I vescovi italiani
Conferenza episcopale siciliana “La Conferenza episcopale siciliana, in piena consonanza con l’episcopato italiano, ha manifestato la propria contrarietà ad eventuali modifiche dell’attuale legge sulla procreazione medicalmente assistita peggiorative rispetto all’insegnamento etico della Chiesa.
L’attuale legge, in effetti, sebbene, così com’è, non corrisponda a tale insegnamento, ha tuttavia il merito di salvaguardare alcuni suoi principi e criteri essenziali, che al contrario non vengono salvaguardate da nessuna delle proposte di modifica contenute nei quattro quesiti ammessi al referendum dalla Corte Costituzionale. Il giudizio della Conferenza nei loro confronti pertanto non può che essere negativo.
I vescovi siciliani, nell’auspicare che la campagna referendaria abbia a svolgersi con serenità e civile rispetto per le diverse opinioni, invita chi ne ha la competenza a dare il proprio contributo di corretta informazione sia sui problemi e i valori messi in gioco dai quesiti ammessi al referendum sia sulle diverse possibilità di cui ogni cittadino, nel caso specifico del referendum, può legittimamente avvalersi per manifestare la propria opinione”.
(da Comunicato finale della Sessione invernale 2005) Conferenza episcopale toscana “Riuniti al Santuario di Montenero (Livorno), nei giorni 14 e 15 marzo per la sessione primaverile della Conferenza episcopale toscana, i Vescovi toscani hanno osservato che la legge n. 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, pur non essendo perfetta per vari motivi, è la migliore possibile che nell’attuale contesto culturale e politico si potesse ottenere. È una legge da difendere anche per motivi razionali, accessibili a tutti, e non solo per motivi di fede, e soprattutto da non peggiorare.
A proposito dei quesiti referendari, i Vescovi hanno espresso queste riflessioni e indicazioni:
– il referendum, quando si tratta di argomenti come quelli proposti, complessi e di non facile comprensione nei presupposti e nelle possibili derive, non è lo strumento più adatto per simili decisioni. Il referendum, che nella Costituzione ha carattere abrogativo, in questo caso diviene legislativo, sostituendosi al Parlamento e deformando la legge 40/2004. Si sottolinea quindi che la non partecipazione al voto referendario, in base alla nostra Costituzione, ha piena legittimità e dignità e può essere intelligentemente percorsa;
– i quesiti referendari pongono problemi molto seri come il diritto del concepito, la possibilità di manipolare la vita umana per sperimentazioni scientifiche, il diritto o meno del nascituro ad avere un padre che non sia anonimo. Pertanto è un dovere di tutti gli operatori pastorali, parroci, insegnanti, catechisti, responsabili delle associazioni e dei gruppi, promuovere un’informazione puntuale, capillare, scientificamente corretta che con chiarezza e verità smentisca anche quelle possibilità di guarigione da varie malattie, promesse da molti, che per ora non hanno un fondamento scientifico. Ne va di mezzo la vita umana e la dignità della persona”.
(da Comunicato finale della Sessione primaverile 2005)