Presenza nella storia

IL SINODO

Il Sinodo dei vescovi è terminato con una novità: il Papa ha benevolmente deciso di rendere note le Proposizioni dei padri sinodali, che solitamente costituiscono la base per redigere l’Esortazione apostolica.

La scelta è provvidenziale, perché permette a tutti di accostare la ricchezza delle riflessioni emerse, i problemi del momento, i nuovi indirizzi necessari.

E tutto nella unità e nella universalità della Chiesa: i padri parlano a una sola voce per il bene di tutto il popolo di Dio e domandano al Successore di Pietro di confermarli nella fede sul sublime mistero dell’Eucaristia nella vita e nella missione della Chiesa con un documento specifico.

L’assemblea sinodale ha ricordato con gratitudine il benefico influsso che la riforma liturgica attuata a partire dal Concilio Vaticano II ha avuto per la vita della Chiesa. Essa ha messo in evidenza la bellezza dell’azione eucaristica che splende nel rito liturgico.

Abusi si sono verificati nel passato, non mancano neppure oggi anche se sono alquanto diminuiti. Tuttavia simili episodi non possono oscurare la bontà e la validità della riforma, che contiene ancora ricchezze non pienamente esplorate; piuttosto urgono a una maggior attenzione nei confronti dell’arte di celebrare da cui viene pienamente favorita la fruttuosa partecipazione.

Questa nasce dalla comprensione del significato del mistero pasquale. Istituendo l’Eucaristia Gesù ha dato vita a una novità radicale: ha compiuto in se stesso la nuova ed eterna alleanza.

Nel contesto della cena rituale ebraica, che concentra nel memoriale l’evento passato della liberazione dall’Egitto, la sua rilevanza presente e la promessa futura, Gesù inserisce il dono totale di sé.

Il vero Agnello immolato si è sacrificato una volta per tutte nel mistero pasquale ed è in grado di liberare per sempre l’uomo dal peccato e dalle tenebre della morte.

Il Signore stesso ci ha offerto gli elementi essenziali del “culto nuovo”.

La Chiesa, in quanto sposa e guidata dallo Spirito Santo, è chiamata a celebrare il convito eucaristico giorno dopo giorno “in memoria di lui”.

Inscrive il sacrificio redentore del suo Sposo nella storia e lo rende presente sacramentalmente in tutte le culture. Questo “grande mistero” è celebrato nelle forme liturgiche che la Chiesa, illuminata dallo Spirito Santo, sviluppa così nel tempo e nello spazio.

Nella celebrazione dell’Eucaristia Gesù, sostanzialmente presente, ci introduce tramite il suo Spirito nella Pasqua: passiamo dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, dalla tristezza alla gioia. La celebrazione dell’Eucaristia rafforza in noi questo dinamismo pasquale e consolida la nostra identità.

Con Cristo possiamo vincere l’odio con l’amore, la violenza con la pace, la superbia con l’umiltà, l’egoismo con la generosità, la discordia con la riconciliazione, la disperazione con la speranza.

Uniti a Gesù Cristo morto e risorto possiamo ogni giorno portare la sua croce e seguirlo, in vista della risurrezione della carne, sull’esempio dei martiri antichi e dei nostri giorni.

L’Eucaristia come mistero pasquale è pegno della gloria futura e da essa già nasce la trasformazione escatologica del mondo. Celebrando l’Eucaristia anticipiamo questa gioia nella grande comunione dei santi.

La Chiesa accoglie, adora, celebra questo dono in trepida e fedele obbedienza, senza arrogarsi alcun potere di disponibilità, se non quelli che Gesù le ha affidato perché il rito sacramentale si eserciti nella storia.

Ecco allora alcune attenzioni: all’adorazione eucaristica, comune alla Chiesa latina quanto a quelle orientali; al sacramento della Riconciliazione, che rinnova l’uomo interiormente e gli dona lo stato di grazia; al legame tra l’Eucaristia, che esprime l’amore di Gesù Cristo per la Chiesa, e il Matrimonio cristiano che rende gli sposi capaci di vivre l’amore sponsale di Cristo; alla cura per le vocazioni al presbiterato, così da volgere gli occhi al Signore e chiedergli di mandare nuovi operai nella sua messe; al Battesimo e alla Confermazione, che con l’Eucaristia introducono il credente nella vita cristiana.

Tutte queste attenzioni richiedono un impegno particolare nella catechesi, intesa come formazione permanente, e nella mistagogia, che insiste sull’esperienza dei riti celebrati, dei segni sacramentali posti, sulle conseguenze morali per la vita di ogni giorno.

Marco Doldi

(25 ottobre 2005)