IL SINODO
C’è un’esplosione di gioia profonda ma anche un velo di tristezza nel messaggio che i padri sinodali hanno diffuso a conclusione dei loro lavori. La gioia è quella che l’Eucaristia comunica con il suo contenuto: “Dio stesso che si dona a noi e ci offre la gioia di amare come Lui”.
Una gioia che i membri del Sinodo hanno sperimentato constatando come la fede nell’Eucaristia trasformi e unisca la Chiesa nei cinque continenti, nonostante le differenze di riti e di tradizioni.
La tristezza, invece, viene dalla sofferenza del pianeta, che del pane della vita e della dignità è troppo spesso privato. Cosa sta diventando il villaggio globale del nostro mondo? Si chiede l’assemblea dei vescovi, la cui voce ha fatto risuonare nel cuore della Chiesa il grido dell’umanità oppressa.
“Abbiamo portato questa sofferenza e questi problemi nella celebrazione e adorazione eucaristica”, scrivono al termine dell’esperienza sinodale.
Non solo. C’è un’altra amarezza che conoscono bene e non dimenticano: è la tristezza di quanti non possono accedere alla comunione sacramentale per una situazione familiare “non conforme al comandamento del Signore”.
“Pur non potendo condividere la loro scelta ribadiscono i padri sinodali, confermando la prassi attuale riaffermiamo che essi non sono esclusi dalla vita della Chiesa”. Nessuna novità per i divorziati risposati, hanno commentato molti giornali, con un pizzico di malignità.
È vero, comunque sia: come sempre, la Chiesa continua a testimoniare la verità sull’uomo insegnata da Gesù senza chiudere le braccia a nessuno.
Questi vescovi che discutono di tutto e con grande libertà, che rendono subito pubbliche le loro proposte e si ritagliano anche un po’ di tempo per il film su San Pietro hanno dato una bella immagine della Chiesa e una lezione di stile. Lo stesso ha fatto Papa Benedetto XVI, il primo ad ascoltare tutti, a dare spazio agli interventi spontanei, a volere la trasparenza.
Aprendo i lavori, il 2 ottobre, aveva pregato affinché nel Sinodo “non soltanto diciamo cose belle sull’Eucaristia, ma soprattutto viviamo della sua forza”.
E così è stato: tre settimane di preghiera e di riflessione, di scambi e testimonianze sulla vita della Chiesa a ogni latitudine hanno portato lo riconoscono gli stessi protagonisti ad “un esame di coscienza pastorale”.
Una discussione aperta e a tutto campo, che si colora di luci ed evidenzia le ombre. Tra le prime, i padri sinodali inseriscono una nuova presa di coscienza dell’importanza della Messa domenicale e il rinnovamento della catechesi.
Tra le sfide, invece, la diminuzione delle confessioni e la pastorale delle vocazioni sacerdotali. Tanto da invitare i fedeli e le comunità ad aprire un “grande cantiere di evangelizzazione e di educazione alla fede”. Frutto dell’esame di coscienza pastorale sulla vita eucaristica della Chiesa sono anche le cinquanta Proposizioni consegnate al Papa per l’Esortazione post-sinodale.
Non mancano le espressioni forti: l’Eucaristia suggeriscono i vescovi è da considerare un punto privilegiato nel dialogo ecumenico; è necessario inoltre tenere le chiese aperte più a lungo per favorire l’adorazione eucaristica, e una maggiore inculturazione della liturgia nei diversi continenti. I padri sinodali invitano a ripensare l’età della Cresima e l’ordine in cui sono celebrati i sacramenti dell’iniziazione cristiana.
E chiedono un Compendio sull’Eucaristia, per chiarire sia gli elementi liturgici e dottrinali sia quelli legati alla catechesi e alla devozione.
Dalla cura delle celebrazioni per cui non mancano suggerimenti concreti, come l’ipotesi di anticipare lo scambio della pace, oggi a ridosso della comunione si passa al “buon servizio” prestato dai mezzi di comunicazione, incluso Internet, e alla “coerenza eucaristica” richiesta ai politici e legislatori cattolici.
Se l’Eucaristia è il cuore della Chiesa, tutto in essa trova una nuova comprensione.
È questo, forse, il principale messaggio che l’assemblea dei vescovi lascia a quanti l’hanno seguita dal di fuori: in quel mistero che vive da duemila anni c’è tutto l’amore di cui abbiamo bisogno per vivere.
Il mondo ha fame di pane e di speranza. Nell’Eucaristia, ci ha ricordato il Sinodo, essi coincidono.
Ernesto Diaco
(24 ottobre 2005)