I desideri non sono diritti

ASPETTI PASTORALI

È arrivato “il tempo di schierarsi dalla parte dell’uomo e della vita nascente; non ci si può nascondere, né evadere dal vero, per realizzare progetti che soddisfino interessi di parte”. A poco meno di un mese dal referendum abrogativo di alcune norme della legge 40/2004 (12-13 giugno), non ha usato mezzi termini l’arcivescovo ELIO SGRECCIA, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, intervenendo nella serata del 16 maggio, presso la Camera dei Deputati, alla presentazione del libro “Le mani sull’uomo. Quali frontiere per la biotecnologia?” (ed. Ave). In sala anche gli autori del volume, Renato Balduzzi, costituzionalista e presidente del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic), Carlo Cirotto, biologo e vicepresidente dello stesso organismo, e mons. Ignazio Sanna, prorettore della Pontificia Università Lateranense. Mons. Sgreccia ha innanzitutto sottolineato lo “stretto legame tra corpo e spirito” per il quale “il corpo non ha una sua propria esistenza: vive perché è lo spirito a conferirgli struttura ed energia; per usare un termine dell’informatica, imprinting”.   TRA CORPOREITA’ E TECNOLOGIA. Per il presidente del dicastero pontificio “questa ‘corporeità’, concetto nuovo e affascinante della filosofia personalista, si forma nel momento stesso della fecondazione nell’atto coniugale; dialogo per il quale lo sposo diventa padre attraverso la comunione con la sposa, e quest’ultima diventa madre attraverso la comunione con lo sposo”. Un gesto che “per la sua carica di umanità non ha paragoni e, pertanto, non può in alcun modo essere surrogato da un intervento tecnico di laboratorio”. “La tecnologia applicata alla corporeità umana – ammette tuttavia mons. Sgreccia – può avere dei risvolti positivi, se intesa come ‘espansione dell’uomo’, ovvero aiuto allo sviluppo” di quel “minuscolo frutto del concepimento che contiene già in sé per intero il proprio codice genetico e tutto il programma di sviluppo”. Quando però questa finalità “viene pervertita”, la stessa tecnologia si trasforma in “forza manipolatrice e distruttiva”. Per mons. Sgreccia “il momento storico che stiamo attraversando è uno di quelli che richiede di schierarsi, di dire con chiarezza se l’uomo è dove lui ‘dice’ di essere o, piuttosto, dove lo vogliamo collocare noi. Non ci si può più nascondere o evadere dal vero per realizzare progetti che soddisfino interessi di parte. Occorre – ha concluso – il coraggio di schierarsi dalla parte del ‘non voto’, ossia dell’uomo e della vita nascente”.   “IN MATERIA DI VITA fecondata artificialmente – ha ammonito il direttore de ‘Il Foglio’ GIULIANO FERRARA – l’uomo non può scendere a patti con se stesso e con la propria coscienza, che lo portino ad ‘insignorirsi’ del potere creatore”. “Anche dal punto di vista razionale e laico, il mio – ha precisato -, occorre chiedersi se questo potere sia lecito. Per me lo è in modo molto circoscritto e solo a determinate condizioni, quelle fissate dalla legge 40, che non è affatto una legge oscurantista o cattolica, ma si pone già ai limiti dell’ammissibile; ulteriori compromessi sarebbero una presa in giro”. Per Ferrara è grave che nessuno dei promotori del referendum “si assuma la responsabilità di analizzare seriamente” le derive che potrebbero derivare “dall’attacco frontale a questa legge; in particolare dalla negazione dei diritti dell’embrione”. Dire che “essi ‘servono’, ad esempio per la ricerca o la clonazione terapeutica, è affermare qualcosa che contraddice il loro statuto naturale, cioè umano. Non ci si può ‘servire’ della vita!”.   NO ALLA DEMAGOGIA. Di avviso opposto il capogruppo Ds alla Camera, LUCIANO VIOLANTE: ” Non è la legge a dover tutelare l’embrione perché non si può imporre un principio morale a chi non ci crede. Spetta piuttosto a chi detiene un ruolo ‘etico’ nella società attivare strumenti pedagogici affinché i credenti non facciano ricorso a quanto ammesso dalla norma”. “Non condivido neppure l’invito del card. Ruini di non andare al voto – ha aggiunto -; del resto troppi divieti provocano la fuga all’estero per eluderli”. “Questa è un’affermazione demagogica – ha ribattuto Ferrara -. Non bisogna scambiare i desideri con i diritti, e le leggi servono anche a stabilire l’identità di una comunità e la sua cultura”.   “COSTITUZIONALITA'” DELL’ASTENSIONE. Sulla legittimità dell’astensionismo è intervenuto MASSIMO VARI, ex vicepresidente della Corte Costituzionale: “Supponendo che il tasso di partecipazione al referendum sia del 55%, sarebbe sufficiente una percentuale del 30% del corpo elettorale per modificare una legge approvata da un’ampia maggioranza parlamentare”. Per tale motivo “il legislatore ha previsto la possibilità di invalidare la consultazione facendo mancare il quorum della metà più uno degli aventi diritto al voto”. In materia di quesiti referendari, il giurista ha quindi rilevato una certa ‘contraddizione’ tra “la prima sentenza con cui la Consulta ha respinto l’ammissibilità del referendum volto ad abrogare integralmente la legge 40 (definendo il provvedimento ‘normativa costituzionalmente necessaria’ ndr), e le successive quattro che “hanno viceversa ritenuto ammissibile l’abrogazione di norme che costituiscono l’impianto organico della stessa legge”.