Perché il “non voto”

ASPETTI PASTORALI

“La vita è la nuova frontiera del sociale”. Così Luigi Bobba, presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani), spiegando, il 9 giugno, le ragioni del non voto nel corso di una conferenza stampa a Roma. E con lui si schierano anche Coldiretti, Confcooperative, Cisl ma – precisano i rispettivi presidenti – “come scelta personale e condivisa, non per dare indicazioni di voto agli associati”. “La vita – prosegue Bobba – è un campo di scelte che necessita regole di convivenza. Per questo abbiamo deciso di prendere posizione insieme, pur nella specificità delle storie, ma con una cultura comune”. “Non capisco come si possa essere contrari agli Ogm – sottolinea in un passaggio il presidente Acli – e non contro gli Egm, gli embrioni geneticamente modificati. Un motivo in più per costruire un alfabeto di pensieri e un orientamento etico condivisi. Questo non vuol dire, per le Acli in particolare, abbandonare la scelta preferenziale per povertà, libertà di coscienza, pace, democrazia ma anzi completarla”. SCELTA RAGIONEVOLE. “La scelta del non voto – ha spiegato LUIGI BOBBA – è una scelta ragionevole contro la prospettiva di una società discriminatoria dove poche grandi imprese controllano le mappe genetiche e decidono l’evoluzione della specie”. “Respingo ogni etichetta di oscurantismo – ha aggiunto – come le accuse di avere una posizione di destra o di essere obbediente alla Cei. Queste etichette non ci appartengono. Se vincono i sì la legge 40 sarà demolita e il Parlamento avrà le mani legate. Votare no è dare, di fatto, una mano ai sì. Noi ci schieriamo dalla parte dei più deboli, dei senza voce”. E sulla possibilità di una revisione della legge 194, Bobba ha spiegato che “la legge sull’aborto non è in discussione, i temi della legge sulla procreazione assistita sono del tutto inediti e occorre un’azione propositiva per costruire un’etica pubblica condivisa che resista al nuovo liberismo della genetica. L’astensione è un modo per dire quanto inadeguato e dannoso sia lo strumento referendario – ha concluso Bobba – ed è coerente con la difesa dei valori inscindibili di vita, pace, libertà e pane per i quali, come Acli, ci siamo sempre battuti”. Le Acli terranno a Orvieto, nel mese di settembre, un seminario di studio sul tema “Bios e Polis”. SCELTA POLITICA. “La Cisl non dà indicazioni di voto ai suoi iscritti – ha dichiarato SAVINO PEZZOTTA, segretario generale della Cisl – ma io non vado a votare perché è sbagliato che la politica rinunci al suo ruolo in una materia così delicata”. Pezzotta ha poi spiegato: “Nessuno deve essere criminalizzato e insultato come sta accadendo negli ultimi giorni solo perché decide di astenersi”. La scelta del non voto “è una scelta di democrazia e di politica e il Parlamento non deve rinunciare a una sua prerogativa, quella di potersi ancora esprimere su un tema, quale la procreazione assistita, dove non si conoscono ancora con certezza i confini tra l’etica e la scienza”. “Non credo sia più democratico di me chi va a votare – ha precisato il segretario Cisl -. Se esiste un quorum vuol dire che lo si ritiene un mezzo con il quale la gente può dirsi o meno favorevole all’uso dello strumento referendario. E senz’altro in questo caso il referendum è sbagliato e toglie spazio alla politica”. SCELTA MORALE. “Non accetto che chi si astiene venga additato come cattivo maestro che diseduca, ha aggiunto LUIGI MARINO, presidente di Confcooperative. Anche l’uscita dalle aule parlamentari al momento del voto su determinate questioni è ritenuta un mezzo legittimo per dissentire. La verità è che in questi giorni riemerge uno spirito anticattolico inaccettabile, molti insulti e poca informazione. I cattolici sono portatori d’acqua se parlano di pace, solidarietà, aiuti al terzo mondo. Diventano abietti se difendono la vita e la famiglia”. “Chiediamo regole sui mercati e questo è giusto – ha proseguito Marino – a maggior ragione se si parla di vita. La scienza ha bisogno di regole”. “Non si scherza con un sì o con un no quando si parla di vita – ha concluso PAOLO BEDONI, presidente Coldiretti -. La scelta dell’astensione non è una scelta politica ma valoriale e morale. Si ha rispetto per la natura, perché non per l’uomo?”.