Settimanali diocesani (2)

RASSEGNA STAMPA

“Un anno è poco per capire a fondo la sua figura poliedrica, per realizzare la sua eredità, ne dovranno passare ancora parecchi, ma già se ne intravede la profondità”. È quanto scrive Giovanni Pinna su NUOVO CAMMINO, il settimanale della diocesi di Oristano, che a proposito dell’acclamazione “Santo subito” già durante i suoi funerali e dell’introduzione della causa di beatificazione a tempi di record, una novità assoluta per la storia della Chiesa, osserva: “Chi pensava che quel movimento di folla fosse solo atteggiamento emotivo momentaneo, oggi si rende conto di aver sbagliato previsione. Milioni di persone si mettono ancora in cammino per visitare la sua tomba per trovarsi luce e forza per la vita”.

“Ad un anno da quel pellegrinaggio oceanico che ha accompagnato la morte di Papa Wojtyla – annota Ivan Maffeis su VITA TRENTINA (Trento) – altri muri sono rimasti in piedi. Lo sgretolarsi delle ideologie ha messo a nudo nuove macerie: una polvere d’indifferenza e d’ateismo pratico oggi offusca il primato di Dio anche nella vita di tanti credenti. Per ricostruire, Giovanni Paolo II ha compiuto alcune scelte che già appartengono alla storia, un lascito che non dovremmo stancarci di raccogliere, anche per evitare di innalzare nuove barriere”. Tra queste, il direttore del settimanale elenca il rapporto di Giovanni Paolo II con in giovani, i viaggi apostolici e il dialogo ecumenico e interreligioso. “In un tempo nel quale in molti abbiamo smarrito la capacità di rapportarci in maniera costruttiva con i giovani – argomenta – egli non ha avuto paura di convocarli e additare loro come a ogni età sia possibile vivere la libertà del Vangelo”.

“Era un volto, una voce, un portamento, un essere umano concreto che ha sviluppato la sua metamorfosi corporea davanti agli occhi del mondo”. Così Elio Bromuri su LA VOCE (Perugia), ricordando Giovanni Paolo II “sempre sulla scena, nella forza e nella debolezza, nella gioia e nella passione. Un uomo appassionato. Ha fatto della passione per Cristo la regola normale della sua vita”. Papa Wojtyla, sottolinea ancora Bromuri, “ha rimesso al centro e piantato nel cuore della storia contemporanea il pastorale con il Crocifisso… vessillo levato sulle nazioni al quale non si è stancato di appoggiarsi, aggrapparsi, abbandonarsi fino all’ultimo, fino ad assomigliargli nella morte”. Una presenza “viva nei cuori di molti credenti, che nella buona Notizia da lui annunciata hanno trovato un porto di speranza e in lui un condottiero sicuro e illuminato, anche se esigente”. È il ritratto di Giovanni Paolo II tracciato da Paolo Iannaccone sul settimanale cattolico di Trieste, VITA NUOVA. “Viva – si legge nell’editoriale – in chi ha fatto sua la teologia della tenerezza, comprensiva di un amore che si fa carezza, abbraccio e condivisione di gesti di gioia… Viva nel cuore dei giovani, che da lui si sono sentiti cercati senza secondi fini, per sentirsi rivolgere parole di stima e di grande fiducia, attente alle loro esigenze e ai loro aneliti più profondi, capaci di proporre la santità quale meta alta della loro fede… Viva per gli uomini e le donne di buona volontà. Che di lui hanno saputo apprezzare l’energia e la voce spese anche a costo della vita per il riscatto dell’uomo, di ogni uomo, soprattutto del più debole e del più fragile, di quello vittima del potere e di quello indifeso nel suo diritto più elementare e mai così a rischio come nel nostro tempo: quello alla vita”.

Per Bruno Cescon (IL POPOLO, Concordia-Pordenone), Giovanni Paolo II “doveva far capire Cristo, centro dell’universo, ed è andato a trovare i musulmani in Marocco e a Damasco. Sapeva che il male dei lager era una pianta cresciuta in occidente, e ha varcato il Tevere per entrare nella Sinagoga fino poi ad arrivare a Gerusalemme. Ha invitato la sua Chiesa a chiusura del giubileo: Prendi il largo! nel terzo millennio verso l’estremo Oriente, mentre aveva già incontrato il buddismo e l’induismo”. “Non sempre ha trovato le porte aperte”, ricorda il direttore del settimanale evocando “il volto di due capitali non visitate, Mosca e Pechino”. Nonostante ciò, Papa Wojtyla “ha cercato non solo le altre religioni ma anche le altre Confessioni cristiane”, facendo dell’ecumenismo una delle sue priorità.

“Emozionato e sorridente, sorpreso ma già arrembante… forte, atletico e sportivo”: così lo ricorda, al suo primo apparire, Aldo Maria Valli sul RESEGONE (Lecco). “Tanto si è scritto e si è detto sui record di Papa Wojtyla, prosegue Valli, “ma al di là dei numeri e delle statistiche quel che conta è il contenuto che Giovanni Paolo II ha voluto dare alla sua missione”, affermando che “l’uomo è la via della Chiesa”. “Da questa centralità dell’uomo e dalla sua inalienabile dignità” Papa Wojtyla “ha fatto derivare tutti i suoi gesti e le sue decisioni” fino alla testimonianza finale, “vissuta fino all’ultimo, anche quando non ebbe più la possibilità di far ascoltare la sua voce”.

(05 aprile 2006)