’ che la Chiesa italiana ha iniziato ad elaborare un decennio fa. Già Toniolo, del resto, partì proprio da una lettura attenta del suo tempo, inaugurando la Settimana con l’invito a ‘verificare il livello culturale’, dei cattolici: ‘con la speranza – aggiungeva – che dalle idee nascano anche le opere’ . Altro aspetto qualificante delle Settimane è, infatti, costituito dal fatto che esse non vogliono dar luogo ad una sorta di ricerca accademica, ma al contrario intendono ‘interpretare la storia’ da credenti, come sollecita a fare Giovanni Paolo II, per attivare nella società stili di vita e modelli educativi in grado di rispondere alle sfide più urgenti del nostro tempo”.

Come “leggere” l’attuale crisi della democrazia, e come contrastarla?
“Innanzitutto, tenendo presente che tale crisi non è puramente formale o strutturale: la ‘forma democratica’ oggi sembra scoppiare, visto che la molteplicità dei processi sociali, in un mondo reso villaggio globale, sembrano mancare di ogni regolamentazione sociale e, di fatto, sfuggono alle forme istituzionali precedenti. In questo contesto, interrogarsi sulla democrazia è indispensabile, soprattutto per ‘rilanciare’ il contributo della politica e confrontarsi sulla ‘governance’, come avvenne, ad esempio, nelle Settimane Sociali del dopoguerra. Oggi, il ‘policentrismo’ dei poteri pone il problema nuovo di ricercare, a livello nazionale ma anche sopranazionale e internazionale, nuovi modi e nuovi strumenti attraverso cui incarnare il valore ‘democrazia’ nei nuovi poteri emergenti”.

Se dovesse coniare uno “slogan” per Bologna, quali parole sceglierebbe?
“Due parole chiave potrebbero essere ‘responsabilità’ e ‘partecipazione’. Da incarnare, innanzitutto, attraverso la presenza e l’impegno di laici qualificati, in grado anche di trasmettere la ‘passione politica’ alle nuove generazioni. Contro i rischi dell’autoreferenzialità e del linguaggio per ‘addetti ai lavori’, è urgente dare più ampiezza allo spazio laicale nell’esperienza ecclesiale. Ci sono momenti in cui le mediazioni storiche vengono meno, e ciò impoverisce il contributo che i cattolici possono e debbono dare alla storia del nostro Paese. In un’epoca, come la nostra, in cui ogni contrasto diventa separatezza, i credenti devono assumersi la responsabilità di ricostituire un éthos condiviso a partire dai grandi principi ispiratori del cattolicesimo, come la centralità della persona nella sua integralità, la solidarietà e la partecipazione. Solo così si possono raccogliere le ‘sfide’ dell’oggi sui contenuti e sulle forme di una ‘democrazia compiuta’, al riparo dagli arbitrii e dalle esclusioni, dalla tirannia dei poteri o degli interessi ‘di parte'”.