L’impegno continua

Dopo il voto

L’eco del mancato quorum al referendum del 12 e 13 giugno non cessa. E sono diverse le diocesi e le associazioni che in questi giorni stanno facendo sentire la loro voce esprimendo soddisfazione per l’esito del voto. A questa si aggiunge anche l’auspicio che la tornata referendaria serva a promuovere un clima di confronto più sereno in ambito istituzionale e nel Paese sui temi legati alla vita e alla bioetica. La convinzione, infatti, è che temi così complessi vadano dibattuti e affrontati nelle appropriate sedi istituzionali e non lasciati in mano a quesiti referendari. LA RESPONSABILITÀ DEI GIOVANI. “È necessario riprendere il confronto fra tutte le posizioni, nello sforzo di migliorare la legge 40: molti cittadini si sono consapevolmente astenuti perché convinti che le modifiche ad una legge così delicata e complessa non vadano fatte con lo strumento referendario ma in Parlamento. Ora è giusto che la legge 40 non cada nel dimenticatoio”. Lo afferma la Fuci, la Federazione universitaria cattolica italiana commentando il mancato raggiungimento del quorum al referendum del 12 e 13 giugno. In una nota la Fuci si augura che “ora il dibattito sulle tematiche bioetiche possa riprendere in un clima di maggior serenità” e che “il mondo della politica si interroghi sulla propria capacità di interpretare le esigenze e le attese del Paese”. Ad avviso degli universitari cattolici “è giunto il momento di avviare una riflessione seria anche sullo strumento referendario, che ormai da dieci anni manca sistematicamente il raggiungimento del quorum”. “Il non voto – si legge ancora nel testo – è stato per noi una scelta responsabile”. “Speriamo si sfugga alla tentazione di strumentalizzare politicamente i risultati del 12 e 13 giugno. Ugualmente non vediamo nella diversità di opinioni sui quesiti referendari una facile contrapposizione tra laici e credenti: la tutela della vita umana riguarda allo stesso modo credenti e non credenti”. Intanto la presidenza della Cei ha nominato Federica Di Lascio, presidente nazionale della Fuci per la componente femminile. Affiancherà per un biennio Davide Paris, presidente della componente maschile. UN VOTO CONSAPEVOLE. “Contro tutte le falsificazioni – scrive il vescovo di Casale Monferrato, GERMANO ZACCHEO – sostenute da quasi tutta la stampa che conta, la gente ha capito e non è andata alle urne. Intanto perché non era né una partita di calcio, né un gran premio dove c’è chi vince e chi perde. Non abbiamo né il diritto né la voglia di esultare. E la ragione è semplice”. “L’embrione – spiega il vescovo – è ancora esposto” a manipolazioni e questo richiede di “rimboccarsi le maniche e proseguire l’impegno per la vita”. Dello stesso parere l’arcivescovo di Pisa, mons. ALESSANDRO PLOTTI: “Credo che, al di là degli inviti pressanti all’astensione, gli italiani abbiano capito e abbiano voluto far capire a chi sosteneva il sì, che la vita, anche in embrione, è sacra, che la salute della donna va tutelata con ben altri orientamenti, che la scienza non può progredire a favore dell’uomo senza limiti etici, e che l’eugenetica non può realizzarsi attraverso un perenne compromesso con la manipolazione della struttura naturale della vita umana. Non è certo un referendum, un sì o un no, che può dirimere un dibattito filosofico e teologico così complicato e difficile. Occorre oggi più che mai una riflessione seria e pacata, culturalmente rispettosa, su queste tematiche, che mettono in gioco addirittura il destino dell’uomo”. “Suggerito dalla premura paterna di tranquillizzare la coscienza di quanti hanno ritenuto partecipare al voto fosse moralmente legittimo” anche il vescovo emerito di Ivrea, mons. Luigi Bettazzi, dal sito web di “Mosaico di pace” (http://italy.peacelink.org/mosaico) entra nella discussione post referendum: “Non mi sento un cristiano disobbediente per aver votato”. FINALMENTE È STATA DATA VOCE AI CATTOLICI. “Sul referendum restituita la parola ai cattolici”. Così il COMITATO “SCIENZA E VITA” per la legge 40 commenta la scelta operata dai grandi media italiani di ospitare la voce di importanti segmenti dell’arcipelago cattolico. “Ciò che conta – osserva Scienza e vita – è che nei media, in stragrande maggioranza laici, si sviluppi una serena autocritica sull’oscuramento operato ai danni di una parte consistente del Paese e che si pongano le basi per un dibattito pubblico che parta dal rispetto di tutti gli interlocutori. La grande lezione del 13 giugno è proprio questa: è meglio per tutti creare spazi di dialogo e di confronto”. “Del resto – conclude – conviene a tutti ascoltare il punto di vista dei cattolici, soprattutto se così facendo si intercetta il comune sentire della realtà più viva e consapevole del Paese”.