IL SINODO
La richiesta di un intervento del Papa sui temi nuovi della “pace nella carità, la militanza per la pace, il giusto rapporto tra Eucaristia e pace, la spiritualità della pace”, i racconti dei vescovi provenienti dalle zone di guerra e povertà, l’atteggiamento della Chiesa nei confronti della globalizzazione e del terrorismo. Sono alcuni temi e proposte emerse al Sinodo. EUCARESTIA E PACE. Il Sinodo potrebbe proporre al Santo Padre “di rendere pubblico un intervento organico, frutto del suo alto magistero, sui temi nuovi che riguardano la pace nella carità, la militanza per la pace, il giusto rapporto tra Eucaristia e pace, la spiritualità della pace”. E’ la proposta del card. RENATO RAFFAELE MARTINO, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che ha suggerito anche di “approfondire il profondo legame tra Eucaristia e carità”.
Si è riferito, in particolare, alla “drammatica situazione di estrema povertà che attanaglia milioni e milioni di uomini e di donne ed interi popoli, nonostante la ricchezza continui a crescere nel nostro pianeta globalizzato, situazione che assume, al giorno d’oggi, le proporzioni di una vera e propria questione sociale mondiale”. Il card. Martino ha precisato che “mettere in risalto il rapporto tra Eucaristia e carità sociale e politica non significa proporre indebite politicizzazioni delle nostre Eucaristie, ma piuttosto di favorire la piena verità del mistero eucaristico in tutta la sua inesauribile ricchezza capace di ispirare e promuovere anche la dimensione sociale e politica della carità”. GUERRE, POVERTÀ E INGIUSTIZIE SOCIALI. In Congo, ad esempio, la popolazione vive “le frustrazioni per le ingiustizie e disuguaglianze sociali è l’amara denuncia di mons. NESTOR NGOY KATAHWA, vescovo di Kolwezi – i rancori perché si vive in estrema povertà su un suolo e sottosuolo estremamente ricchi ma scandalosamente sfruttati per il benessere degli altri, le guerre che vengono imposte e che comportano distruzione e allontanamento forzato, gli sconvolgimenti dovuti agli odi tribali ed etnici”.
Mons. FRÈDERIC RUBWEJANGA, vescovo di Kibungo (Rwanda) ha ricordato invece il terribile genocidio del ’94 e l’appello che fece allora Giovanni Paolo II, mentre “la comunità internazionale esitava a parlare di genocidio per non dover intervenire”. Il problema attuale, ha spiegato, è “celebrare ancora l’Eucarestia nelle chiese profanate” dai delitti e dagli orrori che vi sono stati commessi all’interno, con pareri contrari in proposito. “Con la dovuta delicatezza ha precisato mons. Rubwejanga abbiamo fatto capire ai fedeli che la celebrazione eucaristica, anziché rompere il lutto, lo sostiene e lo rischiara. Perché celebrando la morte dell’innocente Gesù si arriva al dramma degli innocenti che lì sono morti”. Così “le celebrazioni oggi sono riprese progressivamente e sono diventate più importanti di prima”.
Lo sfruttamento minerario del Guatemala è stato posto in evidenza invece da mons. GABRIEL P.RODRÌGUEZ, vescovo titolare di Succuba e vicario apostolico di Izabal: “In questo campo sono state concesse molte licenze a imprese di Paesi sviluppati che non garantiscono la tutela dell’ambiente, non rispettano i diritti delle comunità indigene, non assicurano una giusta distribuzione dei profitti, dando appena l’uno per cento come regalia”. GLOBALIZZAZIONE. “La globalizzazione economica e il libero mercato fanno in modo che nel mondo ci sia sempre meno spazio per lo spirito di sacrificio”: è stata la denuncia di mons. EDWARD OZOROWSKI, vescovo titolare di Bitetto, ausiliare di Biasystok (Polonia).
“L’essere umano ha detto è trattato spesso come una merce o come un materiale da esaminare. Si cessa di vederlo come un bene prezioso in se stesso, con la conseguente disumanizzazione dei rapporti interpersonali. A queste pressioni finiscono per cedere anche i cristiani. Essi cercano una religione facile, comoda, senza precetti e senza croce”. TERRORISMO. Facendo riferimento all’ Instrumentum Laboris lo statunitense mons. CYRILLE SALIM BUSTROS, della Società dei missionari di San Paolo, arcivescovo di Newton dei Greco-Melkiti (Usa) ha fatto notare che, a proposito di violenza e terrorismo “ciò che manca nel testo è il chiarimento del legame tra il nuovo comandamento e la vittoria sulla violenza: perché Gesù ha vinto la violenza e il terrorismo amando i suoi nemici, perdonandoli e pregando per quelli che l’hanno messo a morte”.
In una cultura “segnata dall’odio e dal terrorismo gli ha fatto eco mons. JUAN FRANCISCO SARASTI JARAMILLO, arcivescovo di Cali (Colombia) citando l’11 settembre, l’11 marzo, gli attentati a Londra l’Eucarestia è la possibilità permanente di riconciliarsi con Dio e con i fratelli ed è l’invito a riconciliarci tra noi prima di rendere culto al Signore”.
(13 ottobre 2005)