ASPETTI PASTORALI
È ormai molto vicino il referendum riguardante la procreazione assistita. La posizione dei vescovi italiani è da tempo nota e l’ha ricordata il card. Ruini, il 30 maggio, aprendo i lavori dell’assemblea generale della Cei: “Siamo cioè per una consapevole non partecipazione al voto, che ha il significato di un doppio no, ai contenuti dei quesiti sottoposti a referendum, che peggiorano irrimediabilmente e svuotano la legge, riaprendo in larga misura la porta a pericolosi vuoti normativi, e all’uso dello strumento referendario in una materia tanto complessa e delicata”. L’astensione non significa né disinteresse e neanche disimpegno, ma al contrario è la fattiva opposizione ad una logica e ad una strategia che mette seriamente in pericolo i fondamenti umani e sociali della società. Il Comitato “Scienza e vita”, associazioni cattoliche, centri culturali cristiani si sono ampiamente confrontati con i “sostenitori del sì”, con coloro che vorrebbero l’abrogazione di parti costitutive della legge 40, e hanno ovunque mostrato che l’unica via in concreto per opporsi effettivamente al peggioramento della legge è quella della non partecipazione al voto. Non è sufficiente il votare “no”, dato che andare alle urne contribuisce al raggiungimento del quorum. Questo di fatto è un aiuto, sia pur involontario, ai sostenitori del referendum, ai quali spetta l’onere di mostrare che la legge italiana è contro l’interesse del Paese. Fin dall’inizio i nostri vescovi avevano domandato che il dibattito fosse costruttivo per far cogliere ai cittadini la reale posta in gioco. Il più delle volte non è stato così: i dati della scienza sono stati piegati per dimostrare opinioni di partenza; come la non identità e, dunque, il non valore dell’embrione umano; si è anteposto il diritto dell’adulto a decidere di chi non è ancora nato; si è ridotta la sfera giuridica ad un semplice garante delle autonomie di tutti, prescindendo da ogni riferimento a quei valori morali fondamentali che sono di per sé pre-giuridici e chiedono di essere riconosciuti e tutelati. Nonostante il fastidio di molti, i vescovi italiani con coraggio e determinazione hanno indicato una linea, sostenendo e promuovendo l’impegno concreto dei laici. Non poteva essere diversamente: come potrebbe la comunità cristiana costruire la pace tra i popoli, soccorrere i poveri, difendere gli oppressi e i perseguitati, educare i giovani ai valori, sostenere un autentico progresso culturale e sociale, se non fosse al tempo stesso impegnata nella difesa e promozione di quel bene fondamentale, anzi fontale, che è la vita dell’uomo? Essi hanno svolto un compito di primaria importanza, come ha riconosciuto lo stesso Benedetto XVI: “Siete attualmente impegnati a illuminare e motivare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum sulla procreazione assistita ormai imminenti. Proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine di voi pastori verso ogni essere umano che non può mai essere ridotto a mezzo ma è un fine come insegna Cristo e come ci dice la ragione umana”. Le parole dei vescovi e del Papa sono state accolte dai sostenitori dei referendum con atteggiamento duro, intollerante. Sembra che in Italia tutti possano parlare, ma non i vescovi! Perché? Eppure le loro ragioni dovrebbero essere valutate da tutti con obiettività e serenità. “Non entriamo in competizioni di partiti ha detto il card. Ruini – ma ci preoccupiamo unicamente, e concretamente, di quella difesa e promozione dell’uomo che è parte integrante dell’annuncio del Vangelo. Non siamo contro la scienza e i suoi progressi: al contrario, ammiriamo e sosteniamo i frutti della ricerca e dell’intelligenza, che è il segno dell’immagine di Dio nell’uomo”. La scienza ha un’alta missione, quella di essere al servizio del bene integrale dell’uomo; nessuno vuole arrestarle o ostacolarle il cammino, ma orientarlo in modo che esso non perda di vista il valore e la dignità di ogni essere umano. Questa attenzione è richiesta da “un evidente principio di precauzione”: occorre essere estremamente attenti quando si agisce direttamente sulla vita umana. L’accoglienza, la tutela e la promozione della vita umana costituiscono la condizione basilare e irrinunciabile per realizzare il bene comune, al quale ciascuno è chiamato a portare il proprio contributo con incisività sociale. E al riguardo si deve davvero apprezzare, tranne qualche raro episodio motivato da protagonismo, la grande consapevolezza, l’unità e l’impegno di cui stanno dando prova i cattolici italiani, in sintonia con i loro pastori. Ad essi si uniscono molte persone non credenti, ma profondamente convinte della sacralità della vita. Marco Doldi