DOPO LA GMG 2005
“Qualcuno che non si inganna e non può ingannare ed è perciò in grado di offrire una certezza così salda da consentire di vivere per essa e, nel caso, anche di morire”. Benedetto XVI, nel primo messaggio ai giovani della XX Gmg, ha indicato la strada e la meta.
Tutto ha avuto significato a Colonia, compresi i colori, i suoni, i canti, le danze, ma l’essenziale, ha ricordato il Papa, è cercare e incontrare, anche incespicando, quel “Qualcuno” che non delude. Senza questa chiave di lettura è oggi difficile, se non impossibile, far lievitare nel “dopo” una grande esperienza ecclesiale che, essendo anche umana, non può non aver avuto qualche ombra. L’ombra è tuttavia la prova dell’esistenza della luce. Come quella della stella che guidò i magi nell’andata e nell’imprevisto ritorno.
È questa l’icona della fatica e della bellezza di una ricerca e di un incontro da condividere con altri. Da qui la riscoperta della Chiesa come “luogo” in cui cresce una fede personale e comunitaria che vuole stare con amore dentro la storia.
Far ritrovare la Chiesa alle nuove generazioni è un impegno che il Papa si é assunto fin dall’inizio del pontificato e, per questo, ha voluto incontrare i seminaristi prima di sostare con i giovani del mondo a Marienfeld. Ha riproposto, come Giovanni Paolo II, “la dimensione vocazionale delle Giornate mondiali della gioventù”, ha chiesto di prepararsi, dopo l’adorazione, alla missione. L’una non può essere senza l’altra.
Benedetto XVI aveva avuto conferma a Colonia, che i giovani erano su questa strada. Aveva visto l’entusiasmo sulle rive e nell’acqua del Reno, aveva sentito della cattedrale stracolma di pellegrini per le messe di mezzanotte e delle migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi nei luoghi delle catechesi. Gli avevano riferito di una gioventù gioiosa e spesso in preghiera a Colonia come in altre città tedesche. Sapeva anche di alcuni che si erano smarriti o distratti nell’inevitabile e pacifico trambusto.
Sapendo tutto questo ha osato indicare una meta ancora più alta. “La vera rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo” vengono “solo da Dio e dai santi” che “sono i veri riformatori”. Quindi “non sono le ideologie che salvano il mondo ma soltanto il volgersi al Dio vivente che è il nostro creatore, il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero”.
Nella piana di Marienfeld per la veglia notturna non ha avuto esitazione nel proporre un percorso anticonformista. I giovani, come avevano più volte preannunciato, lo aspettavano al varco. Non è del tutto fuori luogo affermare che se prima era il Papa a dare appuntamento ai giovani, a Colonia sono stati giovani a dare appuntamento al Papa. In ogni caso hanno seguito passo passo i suoi discorsi per cogliere il messaggio sperato e atteso, avendo nel cuore Giovanni Paolo.
Non c’è voluto molto per accorgersi di una comunicazione che non si è mai interrotta. Loro, i giovani, avevano già percepito qualcosa di grande nei giorni della sofferenza e della morte di Papa Wojtyla: a Colonia hanno avuto la certezza che davvero c’è stato un passaggio di consegne e di sguardi dalla finestra del cielo alla finestra della terra. Hanno scoperto che questa comunicazione, con volti, voci e gesti diversi, è in un disegno che va oltre il tempo e lo spazio. Si sono accorti molti, hanno avuto conferma altri, che questa è la comunicazione della Chiesa.
Condotti per mano da Benedetto XVI, hanno compreso che “il garante della nostra libertà, il garante di ciò che è veramente buono e vero” ha voluto la Chiesa per continuare la sua opera. Una consapevolezza che crescerà, accompagnata dall’invito a comunicare la bellezza di una ricerca e di un incontro… perché “una grande gioia non si può tenere per sè”. Avventura affascinante e audace, a misura di giovani. Avventura che interroga anche agli adulti.
Paolo Bustaffa
(31 agosto)