Il pane per la pace

IL SINODO

Un appello a “quanti governano le Nazioni” perchè “guardino con la dovuta attenzione al bene di tutti” e si facciano “promotori della piena dignità di ogni persona dal concepimento sino alla sua naturale conclusione” è stato rivolto dagli oltre 250 vescovi di tutto il mondo nel “Messaggio del Sinodo dei vescovi al popolo di Dio” reso noto il 22 ottobre alla vigilia della conclusione dell’XI assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, terminata domenica 23 ottobre con una concelebrazione presieduta da Benedetto XVI in piazza San Pietro. Ecco una sintesi del messaggio che ha per titolo “Eucaristia: pane vivo per la pace del mondo”. LE SOFFERENZE DEL MONDO. “Abbiamo preso coscienza – si legge nel messaggio – di situazioni drammatiche e di sofferenze causate dalle guerre, la fame, le differenti forme di terrorismo e di ingiustizia, che colpiscono la vita quotidiana di centinaia di milioni di persone. I diversi focolai di violenza nel Medio Oriente e in Africa ci hanno particolarmente colpito, ma resi anche più sensibili dinnanzi all’oblio di questo continente nell’opinione pubblica mondiale”.

I presuli citano le calamità naturali che “sembrano moltiplicarsi con sempre maggior frequenza” e che “obbligano a guardare con maggior rispetto alla natura e a rinsaldare i vincoli di solidarietà con le popolazioni colpite”. Tutte le sofferenze del mondo “gridano al cospetto di Dio e provocano la coscienza dell’umanità. Questo grido ci interpella”.

I padri sinodali affermano di voler continuare a partecipare “attivamente all’impegno comune nel creare le condizioni durature per un reale progresso dell’intera famiglia umana, dove a nessuno possa mancare il pane quotidiano”. “RISPETTO DEL CARATTERE SACRALE DELLA LITURGIA”. Nel messaggio si afferma che occorre “coltivare i frutti positivi e correggere gli abusi che si sono infiltrati nella pratica” liturgica convinti che il “rispetto del carattere sacrale della liturgia passa per una autentica fedeltà alle norme liturgiche della legittima autorità. Nessuno si consideri padrone della liturgia della Chiesa”. LUCI NELLA VITA EUCARISTICA DELLA CHIESA. Durante i lavori sinodali sono state molte le testimonianze che hanno riferito “fatti positivi che consolano”, si legge nel testo del messaggio.

Tra questi fatti i vescovi citano la rinnovata presa di coscienza circa l’importanza della Messa domenicale, l’aumento delle vocazioni sacerdotali e di vita consacrata in diverse parti del mondo, la “forte” esperienza delle Gmg, le celebrazioni dell’adorazione eucaristica in tutto il mondo, il rinnovamento della catechesi del Battesimo e dell’Eucaristia, il moltiplicarsi di tanti gruppi di ministranti e si augurano che l’anno eucaristico “sia l’inizio e un punto di riferimento per la nuova evangelizzazione dell’umanità, in via di globalizzazione, a partire dall’Eucaristia”. UNITÀ ED ECUMENISMO. Il documento ribadisce l’unità della Chiesa Latina e di quelle Chiese Orientali che riconoscono il primato di Roma nel nome di “una sola fede” e rinnova la “convinzione che la Santa Eucaristia anima e trasforma sia la vita delle nostre Chiese particolari d’Oriente e Occidente sia le molteplici attività umane nei contesti più differenti in cui viviamo”.

Da qui l’invito a pregare perché “venga il giorno della riconciliazione e della piena unità visibile della Chiesa nella celebrazione della Santa Eucaristia”. Un pensiero anche, “come cristiani” è rivolto agli ebrei e musulmani, “discendenti di Abramo”. LIBERTÀ RELIGIOSA. Il Sinodo ringrazia il Signore perchè in molti Paesi dove i sacerdoti erano assenti o confinati nella clandestinità, la Chiesa oggi “può celebrare liberamente i santi Misteri.

La libertà di evangelizzazione e le testimonianze di ritrovato fervore risvegliano poco a poco la fede in zone profondamente scristianizzate. Salutiamo con affetto e incoraggiamo – scrivono i vescovi – quanti soffrono ancora la persecuzione” e preghiamo che “là dove i cristiani sono una minoranza possano celebrare il giorno del Signore in piena libertà”. SFIDE PER UN RINNOVAMENTO EUCARISTICO. I vescovi sono convinti che insieme alle luci ci sono delle ombre e dei problemi nella Chiesa cattolica che comunque non sono stati “elusi” durante il dibattito sinodale: perdita del senso del peccato e la crisi “persistente” nella pratica del sacramento della Penitenza che occorre “riscoprire” perché rappresenta una “conversione e una medicina preziosa” e notano “con interesse” che sempre più giovani praticano la confessione personale dei peccati per ricevere “degnamente la Santa Comunione”.

I Padri sinodali sono preoccupati anche per la mancanza di presbiteri per la celebrazione dell’Eucaristia domenicale: questo “ci invita a pregare e a promuovere più attivamente la pastorale per le vocazioni sacerdotali”. Tra le sfide i padri sinodali citano anche la “tristezza” di quanti non possono accedere alla comunione a causa della loro situazione familiare come i divorziati risposati.

I vescovi ribadiscono che, “pur non potendo condividere la loro scelta, non sono esclusi dalla vita della Chiesa”. I padri invitano poi famiglie, pastori e catechisti a contrastare la scristianizzazione della società per aprire “un grande cantiere di evangelizzazione e di educazione alla fede”.

(22 ottobre 2005)