IL SINODO
L’Eucaristia come “fonte e culmine” della vita cristiana va proposta e “insegnata” ai fedeli, in particolare ai giovani delle moderne società secolarizzate. È un compito delle parrocchie, ma anche delle famiglie e dei laici in senso ampio. Qui di seguito alcuni interventi al Sinodo, in questa direzione. CIÒ CHE MANCA VERAMENTE. “Oggi si parla di perdita del senso del peccato” ha ricordato mons. FELIX LAZARO MARTINEZ, vescovo di Ponce in Porto Rico, ma, riferendosi in particolare ai giovani e al loro desiderio di formazione profonda, “a mio parere si soffre di mancanza di catechesi”. La tesi del vescovo è che “c’è l’urgenza di una catechesi che metta in evidenza il legame fra l’Eucaristia e la costruzione di una società giusta”. Ciò si può realizzare a partire dai giovani, dei quali “occorre sottolineare maggiormente l’importanza e ciò che da loro ci si attende”.
“Ho l’impressione ha proseguito che non si stia facendo una catechesi solida e profonda”. Ciò può spiegare, tra l’altro, “anche la facilità e il perché alcuni dei nostri fedeli entrano in altre denominazioni o sètte religiose”. Sulla stessa linea anche l’intervento di mons. ALAIN HAREL, vicario apostolico di Rodrigues (Maurizio), che ha puntato su un aspetto educativo dell’Eucaristia con queste parole: “Le nostre comunità hanno bisogno di sviluppare alcuni valori evangelici come la gratitudine, la gratuità, la ricerca del senso, il gusto della bellezza, del silenzio e dell’interiorità. C’è da fare un lavoro di rinnovamento culturale, legato al Vangelo, affinché i fedeli, soprattutto i giovani, vengano più facilmente ad abbeverarsi alla fonte viva dell’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana”. DIFFONDARE A EST LA DEVOZIONE EUCARISTICA. “Unione Eucaristica Slovena”: questo il progetto lanciato nel Paese balcanico e presentato al Sinodo da mons. ANDREJ GLAVAN, ausiliare di Ljubliana, capitale della Slovenia. Si tratta di un percorso pastorale che riguarda le parrocchie, al cui interno vengono promosse “comunità eucaristiche di base, cioè ha detto mons. Glavan di adoratori del Santissimo Sacramento”.
Ciascuna comunità parrocchiale si collegherà “in rete interparrocchiale”, creando un tessuto forte e radicato sul territorio. L’aspetto educativo e formativo di questa esperienza è legato al fatto che, come ha ricordato lo stesso vescovo, “vi sono invitati in modo particolare i giovani e anche i ragazzi” e che “la rinnovata vita eucaristica” punta a un “rinnovamento delle famiglie”, favorendo occasioni di testimonianza e annuncio “nell’impegno per la pace e per l’unità, nella solidarietà verso tutti, in particolare verso le persone che soffrono e sono sole”. ATTENDERE IL “DONO” CON UMILTÀ. “Ringraziamo Dio perché i cattolici nelle Filippine, specialmente i bambini e i giovani, ancora apprezzano l’Eucaristia e l’adorazione”: lo ha detto mons. LUIS ANTONIO TAGLE, vescovo di Imus nell’arcipelago del Sud-Est asiatico. La diffusa fede cattolica e la forte pratica religiosa costituiscono tratti caratteristici del Paese, anche se nota il vescovo “abbiamo sacerdoti, ma non a sufficienza per la numerosa popolazione cattolica. Alcune comunità non hanno accesso regolare all’Eucaristia”. L’EUCARESTIA IN AFRICA “EDUCA” I GIOVANI ALLA FEDE. “Un’atmosfera di benevolenza molto favorevole all’Eucaristia” è quella che si vive, in questi tempi, nel Paese africano del Benin, con evidenti e positive ripercussioni sui giovani, le famiglie, l’educazione e le vocazioni (ci sono 500 seminaristi adulti): ne ha parlato al Sinodo mons. PAUL KOUASSIVI VIEIRA, vescovo di Djougou. “In una cultura tradizionale che conosce la pratica del sangue ha detto con cui due o più persone stringono un’alleanza a vita, non possiamo che sottolineare queste dimensione dell’alleanza fra Cristo e l’uomo, fra il Cristo e il suo popolo”.
“Sul piano della catechesi e della formazione ha poi aggiunto questa dimensione dell’alleanza ci aiuta a non ridurre l’Eucaristia a un semplice rito, ma a fare di essa un’alleanza che vuole permeare con le sue implicazioni ogni campo della vita umana”. Secondo mons. Vieira, la dimensione dell'”alleanza” contribuisce anche “a vivere il precetto domenicale con amore più intenso senza farne un peso, ma piuttosto una necessità naturale dell’alleanza”.
(13 ottobre 2005)