ASSOCIAZIONI E MOVIMENTI
“In quanto scienziati che dedicano la vita a studiare la natura e attraverso la tecnologia a collaborare con essa a sua salvaguardia e a vantaggio dell’uomo, riteniamo nostro dovere rendere testimonianza al valore della vita umana fin dal suo concepimento e alla verità circa l’attuale situazione della ricerca scientifica”: lo scrivono nel “Manifesto dei medici per il non voto”, che è stato presentato mercoledì 8 giugno a Roma in collaborazione con il “Comitato Scienza e vita”, oltre 400 personalità del mondo della salute. Alla conferenza stampa, presieduta da Luigi Frati, preside della Prima facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza di Roma, e coordinata da Paola Binetti, presidente del Comitato “Scienza e vita”, si è posto in luce che, nell’attuale situazione, “si impone la scelta di non consentire l’abrogazione della legge 40/2004”. Una indicazione di “non voto” si è detto – che muove da considerazioni di tipo “scientifico” prima che religioso o etico. L’EMBRIONE È VITA UMANA FIN DALL’INIZIO. “La scienza può illustrare, nel continuo integrarsi delle scoperte sperimentali, come lo sviluppo di un organismo sia regolato, dalle prime ore dalla fecondazione fino alla morte, da una serie di informazioni e meccanismi che si integrano ed evolvono progressivamente durante tutto l’arco della vita dell’individuo, con sostanziale continuità”. Da qui, per i firmatari del manifesto, deriva il dovere di non utilizzare, manipolare o sopprimere l’embrione in quanto “dal punto di vista biologico non c’è nessuna discontinuità nel processo di sviluppo”. Scrivono ancora i medici: “La diversità genetica si stabilisce proprio nel momento in cui, subito dopo la fecondazione, l’informazione genetica di origine paterna e materna si unisce per formare l’embrione di una sola cellula (“zigote”). Il meccanismo di fusione dei due dna comporta una complessa elaborazione e integrazione che stabilisce un patrimonio genetico unico, distinto ed esclusivo”. Da questa acquisizione deriva “il riconoscimento dell’individualità dell’embrione” e la sua intangibilità assoluta. Quanto all’uso delle cellule staminali, il manifesto dice: “Tutta la scienza concorda che fino ad oggi, nonostante lunghe ricerche in tutto il mondo, dalle cellule staminali ricavabili dall’embrione nelle primissime fasi di sviluppo non è stato possibile ricavare un qualsiasi tipo di presidio terapeutico”. NO AL RITORNO AL “FAR WEST”. “In questa campagna referendaria si sentono enormi stupidaggini e parlano a volte persone che, dal punto di vista scientifico, si possono a tutti gli effetti considerare dei veri cialtroni”: lo ha detto LUIGI FRATI, secondo il quale sono tante le falsità che vengono diffuse dai sostenitori del “sì” ai referendum. Una delle maggiori è che dalle cellule staminali embrionali si possano curare malattie quali Althzeimer e Parkinson. PAOLA BINETTI ha rilevato “una grave tendenza all’ostracismo e alla mistificazione sulle tesi e proposte che vengono dal versante pro-astensione da parte di buona parte dell’informazione del nostro Paese. Si dice, ad esempio, che vogliamo colpire la 194, ma la verità è che si tratta di due leggi diverse. Circa la 194, non pensiamo affatto alla sua abrogazione, ma a una sua più piena attuazione, perché possa agire nella sua integralità”. Il ginecologo ROMANO FORLEO ha evidenziato il rischio concreto, se vincessero i “sì”, del ritorno al far west procreatico e ha auspicato che tutti gli ambiti di esami e interventi sulla sterilità delle coppie siano riportati al servizio pubblico. GLI INTERESSI ECONOMICI IN CAMPO. “Si continua da parte dei referendari a proclamare le virtù miracolose delle cellule staminali embrionali ha detto GIUSEPPE AVVISATI, docente di ematologia al Campus Biomedico ma si trascura di dire che tali cellule sono come ‘bombe atomiche’. Esse infatti si moltiplicano e vanno incontro ad alterazioni rapidissime, che possono provocare problemi considerevoli, compresi lo sviluppo di tumori. Invece – ha proseguito curiosamente si tace sui tanti risultati certi delle staminali adulte, come è successo nel caso della malattia di Grab, guarita con cellule staminali da cordone ombelicale. La stampa italiana, eccetto ‘Avvenire’, ha taciuto su questo risultato clamoroso”. Il sottosegretario alla Sanità, DOMENICO DI VIRGILIO, ha ricordato le linee guida della legge 40, sottaciute da molte parti, mentre LUCIO ROMANO, docente di ginecologia a Napoli, ha presentato una serie di dati che dimostrano che “con la nuova legge le nascite non diminuiscono, come sostengono i referendari, e le donne, insieme agli embrioni umani, sono di fatto più tutelati e protetti”. GUALTIERO RICCIARDI, igienista dell’Università Cattolica, ha definito la legge 40 una “legge argine”, benché ha ammesso sia possibile qualche emendamento.