I primi interventi

IL SINODO

EUCARISTIA ED ECUMENISMO. La valenza “fortemente ecumenica” dell’Eucaristia è stata sottolineata da mons. JOSE SARAIVA MARTINS, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. “L’Ut unum sint di Cristo – ha detto il presule – si attua pienamente nell’Eucaristia. Le prime comunità cristiane costituivano un cuore solo e un’anima sola in virtù della partecipazione al banchetto eucaristico”.

“L’Eucaristia, dunque, unendo vitalmente gli uomini a Cristo, li unisce anche tra di loro… Abbatte tutte le barrire culturali e sociali, per fare di tutti coloro che lo ricevono una sola Comunità di fede, di speranza e di amore, per incamminarli verso quell’unità che trova il suo modello e la sua perfezione nell’unità della stessa SS. Trinità”. EUCARISTIA E MIGRANTI. La caduta delle frontiere nazionali, la mescolanza dei popoli e delle razze, il confronto tra le culture, la globalizzazione. Sono gli aspetti che il card. STEPHEN FUMIO HAMAO, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti, ha messo in rilievo. “La Chiesa cattolica – ha detto – non è solo sparsa nei cinque continenti ma è pure in movimento fra di essi e il sacramento dell’Eucaristia le si offre come centro di unificazione, punto di convergenza, dimensione qualificato dell’accoglienza delle diversità nell’unità”. EUCARISTIA E TV. Gli abusi nelle messe trasmesse in tv sono rischiosi, perché vedendoli preti e fedeli finiscono per credere che “sia giustificato violare le norme liturgiche”. L’allarme è stato lanciato da mons. JOHN FOLEY, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. Trasmettere la messa in tv, ha osservato, richiede “grande attenzione al modo” in cui lo si fa ed esiste una consolidata “tradizione” in questo senso.

Ma esistono anche, seppur “occasionalmente”, “celebranti che si discostano dalle norme della Chiesa e questo – ha sottolineato – può disorientare alcuni spettatori, e dare ad alcuni preti e fedeli l’impressione che distaccarsi dalle norme liturgiche sia giustificato, perché così si è visto in televisione”. EUCARISTIA E BELLEZZA. Costruire chiese visibili e riconoscibili sul territorio, e non edifici che sorgono in uno “spazio ibrido che vanifica la percezione del sacro”. Lo ha chiesto mons. RINO FISICHELLA, rettore della Lateranense. Nel suo intervento mons. Fisichella ha insistito sulla necessità di una “educazione alla bellezza che – ha detto – si articola su diversi piani: da parte del celebrante, perché comprenda il valore dell’azione liturgica, dei segni che la compongono e del linguaggio evocativo che posseggono; da parte di quanti hanno la cura della costruzione delle chiese, perché non cedano a creare uno spazio ibrido che vanifica la percezione del sacro”. EUCARESTIA E “QUESTIONE SOCIALE”. La questione sociale è strettamente legata alla vita di fede e alla pratica eucaristica: lo ha detto mons. WILLIAM JOSEPH LEVADA, già arcivescovo di San Francisco e oggi prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Levada ha fatto riferimento al rapporto tra Eucaristia e morale a proposito del voto a coloro che sostengono l’aborto. “In questo caso il cristiano – ha detto – commette peccato votando per tali candidati”.

“L’Eucaristia – ha aggiunto – esige il rispetto della legge di Dio”. Sempre sui temi sociali, l’arcivescovo PEDRO BARRETO JIMENO, del Perù, ha richiamato l’esigenza di una “conversione ecologica” per evitare le catastrofi ambientali che ci minacciano e ha definito la Chiesa una “risorsa di valori” a partire dall’Eucaristia che è il cuore dell’annuncio di salvezza per l’uomo e il mondo. CELEBRAZIONI “IN ATTESA” DEL PRETE. “La Chiesa oggi rischia di disperdere il dono sacramentale dell’Eucaristia per mancanza dei celebranti”: lo ha detto mons. ROBERTO CAMILLERI AZZOPARDI, vescovo di Comayagua in Honduras, citando i dati a volte molto difficili di vari Paesi latino americani. Nella sua diocesi, ad esempio, c’è un prete ogni 16.000 fedeli.

Mons. ADRIANUS SIMONIS vescovo di Utrecht (Olanda), ha esortato i padri sinodali a incoraggiare il servizio liturgico di diaconi e accoliti in “attesa” del prete, e non – come comunemente si usa dire – in sua “assenza”, perché ciò farebbe pensare a una celebrazione anomala, non accettata dalla Chiesa. Inoltre ha aggiunto che la sola celebrazione della Parola, senza l’Eucarestia, configurerebbe un momento liturgico simile a quelli delle Chiese protestanti.

Anche mons. JUAN SANDOVAL INIGUEZ, arcivescovo di Guadalajara in Messico, ha toccato il tema dei laici che distribuiscono l’Eucarestia, collegandolo al rischio di confusione nei fedeli. Per evitarlo, ha sottolineato, è meglio puntare alla dizione “in attesa del prete”.

(04 ottobre 2005)