IL SINODO
“Il Sinodo dei vescovi ha compiuto quarant’anni. Paolo VI lo ha annunciato nella sua allocuzione all’inizio dell’ultima sessione del Concilio Vaticano II e lo istituì con il motu proprio Apostolica sollicitudo del 15 settembre 1965. Da allora, esso è ormai entrato nella vita della Chiesa cattolica come un organismo vivo che esprime, qualifica e anima la vita della Chiesa”.
Ha esordito così, sabato 8 ottobre, al termine della prima delle tre settimane dei lavori sinodali, il card. JOZEF TOMKO, presidente del Pontificio Comitato per i Congressi eucaristici internazionali, inaugurando la speciale Congregazione generale per la commemorazione del 40° anniversario dell’istituzione del Sinodo con una riflessione sui suoi aspetti teologici.
“Espressione privilegiata della collegialità episcopale” lo ha definito il segretario generale mons NIKOLA ETEROVIC, fornendo alcuni dati statistici. Ventuno le assemblee sinodali finora celebrate; tra queste sono state undici le assemblee generali ordinarie, compresa quella attualmente in corso presieduta da Benedetto XVI. Quattro di esse sono state presiedute da Paolo VI e sei da Giovanni Paolo II. Risultato delle esperienze sinodali sono state, tra l’altro, otto esortazioni apostoliche post-sinodali, e sei esortazioni apostoliche post-sinodali delle assemblee speciali. COMUNIONE E COLLEGIALITÀ. “Come si colloca l’istituzione del Sinodo dei vescovi nella Chiesa?” si è chiesto il card. Tomko ricordando la definizione di Paolo VI di “uno speciale consiglio permanente di sacri pastori” e citandone i riferimenti dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium e dalla Nota explicativa praevia. “Giovanni Paolo II – ha proseguito il porporato – trova la fondazione teologica del Sinodo dei vescovi remotamente nell’unità della Chiesa che si esprime concretamente e dinamicamente nella vita di comunione tra le singole Chiese locali, e di collegialità tra tutti i vescovi, incluso in particolare quello di Roma”.
Una collegialità espressa “dal Sinodo in maniera intensa seppur non uguale a quella realizzata dal Concilio”. Sembra infatti “fuori misura supporre che 200 vescovi possano obbligare con le loro deliberazioni 4.700 vescovi e più di un miliardo di cattolici, senza che un tale potere venga loro delegato da colui che è il principio dell’unità nella Chiesa, cioè dal Papa”, rimarca il card. Tomko, precisando che “i vescovi rappresentano l’episcopato cattolico del mondo in maniera morale e manifestativa e il loro voto è per sé consultivo, potendo diventare deliberativo soltanto per delega del Romano Pontefice”. UN CUORE. “Il Sinodo è come un cuore – ha concluso il card. Tomko – che raccoglie nelle e dalle comunità del corpo ecclesiale i suggerimenti e le esperienze” delle “Chiese particolari del mondo, appunto come il cuore aspira dalle membra il sangue consumato per ossigenarlo e rimandarlo come fonte di nuove energie nelle membra. Così pure nelle assemblee generali e nei circoli si opera il discernimento evangelico delle esperienze ecclesiali alla luce della fede, e nello spirito della comunione si formulano le direttive che, con l’autorità del Papa” vengono “rifuse come sangue ossigenato verso le Chiese particolari”.
“Esso rende possibile che i grandi problemi della vita della Chiesa e del mondo vengano affrontati in un ambiente dove tutti hanno la possibilità di esprimere il proprio pensiero. E questo contribuisce al consolidamento dell’unità dei vescovi intorno al Romano Pontefice”. Così il card. PETER ERDO, arcivescovo di Budapest, intervenuto sugli aspetti giuridici del Sinodo. “Tutti – ha proseguito – hanno anche la possibilità di conoscere la posizione della Santa Sede e del successore di Pietro, e possono scambiare opinioni con gli altri vescovi. L’esperienza maturata in quarant’anni dimostra che il Sinodo è uno strumento utile che ha reso grandi servizi al rafforzamento della comunione della Chiesa e nel miglioramento dell’esercizio del ministero pastorale”. ESORTAZIONI E “CONSIGLI”. Quanto alle “esortazioni apostoliche post-sinodali”, “alcuni – ha osservato – si lamentano della lunghezza di questi documenti”, problema “piuttosto generale nella cultura occidentale” dove “il pubblico legge meno”. Al presule, tuttavia, “sembra necessario cercare anche altre forme appropriate perché la voce del Papa e dei vescovi arrivi ai sacerdoti e ai fedeli del mondo”.
Riguardo ai “consigli sinodali in materia disciplinare”, sembrano possibili anche “altri generi di documenti con carattere giuridico-normativo, nei quali il Sommo Pontefice, dopo consultazioni così importanti coi vescovi, aiuta le Chiese particolari nel risolvere i loro problemi disciplinari in unione con la Chiesa universale. Non si tratterebbe qui di una forma collettiva della legislazione – ha precisato il card. Erdo – ma di un modo sfumato di approccio della realtà”.
Il presule si è quindi soffermato sulle “assemblee speciali o particolari, specialmente quelle continentali”, che “sembrano diventare ormai regolari. Dato che il Sinodo non rappresenta giuridicamente l’intero collegio dei vescovi, anche questa nuova forma risponde bene alla sua natura. L’insieme delle Chiese particolari di un continente – ha concluso il cardinale – comincia a formare ormai ovunque una realtà speciale di grande importanza pastorale”.
(08 ottobre 2005)