Per un giusto ordine mondiale

da Sir 7/2004

Un “risveglio di interesse” per i temi politici e un “nuovo bisogno di partecipazione”, a cui in futuro dovranno esser dati “ulteriori spazi, soprattutto per consentire una maggiore partecipazione del mondo giovanile e del volontariato”. Sintetizza così al Sir padre Michele Simone , vicedirettore di “Civiltà cattolica”, l’eco “vasta e inaspettata” che hanno avuto i seminari preparatori alla 44A Settimana sociale dei cattolici italiani (Bologna, 7-10 ottobre), l’ultimo dei quali si terrà domani, 31 gennaio, a Napoli, sul tema “La ‘governance’ globale: regole e procedure nel governo delle entità internazionali”.
Abbiamo intervistato padre Simone, coordinatore del seminario di Napoli e membro del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali.
Nel primo seminario, sul piano italiano si è parlato del rischio di un “deficit di democrazia” causato da una “realpolitik” intesa come “diritto del più forte”. E’ così anche nello scenario internazionale?
“Certamente sì. Oggi occorrono nuove regole e nuove ‘ragioni’ per far funzionare in maniera più efficace l’Onu e le altre organizzazioni internazionali, per combattere la povertà, ridurre le disuguaglianze. L’intento di quest’ultimo seminario è proprio quello di chiedere materiale di riflessione da elaborare in questo campo, sempre in vista di un intervento nell’azione. Lo spirito delle Settimane sociali è infatti sempre stato, e continua ad essere, quello del riflettere per suscitare strategie concrete di azione, non limitandosi alla semplice riflessione teorica o astratta. Oggi, è il presupposto fondamentale dell’incontro di Napoli, bisogna cambiare la ‘governance’ internazionale per farla funzionare meglio. L’Onu, il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, il tribunale penale internazionale, sono alcuni esempi di istanze sopranazionali che, nello scenario della globalizzazione, devono interagire anche con le organizzazioni non governative, divenuti oggi un punto di riferimento significativo anche nei confronti dell’opinione pubblica”.

In un mondo sempre più globalizzato, è ancora possibile evitare la “dittatura delle maggioranze” e sperare in una “democrazia” internazionale che includa anche i Paesi poveri?
“Ci vuole una forte spinta dal basso per far sì che, da una parte, le organizzazioni internazionali – e in particolare l’Onu – si dotino di regole diverse e, dall’altra, che i Paesi in via di sviluppo non sprechino risorse. Per non ridurre tutto questo ad uno sterile scenario astratto, è necessario far crescere un impegno concreto che parta dalla vita quotidiana dei cittadini, dalle loro scelte, dalla capacità di far conoscere alle nuove generazioni prospettive come quelle dell’ecoconsumo o della banca etica”.

Il caso Parmalat ha evidenziato un “vuoto etico” nel modo in cui la comunità internazionale “gestisce” l’agire economico e finanziario. Come colmarlo?
“Il dato che emerge con più forza del caso Parmalat, oltre alla vera e propria ‘truffa’ ai danni dei risparmiatori, è che la maggior parte dei capitali che sono spariti sono transitati all’estero, in quei Paesi che permettono qualsiasi tipo di azione economica, senza alcun intervento e grazie a società prive di ogni tipo di controllo, evidentemente mancato non solo in Italia. E’ questo che rende il dissesto finanziario della Parmalat un caso non solo italiano, e che pone ancora una volta con forza la necessità di nuove regole per le transazioni di mercato, attraverso la partecipazione attiva e responsabile di tutti i soggetti coinvolti”.

Il Papa, nei suoi ripetuti appelli alla pace, non cessa di sottolineare la necessità di un “nuovo ordine mondiale”…
“Secondo me, sono due i temi più ricorrenti negli interventi più recenti del Santo Padre: la necessità della lotta al terrorismo, come fenomeno da non subire passivamente, e nello stesso tempo il rispetto dei diritti umani, attraverso la resistenza alla violenza, ma soprattutto ad un’opera di ‘intelligence’ necessaria anche sul piano economico per tagliare i finanziamenti che circolano negli organismi internazionali. Riforma dell’Onu e rispetto dell’ordine internazionale rappresentano, dunque, le due richieste più pressanti del Papa, per realizzare le quali il ruolo dell’Europa può rivelarsi molto importante. Fino a quando, però, l’Unione europea resterà divisa, non potrà esercitare alcun ruolo di ‘equilibrio’ rispetto alle richieste dell’amministrazione Bush”.