IL SINODO
Quando Dio viene “bandito dalla vita pubblica” non c’è “tolleranza”, ma “ipocrisia”. Sono parole chiare e forti quelle pronunciate, domenica 2 ottobre, da Benedetto XVI nell’omelia della Messa con la quale si è ufficialmente aperta in Vaticano la XI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Sono arrivati a Roma da 118 Paesi del mondo 256 padri sinodali. Per tre settimane (fino al 23 ottobre) discuteranno nell’aula del Sinodo in Vaticano sul tema (scelto da Giovanni Paolo II) “L’Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa”. Il Sinodo vede la presenza di 55 cardinali, 7 patriarchi, 59 arcivescovi, 123 vescovi, 40 presbiteri, 37 adiutores e 4 auditores. Novantaquattro sono gli europei, 60 gli americani, 50 gli africani, 44 gli asiatici e 8 dall’Oceania. Sei sono gli italiani. Sono stati invitati, ma non ancora giunti per il veto di Pechino, anche 4 presuli della Cina continentale. “Noi aspettiamo il loro arrivo ha detto il segretario generale del Sinodo dei vescovi, mons. Nikola Eterovic – anche fino all’ultimo minuto”. BANDIRE DIO DALLA VITA PUBBLICA. Il Papa ha centrato la sua omelia sulla parabola del Vangelo dei vignaioli che uccidono il figlio del padrone per diventare padroni della vigna. “Questi affittuari ha detto il Papa – costituiscono uno specchio anche per noi. Noi uomini, ai quali la creazione, per così dire, è affidata in gestione, la usurpiamo. Vogliamo esserne i padroni in prima persona e da soli. Vogliamo possedere il mondo e la nostra stessa vita in modo illimitato. Dio ci è d’intralcio. O si fa di Lui una semplice frase devota o Egli viene negato del tutto, bandito dalla vita pubblica, così da perdere ogni significato.
La tolleranza, che ammette per così dire Dio come opinione privata, ma gli rifiuta il dominio pubblico, la realtà del mondo e della nostra vita, non è tolleranza ma ipocrisia. Laddove però l’uomo si fa unico padrone del mondo e proprietario di se stesso, non può esistere la giustizia. Là può dominare solo l’arbitrio del potere e degli interessi”. Il Papa mette in guardia anche la comunità cristiana e chiede: “La nostra vita cristiana spesso non è forse molto più aceto che vino? Autocommiserazione, conflitto, indifferenza?”. IL GIUDIZIO E LA PROMESSA. Riprendendo sempre le parole della Sacra Scrittura, il Papa ha quindi lanciato un monito: “La minaccia di giudizio riguarda anche noi, la Chiesa in Europa, l’Europa e l’Occidente in generale”. “Anche a noi può essere tolta la luce, e facciamo bene se lasciamo risuonare questo monito in tutta la serietà nella nostra anima”. “A questo punto ha aggiunto il Papa sorge in noi la domanda: Ma non c’è nessuna promessa, nessuna parola di conforto nella lettura e nella pagina evangelica di oggi? È la minaccia l’ultima parola? No! La promessa c’è, ed è essa l’ultima, l’essenziale parola”.
“Dio non fallisce ha assicurato Benedetto XVI -. Alla fine Egli vince, vince l’amore”. Al termine dell’omelia, il Santo Padre si è rivolto ai padri sinodali con una richiesta: “Preghiamo il Signore di donarci la sua grazia, perché nelle tre settimane del Sinodo che stiamo iniziando non soltanto diciamo cose belle sull’Eucaristia, ma soprattutto viviamo della sua forza”. EUCARISTIA, CUORE DELLA EVANGELIZZAZIONE. Al termine della Messa, Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per la recita dell’Angelus. Prima della preghiera mariana, ha dedicato una breve riflessione all’Eucaristia, esortando i fedeli a viverla “in modo sempre nuovo e adeguato ai tempi. L’Eucaristia ha detto il Santo Padre – potrebbe essere considerata anche come una “lente” attraverso la quale verificare continuamente il volto e il cammino della Chiesa”.
Ricordando poi che il prossimo 23 ottobre si celebrerà la Giornata missionaria mondiale, il Papa ha sottolineato la “prospettiva missionaria” del mistero eucaristico: “L’Eucaristia, in effetti, è il centro propulsore dell’intera azione evangelizzatrice della Chiesa, un po’ come il cuore lo è nel corpo umano. Le comunità cristiane senza la celebrazione eucaristica, in cui si alimentano alla duplice mensa della Parola e del Corpo di Cristo, perderebbero la loro autentica natura: solo in quanto “eucaristiche” esse possono trasmettere agli uomini Cristo, e non solamente idee o valori pur nobili e importanti”.
(2 ottobre 2005)