La vita non è un’opinione

ASPETTI SCIENTIFICI

Un ricercatore di biologia cellulare e un malato di talassemia. Due storie di vita completamente diverse. Entrambi però – pur partendo da angolature differenti – difendono la legge 40 sulla fecondazione assistita. Il primo è ANGELO VESCOVI ed è docente di biologia cellulare all’Università di Milano-Bicocca nonché condirettore dell’Istituto per la ricerca sulle cellule staminali al San Raffaele di Milano. “La ricerca – dice – non è vessata dalla legge. È limitata dalla burocrazia, dalla mancanza di fondi, dalla mancanza di meritocrazia, dall’assoluta inefficienza di tutta una serie di apparati, dal disinteresse totale della società. Questo è quello che viola la libertà di ricerca: il nepotismo, e non la legge sugli embrioni”. Il secondo è LORIS BRUNETTA, malato di talassemia. Francesco Zanotti, del “Corriere Cesenate”, li ha intervistati. VESCOVI, è vero che la legge 40 limita la ricerca scientifica? “Faccio il ricercatore e ho la tendenza a fare una valutazione obiettiva degli eventi e a fare un’affermazione basata sui fatti. Non faccio un’osservazione a favore o contro qualcuno. Faccio un’osservazione oggettiva: non esistono terapie con cellule staminali embrionali”. Questa è l’opinione di un ricercatore cattolico… “No, no, io non sono cattolico. Io sono ateo, ateissimo”. Il punto più controverso è stabilire se l’embrione è una persona… “Le opinioni sono controverse… Mi hanno detto qualche giorno fa: non può essere un ricercatore a dettare direttive sulla vita. Ho risposto: ma io non voglio dettare nessuna direttiva. Vi dico che cosa è vita umana, una volta che ve l’ho detto decidete voi come legiferare”. Quindi non è una questione di fede? “La fede non c’entra proprio niente! È un problema di termodinamica. La vita che inizia è dimostrabile su basi di fisica classica, con numeri e formule alla mano. Non è una questione di opinioni. La vita inizia all’atto della formazione del nucleo diploide dell’essere umano, che contiene l’informazione genetica che caratterizza quell’essere, con la formazione dello zigote. La vita inizia con la fecondazione e finisce con la morte”. BRUNETTA, cosa avrebbero fatto in un caso come il suo? Davanti a un embrione che presentava le sue caratteristiche, lo avrebbero scartato? “Lo avrebbero scartato, non ci sono dubbi. È ciò a cui mira il fronte referendario, cioè eliminare l’articolo che non permette oggi una selezione embrionale in quanto la legge vincola all’impianto degli embrioni, anche se fossero malati. Proprio per questo il tentativo è quello di mettere davanti alla gente lo ‘spauracchio’ di queste malattie per convincerli di quanto sia mal fatta questa legge”. Come fa uno a decidere se deve nascere o meno un ammalato di talassemia? “Si può anche non sapere di essere portatori sani, ma ormai le coppie vengono sempre instradate verso centri specializzati, soprattutto se la provenienza della coppia è dalle zone del Meridione, del Delta padano o della Sardegna. Le coppie ricevono un’informazione corretta riguardo alla talassemia e le prospettive nell’eventualità nascesse un figlio ammalato. Il problema è che, un passo prima del centro specializzato, esistono altre strutture tipo i consultori e i ginecologi che hanno un’adeguata preparazione per quanto riguarda la loro materia specifica, ma una preparazione del tutto inadeguata per quanto attiene la spiegazione e la comunicazione corretta di cosa sono certe malattie come la talassemia. Il messaggio passato negli ultimi 20 anni era quello che non si può mettere al mondo un figlio talassemico”. Quali sono state le conseguenze sulla ricerca? “La ricerca terapeutica per questo tipo di patologia per anni è rimasta ferma. Con la legge 194, con la possibilità di utilizzare l’aborto come selezione genetica, l’indicazione è sempre stata quella di non accettare un figlio talassemico, anche se non si può generalizzare. In alcuni convegni sulla talassemia, si sventola come un successo la curva dei nati malati negli ultimi anni: dall’introduzione della diagnosi prenatale della fine degli anni Settanta, la curva è andata drasticamente riducendosi fino quasi ad annullarsi”. Senza dire, ovviamente, che si sono soppresse delle persone… “Senza dire che si sopprimono delle persone che avrebbero avuto un’aspettativa di vita paragonabile alla mia. Io ora sono un talassemico ‘vecchio’ perché sono nato nel 1963”.