Ciò che più conta

ARTICOLI

In vista del IV Convegno ecclesiale nazionale “Testimoni di Gesù risorto speranza del mondo”, che si terrà a Verona, dal 16 al 20 ottobre, si tiene ad Ancona, dal 9 all’11 marzo, il convegno nazionale Cei per gli Uffici diocesani delle comunicazioni sociali. Tema dell’incontro: “Comunicare speranza”. SIR ha rivolto alcune domande a mons. Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio Cei comunicazioni sociali.

Comunicare speranza: c’è un messaggio particolare da cogliere nel titolo del convegno?

“Più che un convegno quello di Ancona vuole essere un evento di speranza, capace di generare e comunicare speranza. Il convegno che si inserisce, come tappa significativa ed emblematica, nel cammino della Chiesa italiana verso il IV Convegno ecclesiale in programma a Verona, dal 16 al 20 ottobre. Nel percorso di preparazione, l’ambito della comunicazione sociale è interpellato in modo particolare. «I cristiani – si legge nella Traccia di preparazione – devono sentirsi responsabili di fronte ai mondi della comunicazione, dell’educazione e delle scienze, per far sentire la presenza della Chiesa nella società e animare con intelligenza, nel rispetto della loro legittima autonomia, i diversi linguaggi dell’arena pubblica: quello espressivo e quello scientifico, quello comunicativo e quello dell’argomentazione» (n. 11). Per l’esercizio di questa responsabilità non bastano buone intenzione né proclamazione di intenti, serve un discernimento accurato e ampio a cui far seguire orientamenti e scelte”.

Dieci anni da Palermo a Verona: quali i segni più incisivi e promettenti?

“Sono tante le cose fatte in questi dieci anni, ma ciò che conta di più è il cambiamento di mentalità che si evince da tanti piccoli segni. Sotto la spinta propulsiva del progetto culturale, la Chiesa si è fatta più attenta all’impatto culturale dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo. Le scelte concrete di questi anni non sono che l’attuazione progressiva di questo indirizzo fondamentale. Tra queste, comunque sia, devono essere ricordate: la costituzione, a partire dal 2000, della nuova Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali; la scelta di orientare il cammino della Chiesa italiana per questo decennio sul tema Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia; la pubblicazione del documento Comunicazione e Missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa. Oltre ai documenti e agli organismi che sono stati creati, vanno tenuti presenti anche tutti gli sforzi fatti per rinnovare e rilanciare la voce dei cattolici nell’agone mediatico. In particolare, vanno sottolineati l’impegno per una presenza televisiva a carattere nazionale con Sat2000 e la scelta di investire sulle nuove tecnologie, soprattutto Internet, dove sono registrati oltre 10.000 siti promossi e gestiti da cattolici”.

Come si sta sviluppando l’accoglienza al Direttorio sulle comunicazioni sociali e alla figura dell’animatore della cultura e della comunicazione?

“Proprio in occasione del convegno verrà presentata una prima indagine sulla conoscenza e sull’accoglienza del documento Comunicazione e missione nelle diocesi italiane. Da una prima valutazione emerge il grande interesse che il documento ha suscitato nelle nostre comunità e anche al di fuori del circuito ecclesiale. È ancora presto per fare un bilancio sulla sua applicazione, che potrà essere fatto solo fra qualche anno. Attorno alla figura dell’animatore delle comunicazioni sociali e della cultura c’è una discreta mobilitazione sia per la formazione sia per l’avvio di esperienze pilota che lasciano ben sperare. Certamente occorrerà rafforzare le offerte formative per arrivare a proporre tale figura a tutte le comunità parrocchiali”.

Qual é, a suo avviso, il ruolo dei settimanali cattolici locali nell’attuale panorama mediatico?

“I settimanali diocesani, anche di fronte all’avvento delle nuove tecnologie, non hanno affatto esaurito la loro funzione in quanto costituiscono un presidio comunicativo insostituibile. Essi sono radicati sul territorio e hanno la funzione di collegare, in modo organico, la vita ecclesiale con le istanze concrete della vita dei cittadini. Le numerose iniziative di rilancio editoriale e grafico testimoniano, del resto, la determinazione con cui i settimanali stanno perseguendo gli obiettivi di rinnovamento e di adeguamento alle esigenze ecclesiali e culturali emerse in questi anni. Sul piano operativo, sarà necessario sviluppare una maggiore capacità imprenditoriale e valorizzare meglio le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Nella comunicazione della speranza, inoltre, credo che un posto di primo piano spetti ai settimanali cattolici locali che dalla loro nascita hanno saputo intercettare e raccontare la testimonianza coraggiosa e profetica di tanti credenti. E oggi più che mai, in un tempo di globalizzazione e massificazione, occorre raccontare storie e descrivere volti che siano il segno credibile della fede e della speranza cristiana”.

(08 marzo 2006)