Oltre ogni muro

GMG 2005

Mentre si avvicina la data di inizio cresce l’attesa intorno alla XX Giornata mondiale della gioventù di Colonia (16-21 agosto). Un evento sentito in modo particolare da quei giovani che provengono da aree di crisi e di conflitto, come la Terra Santa. Anche il muro viene superato da questo slancio. Ne abbiamo parlato con il custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa.

Manca poco più di un mese dall’inizio della Gmg di Colonia. Qual è il clima che si respira in Terra Santa per questo appuntamento?

“Nell’ultimo discretorio abbiamo dato il permesso ai vari parroci, viceparroci e assistenti di accompagnare i giovani a Colonia per la Gmg. Tutte le parrocchie della Terra Santa, ce ne sono 9, manderanno dei loro giovani, lo stesso faranno anche i movimenti e le aggregazioni ecclesiali presenti. Direi che il clima intorno alla Giornata si fa sempre più frizzante e cresce l’attesa tra i giovani”.

Quanti saranno i giovani che dai Luoghi Santi parteciperanno alla Gmg?

“Secondo un primo calcolo i giovani palestinesi saranno circa 600. Verranno dalla Galilea ma anche dai Territori, da Betlemme e da Gerico. A questi, poi, vanno aggiunti anche quelli delle piccole comunità ebraico-cattoliche. Ne verranno una decina. Ci saranno anche loro a Colonia con noi”.

Il conflitto israelo-palestinese influisce non poco sulle condizioni economiche della regione. In che modo questi giovani sono riusciti a pagarsi la Gmg?

“Lavorando. Come deciso comunitariamente, hanno contribuito a pagare la propria quota di partecipazione prestando la loro opera anche nelle Chiese locali. La parte mancante della quota è stata coperta in parte dalle Chiese locali e in parte da aiuti esterni. Possiamo dire che abbiamo attivato una vera e propria condivisione di beni. Il principio è quello che non tutto cade dal cielo ma serve il contributo di tutti”.

Che significato ha la loro presenza a Colonia?

“Un significato di pace e di convivenza. Da questi giovani può giungere a tutto il mondo una testimonianza di pace ulteriormente arricchita perché segnata da anni di violenza. L’incontro con altri coetanei con cui condividono la stessa fede e lo stesso cammino spirituale sarà importante tanto più che, è bene ricordarlo, qui in Terra Santa rappresentano una minoranza religiosa”.

Non c’è il rischio che possano vivere l’appuntamento solo come una festa?

“Non credo. Sarà un happening felice ma anche una forte esperienza di fede e di Chiesa che potrà servire loro in futuro, una volta tornati a casa, anche alle loro Chiese locali. Sono giovani che non hanno perso la speranza in un futuro di pace. Torneranno carichi di esperienze da tradurre nella vita di fede. Mi diceva un giovane di Betlemme, che molto ha sofferto in questi anni, che noi cristiani dobbiamo avere il coraggio, qui in questa terra, di vedere l’immagine di Dio in ogni volto. Ci sono giovani che vanno oltre il dolore e la sofferenza. Questa è la nostra missione”.

(13 luglio 2005)