IL SINODO
L’XI assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata al tema dell’Eucaristia, entra nella fase finale. I retroscena, le voci, le manifestazione di affetto ma anche la condivisione di difficoltà. Succedono molte cose a margine di un Sinodo dei vescovi. Moltissime rimarranno solo nel cuore e nella mente di chi vi ha partecipato. Alcune invece sono trapelate.
SCAMBIO DI DONI. Ovviamente, il più… “consistente” è stato dato al Papa. Si tratta della prima copia dell’ Enchiridion del Sinodo dei vescovi. L’opera raccoglie in ben 2.800 pagine tutti i documenti sinodali dal 1965 al 1988, in latino e in italiano. Una copia del volume è stata consegnata anche a tutti i partecipanti al Sinodo.
Benedetto XVI ha poi offerto un dono speciale a tutti i padri sinodali: un anello raffigurante un pellicano. Questo volatile alimenta i piccoli con il cibo che preleva col becco dalla sacca di pelle sul petto. Antiche leggende hanno immaginato che il pellicano, in caso di necessità, nutra i piccoli con la sua stessa carne. Proprio per questo, la tradizione cristiana, a partire dal Medioevo, utilizzava il pellicano come simbolo eucaristico.
BRIEFING e “BOLLETTINI”. Tutti i giorni, intorno alle ore 13, divisi in gruppi linguistici, (italiano, inglese, francese, spagnolo e tedesco). Il “briefing” si chiama così una conversazione informale con i giornalisti – è stato l’appuntamento quotidiano dei giornalisti incaricati di seguire i lavori sinodali: un portavoce aggiornava sull’andamento e i contenuti delle discussioni libere dei vescovi in aula. Per il gruppo italiano c’era don GIORGIO COSTANTINO, della Conferenza episcopale calabra.
Ad un certo punto, è subentrata la regola di informare la stampa dei contenuti degli interventi ma di mantenere nell’anonimato il nome dei vescovi che li avevano pronunciati, salvo in qualche caso svelarne la provenienza geografica. Sud America, Asia, Europa… e così via. È quindi scattata tra i giornalisti l’impresa più interessante: capire dal tono dell’intervento ma soprattutto dal contesto da cui nasceva, il nome del presule. Altro canale di informazione, i ricercatissimi “bollettini”: una media di 15 pagine, ogni giorno, con la sintesi di tutti gli interventi.
IL “MISTERO” DELLE 50 PROPOSIZIONI. Ufficialmente si è detto che sono 50 le proposizioni che i padri sinodali hanno raccolto dopo due settimane di lavoro del Sinodo. Discusse nei circoli minori, emendate e approvate con votazione in aula, sono consegnate al Papa come risultato del lavoro sinodale. Si sa anche che le 50 proposizioni sono una sintesi delle 280 presentate dai “circoli minori” e che dopo una prima analisi, sono state ridotte a 120 e, dopo una ulteriore scrematura si è arrivati al numero di 50.
Fino ad oggi, l’elenco finale delle proposizioni è “sotto segreto” e anche se non è prassi, non è escluso che il testo possa essere pubblicato. Ovviamente c’è stato chi ha infranto il vincolo del segreto. È stata la Catholic News Service, l’agenzia di stampa collegata con la Conferenza episcopale americana, che per prima ha anticipato sul web gran parte delle 50 proposizioni.
CONFESSIONI. “Se vogliamo veramente rinnovare la vita spirituale del popolo, ci è consentito lasciare il confessionale solo dopo che l’ultimo penitente ha ricevuto il perdono”. Un forte invito a riscoprire la centralità del sacramento della Penitenza è venuto il 12 ottobre, durante la dodicesima Congregazione generale, dal card. JANIS PUJATS, arcivescovo di Riga, in Lettonia, che ha dato anche precise indicazioni sulle modalità: “Il luogo migliore per la Confessione dei fedeli è il confessionale, collocato in chiesa e costruito con una grata fissa tra il confessore e il penitente”.
Quanto ai tempi, per il porporato, “è opportuno riservare ogni giorno un tempo alla Confessione, in ore prestabilite, in particolare prima della Messa”, facendo “ogni altro sforzo pastorale” per favorire l’accesso dei fedeli al sacramento ed “eliminare l’abuso di accedere alla Comunione” senza avervi fatto prima ricorso.
SCOMPAIONO LE OFFERTE? “Se nessuno più ne parla e ne espone le ragioni e il valore”, anche la prassi dell’offerta fatta dai fedeli per la celebrazione della Messa “è destinata a consumarsi”. Così il card. ATTILIO NICORA, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), intervenendo al Sinodo dei vescovi.
L'”antica prassi” delle offerte, ha ammesso il porporato, “è esposta a rischi e ambiguità”: di qui la necessità della “vigilanza dei pastori” e della “rigorosa correttezza da parte dei sacerdoti nel rispetto della volontà degli offerenti”. “L’antidoto migliore contro tali rischi – ha affermato Nicora – resta la formazione delle coscienze”.
“SIAMO SOLI? C’È VITA IN ALTRI PIANETI?” Queste, per mons. CHRISTOPHER HENRY TOOHEY, vescovo di Wilcannia-Forbes, le domande che si pone oggi “la cultura emergente”. “La cultura contemporanea – ha aggiunto il presule intervenendo all’undicesima Congregazione generale del Sinodo (8 ottobre) – nonostante tutta la sua tecnologia e le sue conoscenze specifiche, ha paura di essere abbandonata e sola su un piccolo e fragile pianeta”.
(21 ottobre 2005)