Pagina di Vangelo

PENSIERI

Quella di domenica 2 aprile è stata per Benedetto XVI una giornata intensa di ricordi e di preghiera. Prima dell’Angelus ha ricordato la coincidenza cronologica, un anno fa, con “le ultime ore del pellegrinaggio terreno di Giovanni Paolo II, che ha lasciato un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’umanità”.

Il Papa, ammalato, aveva seguito l’ultima Via Crucis dalla sua Cappella privata, tenendo tra le mani una croce. Nel giorno di Pasqua, poi, impartì la benedizione Urbi et Orbi senza poter pronunciare parola, con il solo gesto della mano. “È stata la benedizione – ha fatto notare il Santo Padre – più sofferta e commovente che ci ha lasciato, come estrema testimonianza della sua volontà, di compiere il suo ministero sino alla fine. Giovanni Paolo II è morto così come aveva sempre vissuto, animato dall’indomito coraggio della fede”.

Che cosa ci ha lasciato, si è poi chiesto Benedetto XVI, questo grande Papa, che ha introdotto la Chiesa nel terzo millennio? La sua eredità è immensa, è stata la risposta, ma principalmente ricordiamo di lui le parole.

“Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo”: “Questo indimenticabile appello, Giovanni Paolo II l’ha incarnato con tutta la sua persona e tutta la sua missione di Successore di Pietro… Ha annunciato sempre Cristo, proponendolo a tutti quale risposta alle attese dell’uomo, attese di libertà, di giustizia, di pace. Cristo è il Redentore dell’uomo – amava ripetere – l’unico autentico Salvatore di ogni persona e dell’intero genere umano”.

Il Santo Padre ha voluto poi ricordare come “negli ultimi anni, il Signore lo ha gradualmente spogliato di tutto, per assimilarlo pienamente a Sé. E quando ormai non poteva più viaggiare, e poi nemmeno camminare, e infine neppure parlare, il suo gesto, il suo annuncio si è ridotto all’essenziale: al dono di se stesso fino all’ultimo. La sua morte è stata il compimento di una coerente testimonianza di fede, che ha toccato il cuore di tanti uomini di buona volontà”. Dopo la recita dell’Angelus il Papa ha invitato a pregare per il piccolo Tommaso “barbaramente ucciso” e per tutte le vittime della violenza.

Il giorno della memoria, nel primo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, si è concluso con una veglia di preghiera, promossa dalla diocesi di Roma. Al termine della recita del Rosario, quasi in coincidenza cronologica con l’ora della morte di Giovanni Paolo II, erano le ore 21.37, il Papa ha rivolto la sua parola alle migliaia di pellegrini, convenuti in piazza San Pietro, salutando in modo speciale il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo di Cracovia e per molti anni fedele collaboratore del defunto Pontefice. Ed è stato il cardinale polacco a dire al Papa, nel collegamento televisivo, “grazie per la pagina di Vangelo che ci dona”.

Ancora una volta il Santo Padre si è chiesto come riassumere la vita e la testimonianza del grande Pontefice. Potremmo – ha risposto – utilizzare due parole: “Fedeltà e dedizione, fedeltà totale a Dio e dedizione senza riserve alla propria missione di Pastore della Chiesa universale. Fedeltà e dedizione apparse ancor più convincenti e commoventi negli ultimi mesi, quando ha incarnato in sé ciò che ebbe a scrivere nel 1984 nella Lettera apostolica Salvifici doloris: La sofferenza è presente nel mondo per sprigionare amore, per far nascere opere di amore verso il prossimo, per trasformare tutta la civiltà umana nella civiltà dell’amore”.

“La sua malattia – ha rilevato il Santo Padre – affrontata con coraggio ha reso tutti più attenti al dolore umano, ad ogni dolore fisico e spirituale; ha dato alla sofferenza dignità e valore, testimoniando che l’uomo non vale per la sua efficienza, per il suo apparire, ma per se stesso, perché creato e amato da Dio. Con le parole e i gesti il caro Giovanni Paolo II non si è stancato di indicare al mondo che se l’uomo si lascia abbracciare da Cristo, non mortifica la ricchezza della sua umanità; se a Lui aderisce con tutto il cuore, non gli viene a mancare qualcosa. Al contrario, l’incontro con Cristo rende la nostra vita più appassionante”.

Il Santo Padre si è poi rivolto con un saluto ai fedeli in collegamento dalla Polonia: “Uniamoci in spirito con i polacchi che si sono radunati a Cracovia, a Varsavia e negli altri luoghi per la veglia. È vivo in noi il ricordo di Giovanni Paolo II e non si spegne il senso della sua spirituale presenza. La memoria del particolare amore che nutriva per i suoi connazionali sempre sia per voi la luce sulla via verso Cristo. Rimanete forti nella fede. Vi benedico di cuore”.

Carlo Caviglione

(03 aprile 2006)