L’ultima tappa verso Colonia

GMG 2005

“Per vedere Gesù, occorre innanzitutto lasciarsi guardare da lui”, partendo dall'”insopprimibile nostalgia di Dio che l’uomo porta nel cuore”. È quanto scrive Giovanni Paolo II, nel Messaggio per la XIX Giornata mondiale della gioventù (Gmg), che quest’anno si celebra a livello diocesano, il 4 aprile, sul tema “Vogliamo vedere Gesù!” (Gv 12, 21). “Il desiderio di vedere Dio abita il cuore di ogni uomo e di ogni donna”, nonostante venga spesso “deformato” dal peccato, sottolinea Giovanni Paolo II invitando tutti i giovani del mondo a “intensificare il cammino di preparazione spirituale” verso la XX Gmg, in programma a Colonia nel 2005. Nella parte finale del messaggio – di cui diamo una nostra sintesi – il Santo Padre invita i giovani “a guardare fin d’ora con responsabile e attivo entusiasmo” al “grande appuntamento di Colonia”, di cui il 2004 costituisce “l’ultima tappa”. Il “simbolo” delle Gmg è la Croce di legno, affidata dal Papa ai giovani al termine dell’Anno Santo del 1984. “Centinaia di migliaia di giovani – ricorda Giovanni Paolo II – hanno pregato attorno a quella Croce. Deponendo ai suoi piedi i pesi di cui erano gravati, hanno scoperto di essere amati da Dio e molti di loro hanno trovato anche la forza di cambiare vita”. “Cari giovani, vi affido la Croce di Cristo!”, è l’appello ripetuto oggi dal Papa, vent’anni dopo. UNO “SCAMBIO DI SGUARDI”. “La vostra ricerca – esordisce il Santo Padre rivolgendosi idealmente a tutti i giovani del mondo – non sia motivata semplicemente da curiosità intellettuale, che è pur già un valore, ma sia stimolata soprattutto dall’intima esigenza di trovare la risposta alla domanda sul senso della vostra vita”. Secondo il Papa, infatti, “colui che s’avvicina a Gesù con cuore libero da pregiudizi può giungere abbastanza agevolmente alla fede, perché è Gesù stesso ad averlo già visto e amato per primo. L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo sta proprio nella sua vocazione a comunicare con Dio in questo profondo scambio di sguardi che trasforma la vita”. Di qui l’invito centrale del messaggio: “Cari giovani, lasciatevi guardare negli occhi da Gesù, perché cresca in voi il desiderio di vedere la Luce, di gustare lo splendore della Verità”. In particolare, il Papa invita i giovani a cercare “con ogni mezzo” Gesù (che a sua volta li “cerca appassionatamente”) : “con gli occhi di carne”, cioè “attraverso gli avvenimenti della vita e nel volto degli altri”, e “con gli occhi dell’anima”, cioè “per mezzo della preghiera e della meditazione della Parola di Dio”. IL “SILENZIO” E I “RUMORI”. “Volete anche voi, cari giovani, contemplare la bellezza di questo Volto?”, è la domanda che il Santo Padre rivolge ai giovani. “Non rispondete troppo in fretta, fate dentro di voi silenzio”, esorta il Pontefice: “Lasciate emergere dal profondo del cuore questo ardente desiderio di vedere Dio, un desiderio talvolta soffocato dai rumori del mondo e dalle seduzioni dei piaceri. Lasciate emergere questo desiderio e farete l’esperienza meravigliosa dell’incontro con Gesù. Il cristianesimo non è semplicemente una dottrina; è un incontro della fede con Dio fattosi presente nella nostra storia con l’incarnazione di Gesù”. L'”OBLIO DI SÉ”. Scegliere Gesù vuol dire “accettare la sua signoria sulla nostra vita”, prosegue il Papa, e ammonisce: “Tutti i beni della terra, tutti i successi professionali, lo stesso amore umano che sognate, non potranno mai soddisfare le vostre attese più intime e profonde. Solo l’incontro con Gesù potrà dar senso pieno alla vostra vita. Non vi lasciate distrarre in questa ricerca, perseverate in essa, perché la posta in gioco è la vostra piena realizzazione e la vostra gioia”. Quello di Gesù, per il Pontefice, è il “linguaggio meraviglioso del dono di sé e dell’amore fino al sacrificio della propria vita”. “Un discorso non facile”, ammette il Papa, ma solo “l’oblio di sé distoglie dall’amore possessivo e narcisista per aprire l’uomo alla gioia dell’amore che si dona”. OLTRE LE “EMOZIONI”. “Amare”, spiega il Santo Padre, “non è solo un sentimento”, ma “un atto di volontà che consiste nel preferire in maniera costante, al proprio, il bene altrui”: è questa “scuola eucaristica di libertà e di carità” che “insegna a superare le emozioni superficiali per radicarsi fermamente in ciò che è vero e buono”, che “libera dal ripiegamento su di sé per disporre a aprirsi agli altri”, che “insegna a passare da un amore ‘affettivo’ a un amore ‘effettivo'”. Scoprire Gesù “nei più poveri”, è l’altra esortazione del Papa, che cita Madre Teresa di Calcutta per evidenziare che “il mondo ha bisogno urgente del grande segno profetico della carità fraterna”, da realizzare attraverso la “testimonianza eloquente della propria vita”. “I vostri contemporanei – conclude il Papa – aspettano da voi che siate i testimoni intrepidi”, gli “amici entusiasti” di Gesù, accettando l’esperienza della Croce (simbolo che “l’amore è più forte della morte”) e sapendo “riconoscere” la “presenza” di Cristo nella Chiesa, nelle “vostre parrocchie, movimenti e comunità”, dove i giovani sono chiamati a essere “accoglienti gli uni verso gli altri per far crescere la comunione tra di voi”.

(3 marzo 2004)