RASSEGNA STAMPA
Il sorriso del Padre celeste. Un anno è trascorso dalla morte di Giovanni Paolo II, un “uomo – scrive Vincenzo Rini (La Vita Cattolica, Cremona) – nel quale abbiamo visto l’immagine dell’amore misericordioso di Dio “, ma “la lunga processione verso quel padre” continua senza sosta. Il tempo “non spegne” la sua memoria perché “l’uomo ha bisogno di Dio e, pur in un mondo segnato dal materialismo, ha urgenza di vederlo”: così gli uomini di oggi “pongono la loro fiducia e offrono il loro amore a chi sa presentare l’immagine viva del volto di Dio.
In un mondo in cui i padri sembrano rifiutati e sconfitti, è più forte che mai la nostalgia del Padre. Questo è stato Giovanni Paolo II: il padre terreno che ha mostrato il sorriso e la gioia amorosa del Padre celeste”. In un mondo “pesantemente segnato” da “violenze, ingiustizie, miseria, violazioni della dignità umana”, Giovanni Paolo II è stato “il Papa di tutti, il difensore della dignità umana, il narratore della grandezza incommensurabile di ogni figlio di Dio… del più potente di questa terra come dell’ultimo miserabile che muore sulle strade di Calcutta”. Ecco perché, conclude Rini, il vento che sfogliò il libro del Vangelo alle esequie del Papa, “soffia ancora: perché è portatore di speranza, di verità, di dignità”. Non siamo soli. “L’ultima benedizione, senza parole, alla finestra del Palazzo apostolico; piazza San Pietro invasa dai fedeli, di notte e di giorno; il Vangelo sfogliato dal vento sulla nuda bara di cipresso non sono solo immagini consegnate alla storia. La Pasqua di Giovanni Paolo II, giusto dodici mesi fa, è una pagina della vita di ognuno di noi. E rivedere oggi quei fotogrammi è come ripercorrere un tratto del nostro cammino di fede”: scrive Ernesto Diaco (Corriere Cesenate) chiedendosi quale sia l’eredità di Papa Wojtyla.
“Un anno dopo abbiamo appena iniziato a capirlo”, prosegue Diaco, che riflette: “In questo primo anno trascorso dalla morte di Giovanni Paolo II, si è già aperto il processo di beatificazione: giungono da tutto il mondo segnalazioni di grazie ottenute per sua intercessione”. “L’amore di Cristo – disse il cardinal Ratzinger durante i funerali – fu la forza dominante nel nostro amato Santo Padre; chi lo ha visto pregare, chi lo ha sentito predicare, lo sa”. “Oggi – conclude Diaco – Benedetto XVI si muove nello stesso solco. Non siamo rimasti soli”. Lo sguardo forte. “Ad un anno dalla scomparsa – afferma Vincenzo Tosello (Nuova Scintilla, Chioggia ) , vive nei ricordi di tutti: e già questa è una forma della sua presenza che perdura tra noi. Ma perdurano, ancor più, impronte e orientamenti che egli ha dato alla Chiesa nei ventisette anni di pontificato; perdurano iniziative e Giornate che egli lanciò; perdura la sua linea nel suo successore che si rifà così spesso a lui”.
“Non che abbia ipotecato per sempre il futuro – continua Tosello – ma certamente ha impresso un impulso speciale, la cui forza continua tuttora. Egli è presente anche in quanti lo invocano, in quanti ne meditano, citano e cercano di vivere le innumerevoli parole e il messaggio”.
Per Tosello, Giovanni Paolo II “è spiritualmente presente accanto a noi e partecipe alle nostre celebrazioni, dalla liturgia del cielo. È presente e vivo, infatti, soprattutto in cielo – con tutti i santi da lui proclamati e con tutti coloro che ci hanno preceduto -: è volgendo il pensiero lassù che noi possiamo incrociarne, ma ormai trasfigurato, lo sguardo forte e persuasivo, dolce e amorevole, fiero e schietto, che abbiamo conosciuto quaggiù. Là è anche la nostra meta, il punto di arrivo di ogni uomo e di ogni donna, dove ogni cosa viene trasformata nell’infinito eterno dell’amore di Dio. A che servirebbe, in fondo, commemorare il tempo se non si puntasse all’eterno?”. Il cammino continua. Se ne “è andato, carico di anni e di dolore: emozioni, pensieri, scene che in questo primo anniversario si ripresentano davanti a noi”, osserva Cesare Contarini (La Difesa del Popolo, Padova). Tuttavia, precisa, “il Papa passa, la Chiesa resta: con riconoscenza per quanto ha ricevuto da lui, con il desiderio di onorarlo santo subito rimane la consapevolezza che il cammino continua”.
Per Contarini, “non è giusto dire Il mio Papa resta Karol, questo non m’interessa . Le persone, anche le più grandi e carismatiche, trovano significato compiuto dentro la vita comunitaria, in una successione che autentica la presenza del Cristo pastore nella sua Chiesa”. “La fede – conclude Contarini – è fatta sì di emozioni e relazioni, ma anche di idee, di messaggi spirituali, di insegnamento sociale del magistero: e Giovanni Paolo II, sulla scia del Concilio Vaticano II, ha lasciato un patrimonio incredibile da valorizzare. E tentare di mettere in pratica”.
(31 marzo 2006)